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"No CPR né a Castel Volturno né altrove": un evento a Napoli il 13 giugno

Una giornata di sensibilizzazione «per capire cosa sono i CPR e perché opporsi alla loro costruzione a Castel Volturno e ovunque» è stata promossa dal “Comitato Metropolitano No CPR Napoli” sabato 13 giugno a Napoli, presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (via Monte di Dio 14).

«La costruzione di un CPR a Castel Volturno – si legge nella locandina di invito all’iniziativa – rappresenta una scelta che investe milioni di euro in una struttura detentiva, mentre il territorio avrebbe bisogno di servizi, diritti e investimenti sociali. I CPR sono luoghi di reclusione amministrativa dove vengono rinchiuse persone che non hanno commesso reati, ma che non possiedono un documento valido. Comprendere cosa sono davvero e quali conseguenze producono è oggi più necessario che mai».

Quello di Castel Volturno è solo uno dei sei nuovi Centri di Permanenza e Rimpatrio (CPR) che il governo intende realizzare in Italia nell’ambito di una strategia di gestione dei flussi migratori che trova nell’espulsione dei cosiddetti “irregolari” un cardine fondamentale. A partire dal Decreto Cutro il governo ha esteso fino a 18 mesi il tempo massimo di permanenza nei Centri, saturando l’offerta di posti disponibili e puntando dunque ad aumentarne l’offerta impiantando un CPR per ogni Regione italiana, costruiti ex novo o realizzati riconvertendo strutture preesistenti in disuso.

Il governo ha poi presentato l’allargamento della capacità d’accoglienza – se di accoglienza si può parlare – come un “obbligo” derivato dal recepimento del Patto Europeo Asilo e Migrazione che impone ai Paesi alla frontiera della fortezza Europa una capacità adeguata in termini di posti e strutture, non garantita in Italia dagli attuali CPR.

L’idea di costruire un CPR nell’area de “La Piana” di Castel Volturno ha incontrato da subito l’opposizione della società civile, della diocesi e di altre Chiese cristiane per diverse ragioni: ambientali (si contesta la realizzazione di un’opera così importante in un’area umida protetta), sociali (il territorio ha forte bisogno di investimenti, ma per lo sviluppo e non per la detenzione), politiche (non è affatto piaciuta l’imposizione dall’alto e si ritiene l’approccio emergenziale del governo ampiamente fallimentare, anche sotto il profilo umanitario).

Sulla questione il comboniano a Castel Volturno, Filippo Ivardi Ganapini, ha scritto un Fuoritesto per Adista (v. Adista Notizie n. 20/2026)

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