No al CPR, costi quel che costi!
Tratto da: Adista Notizie n° 20 del 30/05/2026
Si mette in moto la reazione popolare dopo l’annuncio del Governo di un bando di gara. Un lungo cammino per la dignità dei migranti e di un territorio già segnato da tanta sofferenza e che cerca con fatica quotidiana di orientarsi verso un orizzonte di accoglienza e umanità.
KR16MO: Krotone, sedicesima vittima recuperata, sesso maschile, età stimata zero. È la sigla identificativa, e non il nome, di una delle più giovani vittime delle oltre novanta della strage di Cutro di fine febbraio 2023. In tanti pensavamo che, per rialzarci da quel massacro, ci potesse essere un sussulto di umanità anche a livello istituzionale. Fu il presidente Mattarella a onorare quei corpi uccisi dal mare e dall’inerzia dei soccorsi e non certo il governo che, subito, in conferenza stampa annunciava una stretta sui migranti sempre etichettati come “clandestini” e mai come fratelli e sorelle. Sempre minaccia e quasi mai ricchezza. Semmai braccia e gambe da sfruttare e quasi mai cuori e intelligenze da accogliere.
Tra le scellerate e disumane decisioni del governo Meloni ci fu quella di raddoppiare i CPR (Centri per il rimpatrio), luoghi atroci di detenzione amministrativa dove per finire dentro basta non avere i documenti in regola, senza aver commesso alcun reato. Da 10 a 20, uno in ogni regione. Veri e propri lager dove sono di norma la sospensione dei diritti umani, le condizioni igieniche disastrose, l’uso costante e cospicuo di psicofarmaci, la bassissima qualità del cibo, l’assenza quasi totale di servizi di integrazione, la difficoltà di contatto con i propri avvocati, il divieto di ingresso se non a delegazioni parlamentari accompagnate da qualche membro della società civile.
In Campania si ventilò l’ipotesi addirittura di costruirlo a Castelvolturno, territorio favoloso lungo il litorale domizio, dalle mille potenzialità e dalla sete di riscatto di gente splendida. Ma già ferito e segnato oltre i limiti dal concentrato di sfide diverse: alta percentuale d’immigrazione, degrado socio-ambientale, controllo delle criminalità organizzate, soprattutto italiane e nigeriane, sversamenti costanti di rifiuti tossici, caporalato e fenomeno della tratta di giovani donne. Quell’annuncio di tre anni fa sembrava una delle tante “sparate” istituzionali che poi volano al vento. E mentre qui sul territorio tante associazioni, chiese, organizzazioni della società civile e del volontariato si rimboccano le maniche ogni giorno per costruire un “laboratorio di umanità” dal governo si lasciava decantare quell’annuncio minaccioso. Ai nostri occhi e cuori andava scemando quella folle idea e preferivamo concentrare le nostre energie comuni nella ricerca di risposte concrete ai bisogni di documenti, alloggio, lavoro, assistenza sanitaria. Ma anche e soprattutto di camminare a fianco per restituire dignità e accompagnare e condividere quell’anelito di spiritualità che dimora nel profondo di ognuno di noi e che si traduce nel mettersi nei panni dell’altro, in ascolto delle loro storie e vite, in accoglienza e crescita nella reciprocità e nella ricchezza interculturale.
Ecco perché l’annuncio di un bando di gara per la costruzione in località “La Piana” del 23 aprile scorso ha fatto scattare subito una reazione a catena. Da subito i vescovi della Campania, molti netti nell’opporsi con forza a questo progetto vergognoso hanno lanciato un appello firmato e raccolto da tante realtà, poi il presidente della Regione e tantissime associazioni e cittadini di Castelvolturno e dintorni che hanno alzato la voce.
Nel corso del presidio locale di sabato 9 maggio sono intervenuti al Centro Comunitario “San Daniele Comboni” a Castelvolturno tanti giovani, membri del sindacato, giuristi, cittadini e cittadine di Castelvolturno, attivisti, migranti, membri della Rete Castelvolturno Solidale, sindaci, assessori e anche un parlamentare. In molti hanno preso la parola per dare una testimonianza dell’impegno preso in altre realtà sempre contro i CPR, come a Potenza, per denunciare la violazione dei diritti umani in questi centri che sarebbero solo da chiudere, per interpellare il Comune a esporsi e dire da che parte sta, per chiarire la destinazione ecologica del luogo previsto per la costruzione, per esprimere la rabbia e il dissenso totale da una mentalità di chiusura e disprezzo rispetto all’accoglienza e all’umanità, per dare consigli sulla rotta da seguire. Un appuntamento vivo di oltre due ore molto ben partecipato e sentito che si collega alla presentazione del rapporto sui Cpr del TAI (Tavolo Asilo e Immigrazione) del prossimo 26 maggio, entrambi in preparazione al presidio regionale del 30 maggio al Centro Caritas Fernandes.
Tra tutte le voci appassionate quella di un giovane attivista risuona nel cuore e spinge a non demordere: «A questa atrocità noi insieme ci opporremo con tutte le nostre forze. Costi quel che costi!».
Filippo Ivardi Ganapini è missionario comboniano a Castel Volturno (CE)
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