Rilancio dell'energia nucleare in Italia? Un progetto anacronistico, inutile, dannoso e incostituzionale
In una nota odierna, Vittorio Bardi e Alfiero Grandi, della presidenza del “Comitato SI alle rinnovabili NO al nucleare”, tornano a scrivere alle Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera attualmente impegnate nell’esame dei due dispositivi cardine per il rilancio dell’energia da fissione nucleare in Italia (il Disegno di Legge 2669 recante «Delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile» e la Proposta di Legge 1742 recante «Disposizioni per l'adozione di una strategia nazionale di sviluppo delle tecnologie nucleari di nuova generazione»).
Il Comitato, spiegano i due firmatari della nota, «ha come obiettivo contrastare l’approvazione della proposta di legge del governo Meloni/Pichetto Fratin A.C. 2669», «che punta a reintrodurre il nucleare civile da fissione in Italia malgrado ben 2 referendum popolari abbiano detto No» nel 1987 e nel 2011. E lo farà «con tutte le possibilità democratiche a disposizione», utilizzando il nuovo sito come piattaforma per «chiedere a tutti i parlamentari, deputati e senatori, di respingere la proposta del governo anzitutto perché incostituzionale poi perché nel merito è sbagliata e controproducente, tanto più grave oggi a fronte dell’incertezza creata dalle conseguenze dell’attacco di USA e Israele all’IRAN».
In questa fase storica, che richiederebbe di «puntare tutto sulle energie da fonti rinnovabili, le uniche adatte a garantire piena autonomia e sovranità nazionale», il governo decide di continuare a investire sulle fonti fossili (petrolio e gas) e di rilanciare il nucleare civile. Il quale però, aggiungono Bardi e Grandi, «non è una vera fonte rinnovabile, malgrado il peso politico ed economico delle lobbies ad esso legate abbia ottenuto il suo inserimento nella lista europea» (v. “Gas e nucleare nella Tassonomia verde dell’Unione”, Adista online 7/7/2022).
Non solo: il nucleare «porterebbe ancora una volta l’Italia in una condizione di subalternità e dipendenza dall’estero, come è avvenuto finora con il petrolio e con il gas. Inoltre si aggraverebbe la situazione tuttora irrisolta del mancato smaltimento delle scorie nucleari, sia a bassa che ad alta radioattività».
Insieme alla nota, i firmatari inviano anche l’intervento del prof. Giorgio Parisi (Premio Nobel per la Fisica 2021), pronunciato il 5 febbraio in audizione, «che costituisce una importante testimonianza scientifica delle ragioni che dovrebbero spingere l’Italia a scegliere senza ritardo di puntare sulle fonti rinnovabili».
Forte anche di questa testimonianza, l’associazione conclude la nota considerando che «il progetto di legge del governo per il ritorno al nucleare civile in Italia, dopo ben due referendum popolari che hanno respinto questa scelta, sia da ritenere incostituzionale».
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