Nessun articolo nel carrello

Luci (poche) e ombre (tante) del Piano Mattei per l'Africa: un sondaggio di

Luci (poche) e ombre (tante) del Piano Mattei per l'Africa: un sondaggio di "Info Cooperazione"

A metà febbraio si è tenuto, nella capitale etiope Addis Abeba, la seconda edizione del Vertice Italia-Africa – seconda dopo quella di Roma di gennaio 2024 – con l’intenzione di fare il punto sul Piano Mattei per l’Africa, sottolinearne i successi e valutarne le prospettive di miglioramento. Presenti al Vertice i capi di Stato e di governo dei Paesi africani: in particolare, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il suo omologo etiope, Abiy Ahmed Ali, hanno curato i messaggi introduttivi; altre figure di spicco del continente (il presidente dell’Angola e dell’Unione Africana, João Lourenço, e il presidente della Commissione dell'UA, il diplomatico gibutiano Mahmoud Ali Youssouf) hanno invece rilasciato dichiarazioni conclusive.

Sulla stampa italiana, del Vertice Italia-Africa si è parlato poco e per lo più di riflesso, perché negli stessi giorni la presidente del Consiglio Meloni si è vista “costretta” a disertare la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, inviando – memore dello show anti-europeista dell’anno scorso di J. D. Vance – il solito Antonio Tajani ad assistere al definitivo allargamento della crepa tra Europa e Stati Uniti.

Nell’intervento di apertura di questa seconda edizione del Vertice, Meloni ha ribadito che, con il Piano Mattei, Italia e Africa hanno deciso di «scrivere una pagina nuova nella storia delle nostre relazioni, costruire un modello di cooperazione fondato su fiducia e rispetto reciproco, una cooperazione da pari a pari lontana da qualsiasi tentazione predatoria e dall’approccio paternalistico».

A pochi giorni dal Vertice, a gettare una nuova luce sul Piano Mattei, glorificato con toni trionfalistici dalla presidente del Consiglio, ci pensa un sondaggio che «svela le crepe di un successo geopolitico». Si tratta della seconda indagine, a distanza di un anno, condotta tra i suoi lettori da Info Cooperazione, portale di riferimento dei 20mila operatori (aderenti a oltre mille organizzazioni) che si occupano di cooperazione internazionale e di sostenibilità. Al sondaggio hanno partecipato 563 lettori del portale: sono per lo più operatori della cooperazione, membri di Ong, funzionari, analisti geopolitici e professionisti del settore, che con le loro risposte «dipingono un ritratto con molte ombre e poche luci» del Piano Mattei. Le luci si riferiscono alla visibilità e allo standing internazionale dell’Italia, mentre le ombre – ben più inquietanti – riguardano «trasparenza, governance e fedeltà ai principi della Legge 125/2014», recante “Disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo”, che definisce i paletti culturali e giuridici della cooperazione italiana (sostenibilità, lotta alla povertà e alle disuguaglianze, non discriminazione, diritti umani, pace, democrazia, partecipazione, ecc.). «Non si tratta più di scetticismo iniziale, come emerso dal nostro primo survey del gennaio 2024, ma di una critica più matura, che si fonda sulla percezione di un'implementazione verticistica e lontana dalle esigenze delle comunità locali e dei gruppi più vulnerabili», afferma il sito il 26 febbraio.

In termini generali e complessivi, solo il 12% degli operatori intervistati valutano il Piano come “positivo”, «contro un 53% negativo e un 35% che ammette di non avere elementi sufficienti per giudicare». Rispetto alla coerenza con la Legge 125 del 2014, «il 67% giudica il piano "poco" aderente, solo il 3% lo ritiene “molto” in linea». Ancora, parlando del sistema della cooperazione italiana, «il 44% lo vede indebolito dal Piano Mattei, mentre il 19% parla di rafforzamento e il 36% di stallo». Scarso anche il coinvolgimento della società civile africana: «Solo l’8% rileva un miglioramento, il 78% ritiene che non ci sia stato nessun progresso rispetto alla fase iniziale». Insomma, le valutazioni degli esperti che frequentano Info Cooperazione, che pure sembrano apprezzare l’interesse e la rinnovata proiezione italiana nel continente nero, «rivelano una frattura profonda tra la retorica delle istituzioni e la realtà operativa percepita dagli addetti ai lavori». Al palo restano anche l’ambizione del Piano Mattei di costruire «realmente una relazione tra pari con i paesi partner dell’Africa» e quella di promuovere un «modello innovativo di partenariato con l’Africa».

La critica all’iniziativa del governo si fa ancora più serrata quando si parla di trasparenza: «Il 78% denuncia scarsa chiarezza su criteri di selezione progetti (...). Un'opacità che non solo frena il dibattito pubblico, ma rischia di alimentare sospetti di clientelismo o strumentalizzazione delle priorità geopolitiche (energia, migrazioni) a scapito degli SDGs».

Info Cooperazione prova a tirare le somme dell’indagine: parla del Piano Mattei come di «un successo geopolitico più che una buona pratica di cooperazione», che rilancia la proiezione italiana in Africa ma che, allo stesso tempo, «fatica a radicarsi nel tessuto della cooperazione allo sviluppo», privilegiando «l'enfasi su grandi imprese e interessi nazionali, senza robusti meccanismi di accountability» e marginalizzando i tradizionali soggetti della cooperazione.

L’indagine mette insieme anche i numerosi suggerimenti provenienti degli esperti del settore, fornendo una sorta di «vademecum prezioso per chi guida questa iniziativa». Gli intervistati chiedono, più trasparenza; maggiore inclusività dei soggetti locali e della cooperazione; coerenza sistemica per separare nettamente il business dall’umanitario, con una maggiore capacità di rilevare i bisogni locali e di non foraggiare gli interessi di lobby ed élite locali.

«Se oggi il Piano può essere descritto come un successo a livello politico, diplomatico e comunicativo», tira le somme Info Cooperazione, «il sondaggio tra gli addetti ai lavori rivela che dietro ai grandi eventi, alle coreografie accurate e alle imponenti missioni all’estero, si cela un importante malcontento fomentato dalla mancata trasparenza del Piano Mattei, dall’esclusione dell’expertise della società civile e dalla scarsa coerenza con l’impianto della cooperazione italiana come descritta dalla legge 125/2014».

Leggi tutto su Info Cooperazione

Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.

Adista è una piccola coop. di giornalisti che dal 1967 vive solo del sostegno di chi la legge e ne apprezza la libertà da ogni potere - ecclesiastico, politico o economico-finanziario - e l'autonomia informativa.
Un contributo, anche solo di un euro, può aiutare a mantenere viva questa originale e pressoché unica finestra di informazione, dialogo, democrazia, partecipazione.
Puoi pagare con paypal o carta di credito, in modo rapido e facilissimo. Basta cliccare qui!

Condividi questo articolo:
  • Chi Siamo

    Adista è un settimanale di informazione indipendente su mondo cattolico e realtà religioso. Ogni settimana pubblica due fascicoli: uno di notizie ed un secondo di documentazione che si alterna ad uno di approfondimento e di riflessione. All'offerta cartacea è affiancato un servizio di informazione quotidiana con il sito Adista.it.

    leggi tutto...

  • Contattaci

  • Seguici

  • Sito conforme a WCAG 2.0 livello A

    Level A conformance,
			     W3C WAI Web Content Accessibility Guidelines 2.0

Sostieni la libertà di stampa, sostieni Adista!

In questo mondo segnato da crisi, guerre e ingiustizie, c’è sempre più bisogno di un’informazione libera, affidabile e indipendente. Soprattutto nel panorama mediatico italiano, per lo più compiacente con i poteri civili ed ecclesiastici, tanto che il nostro Paese è scivolato quest’anno al 46° posto (ultimo in Europa Occidentale) della classifica di Reporter Senza Frontiere sulla libertà di stampa.