Caso Paragon: nuove prove di spionaggio contro attivisti di Mediterranea e il direttore di Fanpage
ROMA-ADISTA. Oggi le procure di Roma e Napoli hanno diffuso un comunicato sull’indagine legata al cosiddetto caso Paragon, che riguarda attività di spionaggio contro tre fra attivisti di Mediterranea Saving Humans e giornalisti tramite lo spyware militare Graphite, prodotto dalla società israeliana Paragon Solutions. Secondo quanto emerge dalle perizie tecniche citate dalle procure, gli attacchi informatici ai telefoni di Luca Casarini e Beppe Caccia, e del giornalista Francesco Cancellato, direttore di Fanpage.it, sarebbero avvenuti nella stessa data e nelle stesse ore della notte del 14 dicembre 2024.
«La notizia rafforza le preoccupazioni già espresse nei mesi scorsi sulla possibilità che lo spyware sia stato utilizzato in una più ampia operazione di sorveglianza nei confronti di nostri attivisti impegnati nel soccorso in mare e di giornalisti autori di inchieste di interesse pubblico», commentano da Mediterranea. «È molto strano che io e Beppe Caccia siamo stati intercettati ufficialmente dai servizi segreti come presunta minaccia alla sicurezza nazionale solo perché svolgiamo attività di soccorso in mare - dichiara Luca Casarini -. Secondo quanto riferito dal Copasir saremmo oggetto di intercettazioni, pedinamenti e altre attività di sorveglianza addirittura dal 2019. Ma è ancora più inquietante che nella stessa notte, il 14 dicembre, sia stato colpito anche il telefono del direttore di Fanpage Francesco Cancellato, di cui invece il governo ha dichiarato al Parlamento e al paese di non sapere nulla. Stessa data, stessa ora: è evidente che l’indagine dovrà chiarire chi ha ordinato e realizzato queste operazioni».
Le nuove risultanze tecniche citate dalle procure aprono ora interrogativi ancora più gravi sulla possibile esistenza di una campagna di sorveglianza che avrebbe colpito nello stesso momento attivisti e giornalisti. «Questa è un’indagine sulla sorveglianza di massa e sulle pratiche utilizzate contro oppositori politici e giornalisti - conclude Casarini - È necessario che venga fatta piena luce su quanto accaduto e su chi abbia autorizzato o eseguito queste operazioni».
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