La crisi energetica sulle spalle dei cittadini: una petizione per tassare gli extra-profitti dei colossi fossili
La crisi incombe, il conto lo pagano cittadini e imprese, i colossi del petrolio e del gas accumulano ingenti profitti. Qualcosa non torna, e il governo lo sa bene, ma non agisce di conseguenza. «Il Governo italiano continua a non voler tassare davvero questi profitti straordinari, anteponendo gli interessi delle aziende energetiche fossili invece di difendere famiglie, lavoratrici e lavoratori, imprese e territori»: così dichiara ReCommon, associazione che – si legge sul sito ufficiale – «lotta contro gli abusi di potere e il saccheggio dei territori per creare spazi di trasformazione nella società, in Italia, in Europa e nel mondo» e che, in questi giorni, ha lanciato online la petizione “Basta extra-profitti: facciamo pagare la crisi ai colossi fossili”.
Secondo l’associazione, la crisi energetica non è inevitabile, ma rappresenta «il risultato della nostra dipendenza dai combustibili fossili», costruita meticolosamente con decenni di politiche che continuano «a puntare su un sistema energetico centralizzato, fragile e speculativo, che concentra ricchezza e potere nelle mani di poche grandi aziende».
I tanto amati petrolio e gas, lungi dal garantire autonomia e sicurezza energetica, «ci espone a crisi internazionali, guerre, speculazioni finanziarie e aumenti incontrollati dei prezzi». Il prezzo di tutto questo, ovviamente, ricade innanzitutto sulle vittime di guerra, ma in secondo luogo sui consumatori finali, il cui potere di acquisto si erode progressivamente, mentre i colossi fossili continuano ad accumulare profitti.
La petizione, che si può firmare sul sito di ReCommon, chiede al governo italiano tre passi fondamentali: «Una vera tassa sugli extra-profitti delle aziende fossili» perché chi guadagna e specula sulla crisi deve «contribuire a pagarne i costi sociali ed economici»; «investimenti immediati in una giusta transizione energetica», destinando il nuovo gettito fiscale a «rinnovabili diffuse e su piccola scala, efficientamento e riqualificazione degli edifici»; infine, la petizione chiede «più autonomia energetica, più giustizia sociale» perché «ridurre la dipendenza dai combustibili fossili significa costruire un sistema energetico più democratico, sicuro ed equo, meno esposto alle speculazioni, meno dipendente dai conflitti e più capace di garantire diritti, stabilità e accesso all'energia».
Firma la petizione di ReCommon
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