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Arretratezza di politiche e di senso civico?

Arretratezza di politiche e di senso civico? "Lavialibera" sulla retromarcia ambientale europea

Lavialibera, periodico dell’associazione antimafie Libera e del Gruppo Abele, pubblica un’inchiesta sul destino del Green Deal europeo «che lentamente si sta dissolvendo sotto i colpi delle lobby industriali e delle destre».

Nel comunicato stampa di presentazione del numero 39 di maggio-giugno 2026, diramato dal Gruppo Abele, si racconta il dietrofront segnato dal secondo mandato di Ursula von der Leyen alla Commissione Europea: per esempio, due incontri su tre degli oltre 27mila tenutisi dall’avvio di questo secondo mandato «hanno coinvolto aziende o associazioni industriali e commerciali», mentre «solo il 15 per cento organizzazioni non governative e meno del 5 per cento sindacati e ordini professionali». Non solo: «Dei 37 incontri sulle direttive sulla sostenibilità, 36 sono stati con aziende, nessuno con organizzazioni della società civile».

Si legge nella nota che negli ultimi 40 anni il cambiamento climatico e l’inquinamento hanno provocato la morte di 250mila persone nel continente europeo. Eppure il 2025 segna un arretramento senza precedenti sulle politiche ambientali, provocato dall’accresciuta influenza delle destre negazioniste e delle lobby industriali.

Fuori dal vecchio continente una speranza è arrivata dai 57 Paesi che si sono riuniti a Santa Marta, in Colombia, per discutere su transizione energetica e phase-out dal fossile. Di questo si occupa il n. 39 de lavialibera che titola “Santa Marta aiutaci tu”.

L’inchiesta, curata da Paolo Valenti, «si sofferma, in particolare, sugli incontri sempre più numerosi tra i membri della commissione europea e i lobbisti industriali e commerciali, che finiscono per influenzare le politiche comunitarie». «In particolare, le lobby si concentrano sui pacchetti legislativi Omnibus, volti a ridurre i costi amministrativi e gli obblighi di informazione per le imprese dell’Unione».

Così il fondatore di Libera e Gruppo Abele don Luigi Ciotti commenta, nell’editoriale, la retromarcia dell’Europa sulle politiche ambientali: «La situazione peggiora anche perché i grandi gruppi di potere politico ed economico non hanno intenzione di cedere un’unghia dei propri profitti o della propria influenza. Ma anche perché la maggior parte dei cittadini e delle cittadine fa resistenza rispetto all’idea di cambiare in maniera radicale le proprie abitudini di vita. Se le politiche fanno passi indietro e in pochi si scandalizzano significa che siamo di fronte a un più generale arretramento della consapevolezza e del senso civico». Pur di non cambiare, dice Ciotti, si va «a sbattere contro le conseguenze certe ma apparentemente ancora lontane del cambiamento climatico».

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