Referendum e "caso Bartolozzi": la denuncia e l'appello di Alfiero Grandi del CDC
Da alcuni giorni il dibattito sul Referendum del 22 e 23 marzo è dominato dalla bagarre politica sull’infelice uscita pubblica di Giusi Bartolozzi (capo gabinetto del ministro Nordio) all'emittente siciliana Telecolor (nel pieno di un talk show ha detto «finché la giustizia non ti “marchia” tu non lo capisci (…); faccio appello a tutti i cittadini che hanno sofferto sulla propria pelle, votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni d’esecuzione», v. video su Repubblica.it)
Sul caso è intervenuto anche Alfiero Grandi (vicepresidente del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale-CDC), con una dichiarazione del 10 marzo dal titolo: “Meloni è in contraddizione con Bartolozzi che ha rivelato che il vero obiettivo è mettere sotto controllo la magistratura”.
Di seguito il testo della dichiarazione:
«Giorgia Meloni è entrata in campo per il Sì nel Referendum ma ha fatto un clamoroso autogoal di logica prima ancora che di merito.
Ha infatti attaccato diverse sentenze ignorando che il governo e la maggioranza finora hanno cercato di dimostrare – senza riuscirci – che le modifiche costituzionali Meloni-Nordio non diminuirebbero autonomia e indipendenza dei giudici. Ci ha pensato la capo di Gabinetto di Nordio, Bartolozzi, a chiarire che l’obiettivo è “togliere di mezzo la magistratura”.
Giorgia Meloni insiste a criticare le sentenze per delegittimare il ruolo dei giudici e in questo modo conferma che il vero obiettivo della controriforma della Costituzione, targata Meloni/Nordio, è proprio mettere in discussione l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati nello svolgere il loro lavoro. Per questo si pretende di dire ai giudici come debbono scrivere le sentenze.
Addirittura, dopo gli scontri di Torino, Giorgia Meloni è arrivata a dettare ai PM l’accusa da imputare (tentato omicidio) agli arrestati, dimenticando che occorre anzitutto dimostrare che siano stati proprio loro a compiere l’aggressione al poliziotto, primo compito dei magistrati.
Silenzio assordante del governo invece sull’iniziativa della Procura di Milano che, su denuncia dei rider appoggiati dalla Cgil di Milano, ha agito contro Glovo e Deliveroo per caporalato e retribuzioni inaccettabili.
Il governo non ha aperto bocca per sostenere i magistrati e soprattutto non sta svolgendo la sua funzione, ad esempio esercitando controlli adeguati, proponendo normative contro il lavoro nero e un salario minimo per qualunque tipo di lavoro, ripulendo la situazione contrattuale da sigle fasulle e contratti di lavoro al ribasso.
Il governo ignora le iniziative dei magistrati che applicano leggi e Costituzione e punta invece a mettere la magistratura sotto il controllo del governo.
Il governo della destra prima ha soggiogato il Parlamento e ora punta a ridurre l’autonomia della magistratura, in sostanza vuole mani libere su tutto.
La legge Meloni-Nordio pretende di cambiare ben 7 articoli della Costituzione per indebolire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.
Il 22/23 marzo occorre votare NO perché è l’ultima possibilità di fermare la controriforma Meloni-Nordio decisa dal governo e imposta al Parlamento che non ha potuto cambiare nulla.
Elettrici ed elettori, respingendo questa legge voluta dal governo della destra, difendono la Costituzione antifascista del 1948 e l’autonomia e l’indipendenza della magistratura».
Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.
Adista è una piccola coop. di giornalisti che dal 1967 vive solo del sostegno di chi la legge e ne apprezza la libertà da ogni potere - ecclesiastico, politico o economico-finanziario - e l'autonomia informativa.
Un contributo, anche solo di un euro, può aiutare a mantenere viva questa originale e pressoché unica finestra di informazione, dialogo, democrazia, partecipazione.
Puoi pagare con paypal o carta di credito, in modo rapido e facilissimo. Basta cliccare qui!
