Rete Radié Resch: il mondo è peggiorato, la lotta continua
Sul sito dei Viandanti, Ercole Ongaro (membro storico della Rete Radié Resch) pubblica un articolo che ripercorre la parabola della “Rete Radié Resch”, associazione di solidarietà internazionale nata nel 1963 dall'incontro a Nazareth tra il giornalista Ettore Masina e il prete operaio Paul Gauthier, nel clima di rinnovamento del Concilio Vaticano II. Originariamente focalizzato sul sostegno economico ai palestinesi poveri tramite autotassazione, il movimento ha esteso il proprio raggio d'azione all'America Latina e all'Africa, evolvendo da una dimensione filantropica a una forte vocazione politica, con l’aspirazione a contrastare le cause strutturali dell'ingiustizia globale. Caratterizzata da una struttura non istituzionalizzata, orizzontale e nonviolenta, la Rete ha promosso per decenni controinformazione e cittadinanza planetaria. Oggi affronta le sfide del ricambio generazionale e un clima culturale ostile, ma rivendica il valore della resistenza all'ingiustizia e della condivisione come antidoti alla rassegnazione.
Ongaro elenca i valori fondanti della Rete: «1) La condivisione con i poveri non deve essere “una tantum” ma continua; 2) Mentre si interviene sulle conseguenze dell’ingiustizia che opprime il povero “là”, bisogna voler incidere sui meccanismi dell’ingiustizia che sono “qui”, di cui noi siamo compartecipi; 3) Condizione per ogni cambiamento sociale è fare rete con altri; 4) La solidarietà è finalizzata alla coscientizzazione, nostra e delle comunità verso cui siamo solidali e che lottano per la propria liberazione (contadini senza terra, minoranze sindacali, comunità ecclesiali di base…); 5) Importante è la valenza politica del nostro essere Rete e dei nostri interventi: Gauthier non era un filantropo, voleva innescare un cambiamento in cui i poveri fossero parte attiva; 6) Questo percorso, “nel vento della storia”, è stato praticato senza che la Rete prendesse la strada dell’istituzionalizzazione trasformandosi in “organizzazione non governativa”: ha continuato nella scelta di essere un movimento senza una sede, senza costi di personale, senza gerarchie».
In chiusura, Ongaro ammette che l’associazione ha subito e subisce ancora i grandi cambiamenti di questo tempo, e «che in questi decenni il mondo si è evoluto non secondo i nostri sogni»: pace, giustizia e uguaglianza sono ancora ben lontani dall’affermarsi in tutto il mondo. «Dopo la caduta del muro di Berlino, altri muri sono sorti. Il mondo è più violento, le diseguaglianze accresciute, all’inquinamento si è aggiunto il cambiamento climatico. Abbiamo perso la battaglia: ma non dobbiamo introiettare il senso di sconfitta, che paralizza e spegne l’impegno».
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