Leone XIV e l'era dell'IA
Tratto da: Adista Documenti n° 23 del 20/06/2026
Qui l'introduzione a questo testo.
Il 25 maggio Leone XIV ha presentato al mondo la sua prima enciclica, intitolata Magnifica Humanitas. Un documento che si inserisce nella tradizione della Dottrina Sociale della Chiesa, dalla quale trae un'eccellente sintesi per rispondere alle sfide della nuova rivoluzione industriale: l'era dell'intelligenza artificiale.
Leone XIV non condanna la tecnologia in sé, ma rifiuta una visione tecnocratica e post-umanista che riduce gli esseri umani a meri ingranaggi di un sistema orientato a un'efficienza sempre maggiore. Il papa denuncia il rischio di disumanizzazione legato al tentativo di costruire il futuro escludendo Dio e riducendo gli altri a semplici mezzi. La sua critica più incisiva è rivolta alla concentrazione di un immenso potere digitale nelle mani di pochi soggetti privati – le grandi aziende tecnologiche – e all'ideologia del transumanesimo, che aspira a un'umanità tecnicamente perfetta e disincarnata.
Per combattere la “sindrome di Babele” – l’idolatria del profitto e dell’uniformità – il papa propone un’alternativa pratica: il “digiuno dall’IA”. Un esercizio di distacco digitale che mira a tutelare la salute mentale e la capacità di riflessione autonoma, soprattutto nei giovani, di fronte alla seduzione delle macchine perfette.
L'enciclica mette inoltre in guardia contro l'uso dell'intelligenza artificiale nei conflitti armati. Leone XIV afferma che nessun algoritmo può rendere giusta la guerra e condanna i sistemi d'arma autonomi che abbassano la soglia per l'uso della forza e riducono le vittime a meri danni collaterali.
Scrive Leone XIV: «Non è possibile dare una definizione univoca e completa dell’IA. Ciò che possiamo affermare è che occorre evitare l’equivoco di equiparare questa “intelligenza” a quella umana. Questi sistemi imitano alcune funzioni dell’intelligenza umana. Nel farlo, spesso la superano per velocità e ampiezza di calcolo, offrendo benefici concreti in numerosi campi. E tuttavia, questa potenza resta legata esclusivamente al trattamento dei dati: le cosiddette intelligenze artificiali non vivono un’esperienza, non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano nella relazione, non conoscono dall’interno ciò che significa amore, lavoro, amicizia, responsabilità. Non hanno neppure una coscienza morale: non giudicano il bene e il male, non colgono il senso ultimo delle situazioni, non assumono su di sé il peso delle conseguenze». E ancora: «Anche quando tali strumenti vengono presentati come capaci di “apprendere”, il loro modo di farlo è diverso da quello della persona umana. Non è l’esperienza di chi si lascia plasmare dalla vita e cresce nel tempo attraverso scelte, errori, perdono, fedeltà; è piuttosto un adattamento statistico a partire da dati e riscontri, che può essere molto efficace, ma non implica una crescita interiore».
Sebbene l'attenzione principale sia rivolta all'intelligenza artificiale, l'enciclica ribadisce la critica fondamentale della Rerum Novarum allo sfruttamento del lavoro. Leone XIV denuncia l'eccessiva accumulazione di capitale che alimenta l'instabilità sociale ed erode la solidarietà, così come l'idolatria del profitto che sacrifica i più deboli. L'enciclica ricorda che, in un discorso rivolto ai banchieri italiani, il papa aveva chiarito che «in banca non entrano in prima analisi capitali, ma persone».
«La tradizione della Chiesa – scrive Leone XIV – ha visto nella proprietà un mezzo per custodire e amministrare i beni in modo che possano servire meglio al bene comune. Poiché “la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata”, la sua funzione sociale non deve essere considerata una mera opinione teologica, ma una dottrina certa della Chiesa, già presente nelle Sacre Scritture e nei Padri. Per questo, Papa Francesco ha ricordato che la solidarietà, vissuta in profondità, significa anche “restituire al povero quello che gli corrisponde”».
Un elemento decisivo del panorama attuale è la crescita dell'industria bellica, ormai fondamentale per l'economia di alcuni Paesi. Lo stretto legame tra interessi economici, apparato militare e decisioni politiche genera una nazione armata in cui la guerra appare quasi come una naturale continuazione della politica. Non possiamo ignorare gli enormi interessi economici che si celano dietro la guerra. Tanto più di fronte a una logica economica che contribuisce ad alimentare le tensioni in diverse regioni del mondo.
In uno dei momenti più significativi del documento, Leone XIV pronuncia delle scuse storiche e senza precedenti. Per la prima volta, un papa riconosce pubblicamente e chiede perdono per il ruolo attivo della Santa Sede nella legittimazione della schiavitù. L'enciclica cita esplicitamente bolle papali del XV secolo (come la Dum Diversas di Niccolò V) che autorizzavano la riduzione in schiavitù degli “infedeli”, definendo questa storia «una ferita nella memoria cristiana a cui non possiamo considerarci estranei». Il papa ammette che è stato necessario attendere il XIX secolo per una condanna formale, assoluta e universale della schiavitù, e proclama: «a nome della Chiesa, domando sinceramente perdono».
Leone XIV mette inoltre in guardia dalle nuove forme di schiavitù nell'era digitale, a partire dalle condizioni disumane nell'estrazione di minerali rari per i chip dell'intelligenza artificiale e il trattamento dei dati personali come merce.
L'enciclica difende il diritto a un salario equo e la tutela dei lavoratori i cui posti di lavoro potrebbero essere automatizzati, criticando la logica che sacrifica l’impiego in nome di maggiori profitti e chiedendo trasparenza alle aziende tecnologiche, nonché una regolamentazione internazionale che sottoponga la rivoluzione digitale al controllo pubblico attraverso una riforma delle Nazioni Unite. La giustizia non riguarda solo il comportamento dei singoli, ma anche il modo in cui vengono concepite e organizzate le strutture di convivenza. La giustizia sociale si riconosce in un ordine sociale, economico e politico capace di garantire a tutti, in particolare ai più vulnerabili, una vita pienamente umana, senza lasciare indietro nessuno.
Magnifica Humanitas è più di una guida etica all'intelligenza artificiale; è un manifesto per la centralità della persona umana nell'era degli algoritmi. Unendo una critica alla concentrazione del potere tecnologico e finanziario a un appello al perdono per le ombre del passato, Leone XIV offre una tabella di marcia spirituale e politica per costruire una civiltà dell'amore in opposizione alla logica disumanizzante di Babele.
Sottolinea il papa: «La cultura e l’arte, quando sono autentiche, custodiscono questa scintilla, impedendo la normalizzazione del male. Così alcune opere hanno assunto un valore quasi profetico: la Nona di Beethoven come desiderio di unità; Guernica come denuncia della disumanizzazione; Schindler’s List come invito a non consegnare il passato all’oblio».
E si distingue per la sua originalità citando persone contemporanee a molti di noi: «Alcuni eventi aiutano a vedere che la storia può cambiare quando anche solo un uomo o una donna prendono davvero sul serio la dignità di tutti: il movimento per i diritti civili negli Stati Uniti d’America, legato anche alla testimonianza di Martin Luther King Jr., o la fine dell’apartheid in Sudafrica dopo la liberazione di Nelson Mandela e la sua scelta di non consegnare il futuro all’odio. In contesti differenti si sono inoltre distinte donne coraggiose e generose come Santa Laura Montoya, Santa Teresa di Calcutta, Dorothy Day, Maria Skłodowska-Curie, Maria Montessori, Elisabeth Elliot, Wangari Maathai, Benazir Bhutto e tante altre di tutti i continenti, che con il loro impegno hanno contribuito a rendere più umana la storia». L'enciclica menziona anche «una trama più nascosta ma decisiva: le comunità religiose che scelgono luoghi poveri e pericolosi; i martiri della fraternità e della giustizia come San Massimiliano Maria Kolbe, Sant’Oscar Romero e il Beato Enrique Angelelli». Leone XIV prosegue il pontificato di Francesco e con coraggio muove una forte critica al capitalismo cibernetico, speculativo, escludente e neofascista.
*Foto presa da Unsplash, immagine originale e licenza
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