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Presunti scafisti? 2.750 migranti incarcerati in 10 anni con accuse deboli e scarse tutele

Presunti scafisti? 2.750 migranti incarcerati in 10 anni con accuse deboli e scarse tutele

Nel 2022 sono stati fermati sulle coste italiane e reclusi, in attesa di processo, 264 migranti accusati di “favoreggiamento dell’immigrazione irregolare”. In una nota odierna, il Circolo Arci “Porco Rosso” di Palermo punta il dito sulla «criminalizzazione dei cosiddetti scafisti nel 2022», diffondendo i dati del monitoraggio Dal mare al carcere,

progetto di Arci Porco Rosso e le ong Borderline Sicilia e borderline-europe.

Dei migranti arrestati 75 vengono dall’Egitto, 52 dalla Turchia e 14 dalla Russia. «I dati – spiega il Circolo Arci – sono stati calcolati grazie ad un sistematico monitoraggio della cronaca che l? attivist? portano in avanti da anni».

Il fenomeno, spiega l’Arci di Palermo, coinvolge centinaia di migranti sbarcati sulle coste italiane i quali, con l’accusa (tutta da provare) di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, ai sensi dell’art. 12 del Testo Unico Immigrazione, «affrontano anni, a volte decenni, di carcere. Nonostante le accuse siano spesso debolissime e i processi portati avanti senza le giuste tutele». Un metodo «sistematico», affermal’Arci, che ha condotto in carcere oltre 2.750 persone negli ultimi 10 anni.

L’operatore sociale dell'Arci Richard Braude così racconta: «Riceviamo lettere da detenuti e detenute in tutta Italia. Sono spesso persone che sono scappate da guerre, persone che vogliono costruire un futuro in Europa. Nella stragrande maggioranza di questi processi, le persone sotto accusa hanno poco o nulla a che fare con organizzazioni e gruppi violenti che le persone migranti spesso si trovano ad affrontare durante il viaggio. Più spesso, sono loro ad essere esposti a questi metodi e sfruttati».

È la storia, per esempio, di Ali Farah, «condannato a 30 anni di carcere per un naufragio del 2015», che ancora oggi combatte «per dimostrare la sua innocenza». Ali ha scritto all’associazione: «Hanno fatto quello che volevano, senza leggere le carte. Hanno rubato la mia gioventù senza motivo, e mi hanno condannato senza diritto... se esiste il diritto in Italia».

Secondo l'avvocata Maria Giulia Fava questi processi sono «particolarmente pesanti», condotti spesso «senza la giusta tutela per i diritti delle persone accusate. I testimoni sono solitamente irreperibili e non ci sono indagini approfondite. Ci sono persone che vengono condannate sulla base di dichiarazioni rese da una persone che dopo poco si allontanano dal territorio italiano». E poi, aggiunge la nota, è tutto estremamente complicato per i stranieri: «Non ci sono mediatori, spesso neanche in tribunale»; i detenuti e le detenute subiscono inoltre sofferenze di ogni genere, soprattutto se sono stranieri.

Così chiude la nota del Circolo Arci “Porco Rosso”«Il governo Meloni, come quelli precedenti, si impegna a creare regole che criminalizzano i migranti e gli equipaggi delle navi che soccorrono le persone. Ma se volessero mettere fine alla morte quotidiana nel Mediterraneo, dovrebbero cominciare dalle loro politiche mortali di chiusura ed esternalizzazione delle frontiere. Sono queste politiche che causano morte e violenza, creando le condizioni per cui il pericoloso viaggio nel Mediterraneo è spesso inevitabile. Il governo Italiano ed Europeo dovrebbero partire dal riconoscere le proprie responsabilità, piuttosto che cercare un capro espiatorio tra le persone oppresse da mettere dietro le sbarre».

Vai alla notizia sul sito del Circolo Arci

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