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Ucciso in Mozambico mons. Osório Citora, il vescovo che toglieva i sandali per parlare in umiltà

Ucciso in Mozambico mons. Osório Citora, il vescovo che toglieva i sandali per parlare in umiltà

È stato ucciso il 6 giugno nella sua casa a Quelimane, in Mozambico, il vescovo dom Osório Afonso Citora, dei Missionari della Consolata. Un numero imprecisato di individui avrebbe fatto irruzione nella sua residenza colpendolo più volte al torace con armi da fuoco. Non si conosce il motivo di un tale delitto, né chi siano gli assassini. «Osório era uno di noi. Un fratello semplice, sorridente, capace di camminare tra la gente senza difese, con la sola forza della Parola di Dio. Un missionario che non ha mai smesso di credere nella bontà delle persone, nella pace, nella riconciliazione. Un pastore che si è lasciato consumare dal servizio, fino all’ultimo giorno», ha afferma il Superiore Generale dei missionari, p. James Bhola Lengarin, secondo quanto riferisce l’Agenzia Fides (8/6/26). «La sua morte violenta ci interroga, ci ferisce, ci mette in ginocchio. Ma proprio da questo luogo di fragilità nasce anche la nostra forza: la comunione. Siamo una famiglia, e quando uno di noi soffre, tutti soffriamo. Quando uno di noi cade, tutti ci chiniamo per rialzarlo. Quando uno di noi dona la vita, tutti siamo chiamati a rinnovare la nostra. Abbiamo il dovere morale e spirituale – ha proseguito – di desiderare che la verità su quanto accaduto emerga pienamente. La morte di un pastore non può rimanere avvolta nel silenzio o nell’incertezza. La verità è un atto di giustizia verso Osório, verso la sua gente e verso la nostra stessa missione».

La Presidenza dell'Ordine degli Avvocati del Mozambico ha definito il 6 giugno come «un giorno particolarmente buio per la Chiesa cattolica, per i fedeli di tutte le confessioni religiose e per tutti coloro che credono nella dignità della vita umana, nel dialogo e nella convivenza pacifica. Quando una voce di fede, speranza e impegno verso i più vulnerabili viene messa a tacere dalla violenza, non è solo un'istituzione religiosa a essere colpita, ma la coscienza morale stessa della società a subire un duro colpo». «Questo crimine - aggiunge la nosta della Presidenza degli Avvocati - ci ricorda che nessuno è immune. Le ricorrenti notizie di violenza e intolleranza che hanno scosso il Mozambico costituiscono segnali profondamente preoccupanti di un deterioramento della sicurezza pubblica e del tessuto morale della società».

Dolore all’apprendere la notizia è stato espresso da Leone XIV, come dolore e indignazione sono stati espressi dal Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SECAM): in una dichiarazione, rilasciata questo fine settimana, i vescovi africani hanno definito l'atto un "crimine barbarico" e un attacco alla vita, alla dignità umana, alla pace, alla giustizia e alla libertà religiosa.

Fonti locali raggiunte dall’Agenzia Fides rimarcano la crudeltà di un crimine perpetrato senza alcuna possibile motivazione. In un video divulgato dai Missionari della Consolata, ripreso durante l’ultima visita pastorale effettuata dal loro confratello vescovo il 5 giugno, in una delle comunità, si vede don Osório che toglie i sandali per dialogare seduto con i musulmani e si sofferma sull'ultima Nota Pastorale della Conferenza Episcopale del Mozambico (CEM) pubblicata il 13 maggio 2026 (vedi Agenzia Fides 15/5/2026), nella quale i vescovi chiedevano la fine delle violenze a Cabo Delgado, mettendo in guardia dall'estremismo e dalla violenza che affliggono la regione, in particolare contro le comunità cristiane. In quel suo ultimo appello il Vescovo Osório aveva detto esplicitamente rivolgendosi ai convenuti: «Ve lo chiedo: non possiamo mai accettare che la religione ci divida, ma che la religione ci unisca. Non è così? Allora voi pregate e anche noi preghiamo. Questo è il senso della mia visita. Ho detto così: i miei fratelli là vivono con i musulmani. Non c’è un mercato solo per i musulmani, il mercato è per cattolici, cristiani e musulmani. Non è così? L’ospedale è per tutti insieme. Allora ho detto: vado là a parlare con loro, a salutarli e a dire che voglio che preghino per me e che anch’io prego per loro. E tutti noi pregheremo per la pace in Mozambico, pregheremo per il benessere in Mozambico, pregheremo affinché ci sia giustizia in Mozambico. Togliendomi i sandali ho ricordato, quindi, che il nostro Dio ci chiede umiltà, ci chiede di riconoscere che siamo tutti fratelli».

*Foto di Agenzia Fides tratta da Commons Wikimedia, immagine originale e licenza

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