Mezzo sì dell'Europa a Meloni: no ai sussidi per l'energia fossile, sì agli investimenti nelle alternative
Si attende per domani 3 giugno la risposta dell’Unione Europea alla richiesta, formulata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del via libera per l’Italia allo sforamento dei paletti del Patto di Stabilità per far fronte alla lunga crisi energetica dovuta al blocco di Hormuz. Una risposta, quella di Bruxelles, che sarebbe positiva ma condizionata all’impegno sulle energie rinnovabili.
Da quanto trapela da Bruxelles, scrive l’Ansa, si aprirebbe alla flessibilità gli investimenti nell’energia all’interno della clausola di salvaguardia che deroga il Patto per gli investimenti nella difesa, a patto che la deroga sia impiegata in investimenti e non in sussidi. I nuovi investimenti dovranno essere mirati e temporanei, e non aumentare la domanda di combustibili fossili, ma rafforzare la resilienza strutturale del sistema energetico europeo e accelerare la transizione dai fossili alle rinnovabili.
Meloni, con una lettera del 18 maggio a Ursula von der Leyen (v. l’integrale in fondo a questo articolo di Euronews del 18/5) ha chiesto in particolare di estendere la National Escape Clause, la clausola di salvaguardia che permette agli Stati membri di derogare temporaneamente al Patto di stabilità per misure straordinarie, senza modificarne i limiti massimi già previsti. La clausola è stata già attivata per le spese riguardanti la difesa (v. programma SAFE), consentendo ai Paesi del blocco di sforare i parametri di Maastricht fino a un massimo dell'1,5 per cento del Pil. L'Italia ha chiesto che lo stesso margine venga applicato alle spese energetiche straordinarie, sottolinea Euronews. E riporta le parole di Meloni nella lettera: «Se consideriamo giustamente la difesa una priorità strategica tale da giustificare l'attivazione della National Escape Clause» all’interno del programma SAFE (Security Action for Europe), si legge nella lettera, «allora dobbiamo avere il coraggio politico di riconoscere che oggi anche la sicurezza energetica è una priorità strategica europea».
La prima risposta giunta alla presidente del Consiglio è stata un categorico “no”, per domani si prevede invece un “sì” per quanto condizionato: ci tiene la UE a mettere i puntini sulle i, perché Meloni chiedeva di estendere la National Escape Clause sì «agli investimenti» ma anche «alle misure straordinarie necessarie per fronteggiare la crisi energetica in corso». E cioè ai sussidi: qui il mezzo probabile sì dell’Europa.
Bonelli: il grande errore di Meoni
Risposta, quella attesa per domani, che Angelo Bonelli, deputato AVS e co-portavoce di Europa Verde, legge come una «dura lezione a Giorgia Meloni» da parte della UE, ovvero come «no alla flessibilità sul Patto di stabilità per bonus energetici e riduzione delle accise, sì agli investimenti nelle energie pulite». Una politica energetica che AVS chiede da «quasi quattro anni: investire nelle rinnovabili per abbassare il prezzo dell’energia». «Lei ha fatto invece l’esatto contrario», afferma Bonelli riferendosi direttamente a Meoni, «puntando a trasformare l’Italia in un hub europeo del gas e condannando famiglie e imprese a pagare tra le bollette più care d’Europa. Giorgia Meloni ha chiesto all’Europa di fare debito per ridurre le accise, senza dire che a pagare saranno gli italiani, mentre ad arricchirsi saranno petrolieri e lobby energetiche».
Bonelli non parla a caso di “quattro anni”. Afferma che «alla fine del 2022 Giorgia Meloni ha tenuto chiusa nel suo cassetto la proposta di Elettricità Futura, l’associazione di Confindustria che riunisce le imprese della green economy, che prevedeva 85 miliardi di investimenti privati per realizzare in tre anni 60 GW di rinnovabili. Se quella proposta fosse stata accolta, oggi ci saremmo liberati dell’acquisto di 15 miliardi di metri cubi di gas, l’equivalente del gas che importiamo da Qatar e Stati Uniti».
Da qui un caldo consiglio alla presidente del governo: «dovrebbe cambiare i suoi consulenti energetici perché oggi, a causa delle sue politiche, le famiglie in povertà energetica sono 2,7 milioni, secondo l’Istat: un numero mai raggiunto prima, che fotografa la crisi economica e sociale prodotta dalle scelte sbagliate del governo. In sintesi, gli italiani sono più poveri, mentre le lobby energetiche realizzano profitti mai visti nella loro storia: oltre 70 miliardi di euro in tre anni».
Segue durissima la stoccata finale: «Giorgia Meloni è così ideologica e per nulla pragmatica – è il giudizio di Bonelli – da non voler accettare la sfida di rendere l’Italia leader in Europa e nel mondo nella produzione di energia rinnovabile, nelle tecnologie connesse, negli accumuli e nel potenziamento della rete elettrica. Avrebbe dovuto battersi in Europa per slegare il prezzo dell’elettricità da quello del gas, tassare gli extraprofitti e sostenere il Green Deal. Invece no: è trumpiana anche su questo, dice no alle politiche per il clima e l’energia e così ha condannato l’Italia all’irrilevanza».
*Foro ritagliata di European Parliament tratta da Flickr
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