A Salerno, una comunità si mobilita contro il trasferimento del parroco. Ma il vescovo non arretra
Tratto da: Adista Notizie n° 25 del 04/07/2026
42671 SALERNO-ADISTA. «Un accorato, ma sereno appello alle autorità ecclesiastiche affinché venga valutata la possibilità di far proseguire il servizio di don Francesco a San Pietro in Camerellis, a beneficio dell'intera comunità e del territorio»: è quello che hanno lanciato i fedeli della comunità parrocchiale di San Pietro in Camerellis – parrocchia che affaccia su Corso Garibaldi, nel pieno centro di Salerno – per chiedere la permanenza del loro parroco, don Francesco Quaranta. Dopo aver saputo del trasfertimento deciso dall’arcivescovo, mons. Andrea Bellandi, previsto dal prossimo mese di settembre, è stata avviata (ancora prima ancora che la notizia fosse ufficializzata) una raccolta firme che in pochi giorni ha raggiunto le 500 adesioni e che oggi ne conta quasi 700. I parrocchiani chiedono che venga prorogata la nomina di don Francesco, che è stato invece trasferito a Battipaglia, dove guiderà la comunità che fa capo alla chiesa di S. Maria delle Grazie in Belvedere.
Le ragioni di questa mobilitazione non stanno solo nel legame costruito negli anni da don Francesco con la comunità, ma soprattutto nella convinzione che il percorso abbia ancora bisogno di tempo per consolidarsi. Prima l'emergenza Covid e le restrizioni imposte dalla pandemia – scrivono i firmatari dell’appello al vescovo – che per oltre due anni hanno ridotto incontri, celebrazioni e attività formative; poi i lavori di ristrutturazione della parrocchia e dei suoi locali, che sono durati mesi, imponendo ulteriori sacrifici alla comunità e una rimodulazione delle iniziative pastorali. Un cambio di guida proprio in questo momento rischierebbe di interrompere un processo che sta dando risultati concreti.
A preoccupare maggiormente la comunità di San Pietro in Camerellis è soprattutto il futuro delle numerose attività sociali sviluppate negli ultimi anni grazie a don Francesco. Tra queste l'Unità di Strada che, grazie all'impegno di volontari e operatori coordinati dal parroco, offre assistenza continuativa alle persone senza fissa dimora presenti nel centro cittadino. Ogni settimana vengono distribuiti pasti caldi, coperte, indumenti e beni di prima necessità, ma anche ascolto e supporto umano a chi vive situazioni di marginalità. Un'attività che, secondo i promotori della petizione, rappresenta – assieme alla liturgia, all’animazione giovanile, ai campi scuola e alle tante altre attività di animazione sociale e pastorale – un punto di riferimento per le persone fragili del territorio e che necessita di stabilità organizzativa per continuare a operare con efficacia.
È il diritto canonico a regolare la nomina dei parroci. In particolare, il can. 523 stabilisce che la nomina del parroco spetta al vescovo diocesano. Il can. 522 afferma invece che il parroco deve godere di stabilità e quindi essere nominato a tempo indeterminato, a meno che la Conferenza episcopale di un determinato Paese non abbia fissato un diverso termine. In Italia la CEI, con un decreto del 1983, ha stabilito che i vescovi italiani possono (ma non sono obbligati a farlo) fissare un limite temporale alla durata dell’incarico di parroco. Il limite indicato dalla Cei è 9 anni. Ma il vescovo mantiene la piena libertà di prorogare l’incarico oltre i 9 anni, quando lo ritenga opportuno; o di nominare a tempo indeterminato. Molte diocesi italiane hanno adottato la prassi dei 9 anni, anche per non rendere la parrocchia una sorta di “feudo” a disposizione del parroco e di consentire un ricambio nella gestione economica e nell’azione pastorale. Altre diocesi mantengono invece la nomina a tempo indeterminato prevista dal can. 522 del Codice di Diritto Canonico. Nell'Istruzione emanata a cura della Congregazione per il Clero, il 20 luglio 2020, dal titolo “La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa”, viene chiarito (§ 68) che di norma la nomina di un parroco è a tempo indeterminato, pur potendo il vescovo decidere diversamente.
Intanto a Salerno, mons. Andrea Bellandi ha emanato il 23 giugno scorso la nota ufficiale con cui comunica le sue scelte, che avranno ufficialmente efficacia canonica a decorrere dal prossimo mese di settembre. Emerge che il vescovo ha provveduto in diocesi a ben 19 avvicendamenti (tra cui quello di don Francesco Quaranta) e 2 nuove nomine. Con ulteriori avvicendamenti ancora in via di definizione, che saranno resi noti successivamente. Non hanno sortito per ora effetto, quindi, la petizione e i malumori espressi su molti organi di stampa e tv locali, dei fedeli di San Pietro in Camerellis.
Da parte sua, la Curia ha provato a motivare gli avvicendamenti come giuridicamente inevitabili. A Salerno però in diversi sottolineano che mons. Bellandi non applica un criterio unico per la durata delle nomine e che quindi il valzer degli avvicendamenti avvantaggerebbe alcuni preti a scapito di altri, con casi di parroci che svolgono il proprio ministero in una determinata parrocchia da ben più di 9 anni. In effetti, basta spulciare l’annuario diocesano della diocesi di Salerno-Campagna-Acerno per imbattersi in numerose eccezioni alla regola. Come quella di don Giuseppe Landi, nominato a Gesù Risorto nel 2018, trasferito nel 2024 a San Bartolomeo (Eboli), ma dopo appena un anno, nel 2025, nominato nuovamente a Gesù Risorto, con scadenza 2034. 15 anni complessivi nella stessa sede. O come don Lorenzo Gallo, nominato nell'ormai lontano 1985 a Santa Maria Regina Pacis (Fuorni), dove ha concluso il suo mandato nel 2021. Dopo una breve parentesi di 4 anni come vice parroco a Santa Trofimena, nel 2024 è stato nuovamente nominato parroco della stessa Regina Pacis, fino al 2033. In tutto, 39 anni complessivi nella stessa parrocchia. Un record. Se non ci fosse don Generoso Bacco (80 anni), dal 1973 parroco di Parrocchia S. Pietro e S. Maria delle Grazie (Curti di Giffoni Valle Piana). Ma – si potrebbe eccepire – si tratta di una nomina precedente il decreto Cei del 1983. Certo, ma oltre all’età superiore a quella canonica dei 75 anni prevista per la pensione, c’è anche la nomina – datata 1 ottobre 1988 – ad amministratore della Parrocchia Santi Giovanni Battista ed Elia (S. Giovanni di Giffoni Valle Piana), tuttora vigente.
Poi ci sono casi come quello di don Felice Moliterno: nominato parroco di Sant'Agostino e Santa Lucia nel 2012 (finora 14 anni), nel 2020 don Felice raddoppia con la nomina alla parrocchia del SS. Crocifisso (scadenza prevista 2029) e dal 2023 diventa anche parroco della Cattedrale di Salerno, almeno fino al 2032. Insomma, la Curia da una parte chiede ai laici e ai parroci il sacrificio del distacco in nome di un criterio, ma poi applica quella stessa norma in modo molto elastico e la "discrezionalità" del vescovo viene interpretata come arbitriaria da una parte dei fedeli.
*Foto presa da Wikimedia Commons, immagine originale e licenza
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