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Il cardinal Grech esalta il ruolo dei sacerdoti sposati della Chiesa maronita e delle loro mogli

Il cardinal Grech esalta il ruolo dei sacerdoti sposati della Chiesa maronita e delle loro mogli

Un intervento inedito per un evento inedito: ci riferiamo alle parole del card. Mario Grech, dal 15 settembre 2020 segretario generale del Sinodo dei vescovi, al primo storico incontro nazionale in Libano di mogli di sacerdoti maroniti (Chiesa cattolica di rito orientale che consente il servizio di preti sposati purché tale scelta sia avvenuta prima dell’ordinazione. Essi però non potranno mai diventare vescovi e, se vedovi, non potranno ovviamente più risposarsi).

Svoltosi il 16 maggio, l’evento, informa l’agenzia Asia News (22/5), è stato preparato e lanciato in modo congiunto dalla diocesi di Antelias, presieduta da mons. Antoine Bou Najem, e dal Comitato patriarcale di follow-up del Sinodo sulla sinodalità, presieduto da mons. Mounir Khairallah, vescovo di Batroun.

L’iniziativa, cui hanno partecipato 154 mogli di sacerdoti, ha avuto per tema “Vocazione e missione della ‘khouriyé’ nella Chiesa” (Khouriyé ” è forma femminile della parola “khoury”, sacerdote) ed è stata definita un «dono immenso» perché, afferma l’agenzia, ha conferito loro «un’identità ben precisa e di garantire che siano parte integrante del percorso sacerdotale dei loro mariti», anche perché il loro matrimonio, parte integrante della tradizione della Chiesa locale, è spesso considerato un elemento di stabilità.

Presente il patriarca maronita Beshara Raï e p. Paul Nahed, sacerdote sposato e segretario generale del comitato patriarcale per il follow-up del sinodo sulla sinodalità, le partecipanti all’incontro hanno potuto ascoltare un videomessaggio del card. Mario Grech, le cui parole, riferisce Asia News, sono state definite da p. Nahed «sorprendentemente aperte». E non a torto.

«Il vostro invito – ha detto il card. Grech – sebbene sorprendente, mi ha permesso di apprezzare il valore del cammino che la vostra Chiesa sta intraprendendo per garantire questa fedeltà alla propria tradizione (…) Dato che la tradizione delle Chiese orientali ha, da sempre, sottolineato l’importanza del clero sposato, è essenziale, nell’epoca attuale e di fronte ai crescenti mutamenti socioculturali, considerare che le donne occupino un ruolo più adeguato alle loro immense capacità». E tale ruolo, ha proseguito il porporato, «deve poter accompagnare pienamente il percorso sacerdotale, fino a diventarne parte integrante e non secondaria».

Rivolgendosi direttamente alle khouriyé presenti, il card. Grech ha aggiunto: «Siate fedeli alla vostra vocazione. Si tratta infatti di una vera e propria vocazione. Vivete al fianco dei vostri mariti come sacerdoti, offrendo loro le vostre capacità e la vostra intelligenza, e soprattutto la vostra fede, la vostra speranza e il vostro amore. Quell’amore che trae la sua forza dal meraviglioso dono che Dio vi ha fatto: diventare madri all’interno della comunità ecclesiale».

E i preti sposati della Chiesa di Roma?

Hanno buon gioco i preti sposati della Chiesa cattolica romana d’Occidente a definire tale notizia «inaspettata e dirompente», e titolarla nel loro sito “Svolta epocale in Libano: per il cardinale Grech quello delle mogli dei preti sposati è una vera vocazione ecclesiale”. Com’è noto, è annosa e reiterata la richiesta dei preti sposati di essere riammessi al servizio pastorale, a loro negato perché non è consentito, come noto, il matrimonio per i presbiteri. Altrettanto annosa e reiterata è la richiesta di riformare la legge del celibato obbligatorio, norma disciplinare e non dogma, per renderlo opzionale.

Per il Movimento Sacerdoti Sposati, questo evento dunque «rappresenta una conferma profetica e una pietra miliare per il futuro di tutta la Chiesa, sia Orientale che Latina», scrivono. Ed espongono tre loro osservazioni:

«1. Dallo status giuridico alla “vera vocazione”

Fino ad oggi, la presenza delle mogli dei preti (laddove legittimamente prevista dai riti orientali) è stata spesso considerata come una concessione disciplinare o una realtà da tollerare con discrezione. Le parole del cardinale Grech ribaltano questa prospettiva burocratica: lo Spirito Santo chiama queste donne a una “vera e propria vocazione”. Condividere la vita con un presbitero, mettere a disposizione della comunità la propria intelligenza, la propria fede e la propria capacità di accoglienza materna non è un elemento accessorio, ma un carisma che arricchisce e sostiene il ministero stesso.

2. Una maternità ecclesiale che guarisce il clericalismo

Definire il ruolo delle mogli come una forma di “maternità all’interno della comunità ecclesiale” offre un modello di Chiesa radicalmente alternativo a quello clericale e piramidale. La famiglia del sacerdote non isola il pastore, ma lo immerge nella realtà vissuta dal Popolo di Dio. Questa assemblea in Libano dimostra che la parrocchia può ritrovare una dimensione domestica e fraterna proprio grazie alla presenza di coppie che testimoniano la bellezza del matrimonio sacramentale e la totale dedizione al Vangelo.

3. Una lezione per la Chiesa d’Occidente e Latina

Se il Segretario del Sinodo riconosce e benedice con tale forza la vocazione delle Khouriyetes in Oriente, come può la Chiesa Latina continuare a considerare la vita familiare come incompatibile con il ministero d’altare? L’esperienza libanese non è un’eccezione folcloristica, ma un faro di puro realismo pastorale per le nostre diocesi occidentali, colpite dal deserto vocazionale e dallo svuotamento delle parrocchie. Riconoscere la dignità e il valore delle mogli dei sacerdoti sposati significa aprire le porte a una stagione di rigenerazione, dove l’Eucaristia e l’affetto di una famiglia unita tornano a riscaldare le nostre comunità».

Alla fine di tutto ciò rimane aperta la domanda: ci saranno reazioni, diciamo di carattere “ufficiale” alle affermazioni del card. Grech, segretario di quel sinodo sulla sinodalità non ancora concluso e durante il cui percorso le proposte di un ruolo pastorale per i preti sposati e soprattutto di un celibato opzionale è risuonato a partire dalle più svariate Chiese locali?

*Foto ritagiata della Diocesi di Gozo, tratta da Wikimedia Commons, immagine originale e licenza

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