P. Al-Rahi, ucciso dall'esercito israeliano. la denuncia di "Preti contro il Genocidio"
Sul caso di p. Pierre Al-Rahi, cinquantenne parroco di San Giorgio a Qlayaa in Libano – ucciso dall’esercito israeliano il 9 marzo scorso mentre prestava soccorso a un suo parrocchiano ferito durante un precedente attacco condotto dalle stesse forze armate – la Rete internazionale “Preti contro il Genocidio” ha rilasciato un comunicato molto duro dal titolo: “Giustizia per Padre Pierre Al-Rahi: un grido contro l’impunità e la guerra”.
Nel comunicato, i “Preti contro il Genocidio” esprimono «profondo e addolorato cordoglio» per l’uccisione del parroco che non aveva abbandonato la sua comunità nonostante gli ordini di evacuazione e «vicinanza» ai cristiani nel Sud del Libano, colpiti «da una violenza che il card. Zuppi ha giustamente definito "cinica e insensata"». Puntano poi il dito contro l’azione militare israeliana che non può essere derubricata a «tragico errore», ma che va definita per quello che è: «Una violazione brutale del diritto umanitario». Racconta infatti la Rete che p. Pierre è stato ucciso mentre «esercitava il più alto mandato evangelico», e cioè «il soccorso del prossimo», da un secondo colpo sparato – secondo la tecnica del double tap – nello stesso punto per colpire «deliberatamente i soccorritori». Una strategia, utilizzata spesso in passato da gruppi di terroristi, per massimizzare il numero delle vittime e annichilire il sistema di soccorso.
Nel loro comunicato i firmatari denunciano la distruzione totale per «espellere i popoli», «la pulizia etnica» e i rischi di annessione del Sud del Libano. Denunciano, inoltre, «la criminale impunità», affermando che le «atrocità commesse in Libano» rappresentano il proseguimento «della carneficina» palestinese, compiuta contro «civili, bambini e ministri di Dio», per la quale il governo israeliano «deve rispondere delle proprie azioni davanti alla giustizia internazionale» e «al cospetto di Dio». Esprimono infine «solidarietà» a «tutte le vittime innocenti che si rifiutano di cedere all'esodo forzato».
Il comunicato si chiude con un appello alla pace e alla resistenza: «Uniamo la nostra voce a quella di Papa Leone XIV nel chiedere che “cessi il fragore delle bombe” e si apra lo spazio per un dialogo vero. La guerra non è mai la soluzione, ma una sconfitta per l'intera umanità. Invitiamo tutte le comunità a unirsi alla Giornata di preghiera e digiuno del 13 marzo. Le nostre uniche armi rimangono “la fede, il desiderio di pace e la speranza nella risurrezione”, come disse lo stesso padre Pierre poco prima di morire. Non ci stancheremo di chiedere giustizia. Perché non ci può essere pace senza verità, né riconciliazione senza che chi semina morte sia chiamato a rendere conto del sangue versato».
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