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Magnifica Humanitas: come restare umani nel tempo dell’intelligenza artificiale

Magnifica Humanitas: come restare umani nel tempo dell’intelligenza artificiale

Tratto da: Adista Documenti n° 23 del 20/06/2026

DOC-3465. ROMA-ADISTA. Ha ricevuto un’accoglienza decisamente positiva l’enciclica Magnifica Humanitas pubblicata il 25 maggio scorso da papa Leone XIV, e non solo all'interno della Chiesa ma anche nel mondo accademico e laico. Esperti e osservatori hanno espresso apprezzamento per l'analisi del papa sull'intelligenza artificiale (IA) – Frei Betto descrive l’enciclica, più che come una guida etica all'IA, come «un manifesto per la centralità della persona umana nell'era degli algoritmi» –; per il suo richiamo ai pericoli, già sollevati peraltro da più parti, e alle sfide che essa porta con sé, non senza riconoscere come l'innovazione tecnologica possa rappresentare persino «una forma umana di partecipazione all’atto divino della creazione»; per il suo accento sulla dignità dell'essere umano come criterio per orientare il progresso tecnico in direzione di un nuovo umanesimo digitale; per il linguaggio moderno e accessibile e la ricchezza dei riferimenti anche al di fuori della tradizione cristiana, da J. R. R. Tolkien a Hannah Arendt fino a Victor Frankl.

A colpire in modo particolare è stata la bella citazione di Gandalf, il mago che, ne Il Signore degli Anelli, rappresenta uno dei principali baluardi della resistenza contro l'Oscuro Signore Sauron: «Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare».

Un riferimento, quello a Tolkien, con cui il papa mostra di saper muoversi anche nell’universo simbolico a cui hanno attinto, con scopi opposti, personaggi sinistri come Palmer Luckey, che ha chiamato Anduril, dal nome dalla spada impugnata da Aragorn ne Il Signore degli Anelli, la sua azienda impegnata a integrare l’intelligenza artificiale in nuovi sistemi d’arma, e, soprattutto, come Peter Thiel, che ha scelto per la sua impresa – uno dei principali fornitori di tecnologie di IA e analisi di dati per il Pentagono e le agenzie di sicurezza Usa – il nome Palantir, quello delle leggendarie “Pietre Veggenti”, sfere di cristallo indistruttibili create dagli Elfi che permettevano a chi le usava di comunicare a distanza e di spiare luoghi e persone lontane: non semplici strumenti per raccogliere informazioni, ma dispositivi in grado di amplificare il potere di chi li usa.

Proprio al paradigma tecnocratico, descritto da Leone come «la tendenza a lasciare che la logica dell’efficienza, del controllo e del profitto governi da sola le scelte personali, sociali ed economiche» – un potere tecnologico il cui volto «prevalentemente “privato”» lo rende ancora «più difficile da discernere, governare e orientare al bene comune» –, il papa oppone l'irriducibile grandezza della persona umana, offrendo una dura critica alle narrazioni transumaniste: quelle il cui obiettivo è la creazione di esseri umani potenziati teorizzando la loro ibridizzazione con le macchine, in un percorso che porti verso una evoluzione superiore, una riprogettazione tecnologica della specie umana e la creazione di una nuova razza post-umana, e quindi depurando l’esistenza da tutto ciò che appartiene all’esperienza del limite e alla nostra fragilità esistenziale, la nostra preziosa imperfezione: la sofferenza, la malattia, l’esperienza dell’invecchiare e del morire.

Così come, a quella che l’enciclica definisce come la sindrome di Babele – «l’idolatria del profitto che sacrifica i deboli, l’uniformità che appiattisce le differenze, la pretesa di un linguaggio unico, anche digitale, capace di tradurre tutto, persino il mistero della persona» –, Leone XIV contrappone «una lingua comune, non quella dell’uniformità, ma quella della comunione: l’armonia che nasce quando ciascuno si assume la propria parte»; la «possibilità luminosa» di «edificare insieme, trasformando la diversità in una risorsa e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternità».

Di seguito il commento di Moisés Sbardelotto, docente della Pontificia Università Cattolica di Minas Gerais (Ihu Unisinos, 26/5), quello di Diego S. Garrocho, professore di Filosofia Morale dell’Università Autonoma di Madrid (Ethic, 26/5) e quello del gesuita Thomas Reese (National Catholic Reporter, 25/5 e Ihu Unisinos 26/5). Il commento del frate domenicano brasiliano Frei Betto (Revista Opera, 1/6) e quello dell’ecoteologo della liberazione Leonardo Boff (Religión Digital, il 27/5). 

*Foto presa da Unsplash, immagine originale e licenza 

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