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Francesco d'Assisi: l'uomo venuto da un altro mondo. Un libro di Francesco Coniglione

Francesco d'Assisi: l'uomo venuto da un altro mondo. Un libro di Francesco Coniglione

ROMA-ADISTA. Chi è stato davvero il Poverello umbro? Come nel caso di tanti altri protagonisti della storia, siamo condannati a ignorare per sempre le sue vicende biografiche. Dobbiamo accontentarci di un Francesco polivalente, poliedrico, come viene narrato da vari testimoni, più o meno a lui vicini cronologicamente, cercando – con l'intuito e il buon senso – di sfrondare i racconti, per quanto possibile, dalle superfetazioni leggendarie agiografiche. Ma con la consapevolezza che, alla fine, racconteremo un “nostro” Francesco.

Tale consapevolezza sostiene, sin dalle prime pagine, la recente, voluminosa e appassionata, monografia di Francesco Coniglione, L'uomo venuto da un altro mondo. Francesco d'Assisi (Bonanno Editore, Acireale-Roma 2022, pp. 410, euro 35), tesa a privilegiare, rispetto al “Francesco della storia”, la  “storia di Francesco” quale rientrerebbe, per citare Gadamer, nella “storia degli effetti” della sua persona e della sua azione. Chi cerchi una chiave di lettura per trovare il filo conduttore delle 410 pagine lo può trovare a cavallo fra pagina 10 e pagina 11, dove l'autore dichiara di essere interessato a focalizzare l'  “itinerario i perfezionamento interiore” del santo medievale, per il quale «lo svuotamento interiore di sé e la scelta della radicale povertà costituiscono il presupposto per l'accoglimento del tutto, culminando in un nuovo sguardo verso la natura che, appunto nella misura in cui non si perde nelle nebbie di un generico e romantico sentimento di misticismo naturalistico, si converte in un positivo atteggiamento e in una concreta prassi operativa a difesa del Creato».

Coniglione, storico della filosofia di formazione “laica”, tiene a precisare che questa sua chiave interpretativa non deriva da una concessione alle mode ecologiste né, ancor meno, intende sminuire «il forte radicamento di Francesco nella tradizione cristiana» (p. 11) . Vuole soltanto sottolineare che di tale tradizione il “povero cavaliere di Cristo” (F. Cardini)  ha valorizzato «una direzione che va in senso contrario alla fuga dal mondo e al disprezzo della corporeità dell'uomo, atteggiamenti per molto tempo assai diffusi e verso i quali ha operato una decisiva rottura», a ennesima conferma che - secondo l'ironica affermazione di Alano di Lilla a proposito della Bibbia e del magistero ecclesiastico -  ogni «auctoritas ha un naso di cera, cioè lo si può piegare in diversi sensi» (ib.).

Anche se non perseguita ruffianamente, l'attualità del “mito” francescano s'impone spontaneamente: ha infatti «molto da dire all'uomo contemporaneo, di questo mondo, assai versato nello sviluppare le proprie 'competenze' ma parecchio sottodimensionato per quanto riguarda la formazione della sua interiorità, lo sviluppo del suo 'carattere' o, per dirla in modo più laicamente moderno, nella costruzione di una mind che non sia unidimensionalmente concentrata sulle sole capacità tecniche ed operative. […] L'insegnamento di Francesco sembra essere invece a noi assai vicino, non solo per i suoi specifici contenuti legati a una determinata temperie e tradizione, ma soprattutto per aver indicato quell'iter difficilior che è alla base di ogni autentico arricchimento umano, di ogni perfezionamento e sviluppo della mente, di ogni formazione educativa che faccia dell'uomo un essere spiritualmente completo e non un composito centauro, in cui a una raffinata cultura scientifico-ingegneristica si giustappone un rachitico senso morale e umano, schematico, dogmatico, intriso di fondamentalismi fideistici» (pp. 18 – 19).

Presupposto di ogni altra qualità virtuosa è, per Francesco, la povertà: non quella che si subisce involontariamente dalla nascita bensì quella che si sceglie liberamente in modo da poter condividere con i poveri involontari le proprie risorse, materiali e immateriali. La sua è stata definita da Leonardo Boff (qui citato a p. 47) «un'autentica rivoluzione morale: dall'economia dell'elemosina e del regalo, propria ella società dei signori, si passa all'economia della restituzione per diritto».

Anche di questo aspetto peculiare del messaggio francescano, Coniglione non può fare a meno di sottolineare l'attualità, citando in proposito (a p. 46) papa Francesco:

«Se ripetessi alcuni brani delle omelie dei primi Padri della Chiesa, del II o del III secolo, su come si debbano trattare i poveri, ci sarebbe qualcuno ad accusarmi che la mia è un'omelia marxista. «Non è del tuo avere che tu fai dono al povero; tu non fai che rendergli ciò che gli appartiene. Poiché è quel che è dato in comune per l'uso di tutti, ciò che tu ti annetti. La terra è data a tutti, e non solamente ai ricchi». Sono parole di sant'Ambrogio» .

Superfluo aggiungere che sia il Francesco medievale che il Francesco del XXI secolo non hanno ricevuto il consenso che speravano. A proposito del primo dei due, un discepolo – Tommaso da Celano - che lo conobbe personalmente, e ne scrisse due biografie, notò che già  tra i frati sopravvissuti alla morte del fondatore non pochi preferiscono «riposare prima ancora di lavorare […], lavorando più con le mascelle che con le mani» e «senza faticare, si nutrono col sudore dei poveri» (la citazione è qui a p. 52).

La vicenda del secondo Francesco è ancora in corso. Che esito avrà il  suo (forse disperato) tentativo di riavvolgere il nastro a quei secoli iniziali in cui soccorrere un malato o salvare un naufrago erano gesti più urgenti e più rilevanti che fare le pulci ai teologi in dubbio sulla circum-insessione intra-trinitaria o sul divieto dei metodi anticoncezionali?  Dopo tre decenni di governo del duo Wojtyla- Ratzinger, nei quali si sono formati per la maggior parte i preti e i vescovi cattolici, sarà possibile senza rischiare un ennesimo scisma? E se questo scisma non dovesse palesarsi, si avrà, dopo Bergoglio, un papa talmente concentrato - con le scarpette di Prada al piede – sul dilemma se il presbitero operi la transustanziazione oppure la transignificazione dell'ostia, da non aver modo di chiedersi  in quali edifici della City londinese vengano investiti i miliardi donati dai fedeli alla Santa Sede?

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