Nessun articolo nel carrello

Laici, la compassione dimenticata

Laici, la compassione dimenticata

Tratto da: Adista Notizie n° 25 del 04/07/2026

È stata resa nota il 17 giugno scorso la lettera che il Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha inviato al presidente della Conferenza episcopale tedesca in risposta alla richiesta di un indulto che permettesse, in circostanze eccezionali, di affidare l’omelia a fedeli laici adeguatamente preparati (v. notizia a pag. 4). Nel messaggio, il card. Arthur Roche spiega che non è possibile rispondere affermativamente, poiché «la riserva dell’omelia al ministro ordinato all’interno della celebrazione dell’Eucaristia deriva dalla natura sacramentale e liturgica dell’atto stesso, nonché dalla particolare responsabilità della predicazione della Parola nella sacra liturgia conferita mediante l’Ordine sacro».

In altri termini, l’omelia è un atto proprio di colui che presiede la celebrazione e, come tale, va considerato all’interno dell’Eucaristia. Dal punto di vista canonico e liturgico, la risposta è ineccepibile e non ci si poteva aspettare altro. Tuttavia, questo principio è spesso smentito da una prassi che, sottilmente, lo contraddice.

Spesso, infatti, l’omelia viene affidata al diacono durante la celebrazione eucaristica, rito di cui ovviamente non è il presidente. A voler essere precisi, il diacono dovrebbe tenere l’omelia solo nelle celebrazioni che può presiedere, come la liturgia della Parola o la celebrazione del battesimo al di fuori della Messa. Lo stesso accade quando presiede un vescovo e l’omelia viene affidata a uno dei concelebranti oppure, ancora una volta, a un diacono (caso, quest’ultimo, al quale ho potuto assistere durante un pellegrinaggio a Lourdes alcuni anni fa).

Mi si obietterà che siamo comunque nel contesto del ministero ordinato. Ciò su cui vorrei soffermarmi, però, è la delega dell’omelia. Quali sono le ragioni per cui chi presiede rinuncia a un atto che gli compete? Spesso non è dato saperlo. La decisione è meramente arbitraria e quasi mai si basa sulle capacità omiletiche di colui al quale viene affidata.

La qualità delle omelie domenicali è in genere molto bassa. Non c’è bisogno di dati statistici aggiornati per provarlo: basta sedersi tra i banchi e ascoltare. Molte omelie sono ripetitive, accusatorie, scollegate dalla Parola, moraliste, prive di speranza, sganciate dalla vita e non adeguatamente preparate. Inoltre, la capacità di predicare è un dono che non deriva automaticamente dall’Ordine sacro, ma richiede la capacità di parlare (perché gratia supponit naturam) e molta preparazione. In altre parole, non tutti i preti sono capaci di parlare in pubblico.

La preclusione assoluta dell’omelia ad alcuni laici realmente preparati (e ce ne sono tanti!) sembra così una totale assenza di carità e di attenzione pastorale. Un’attenzione che, al contrario, è presente in un libro liturgico che sembra ormai dimenticato: La Messa dei fanciulli. Nel direttorio che lo accompagna, al numero 24, si afferma chiaramente che «nulla vieta che uno [degli] adulti che partecipano alla Messa, con l’assenso del parroco o del rettore della Chiesa, dopo il vangelo rivolga ai fanciulli la parola, specialmente se al sacerdote riesce difficile adattarsi alla mentalità dei piccoli ascoltatori». Se questo è possibile nelle celebrazioni con i bambini, perché non dovrebbe esserlo con gli adulti che oggi sono quasi dei “bambini”, pecore senza pastore in attesa di una parola capace di rispondere alle inquietudini del loro cuore? Che ne abbiamo fatto della compassione di Gesù?

Ancora una volta si preferisce restare fedeli alla norma a scapito delle persone. Il giudizio di Gesù nel Vangelo, però, è netto: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato». Il potere di “sciogliere e legare”, e dunque di concedere un indulto, dovrebbe tener conto della sua compassione e della sua signoria. Non farlo rischia di tradire la missione di predicare il Vangelo che Gesù affida a tutti i battezzati.

Maurizio Mariani è liturgista, vive attualmente in una fraternità nella campagna di Alatri (FR)

 

Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.

Adista è una piccola coop. di giornalisti che dal 1967 vive solo del sostegno di chi la legge e ne apprezza la libertà da ogni potere - ecclesiastico, politico o economico-finanziario - e l'autonomia informativa.
Un contributo, anche solo di un euro, può aiutare a mantenere viva questa originale e pressoché unica finestra di informazione, dialogo, democrazia, partecipazione.
Puoi pagare con paypal o carta di credito, in modo rapido e facilissimo. Basta cliccare qui!

Condividi questo articolo:
  • Chi Siamo

    Adista è un settimanale di informazione indipendente su mondo cattolico e realtà religioso. Ogni settimana pubblica due fascicoli: uno di notizie ed un secondo di documentazione che si alterna ad uno di approfondimento e di riflessione. All'offerta cartacea è affiancato un servizio di informazione quotidiana con il sito Adista.it.

    leggi tutto...

  • Contattaci

  • Seguici

  • Sito conforme a WCAG 2.0 livello A

    Level A conformance,
			     W3C WAI Web Content Accessibility Guidelines 2.0

Sostieni la libertà di stampa, sostieni Adista!

In questo mondo segnato da crisi, guerre e ingiustizie, c’è sempre più bisogno di un’informazione libera, affidabile e indipendente. Soprattutto nel panorama mediatico italiano, per lo più compiacente con i poteri civili ed ecclesiastici, tanto che il nostro Paese è scivolato quest’anno al 46° posto (ultimo in Europa Occidentale) della classifica di Reporter Senza Frontiere sulla libertà di stampa.