Nessun articolo nel carrello

Per una governance globale. L’urgenza della trasformazione

Per una governance globale. L’urgenza della trasformazione

Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 29 del 05/09/2026

Hegel ci ha lasciato un'idea particolarmente potente per comprendere i momenti di trasformazione: è necessario saper leggere lo spirito dei tempi. Le società cambiano quando diventano capaci di riconoscere le contraddizioni del proprio momento storico e si rendono conto che le strutture esistenti non rispondono più alla realtà che si presenta.

Ci troviamo di fronte a uno di quei momenti cruciali. Mai prima d'ora l'umanità ha posseduto una tale quantità di conoscenze sulle condizioni ambientali che ne sostengono l'esistenza. Comprendiamo il funzionamento del sistema climatico, monitoriamo la deforestazione tramite satellite, misuriamo la concentrazione di gas serra, controlliamo oceani, fiumi e falde acquifere e siamo in grado di prevedere, con crescente precisione, i rischi associati al riscaldamento globale.

Allo stesso tempo, i segnali hanno abbandonato il regno delle relazioni scientifiche per entrare a far parte dell'esperienza quotidiana. Ondate di calore, siccità prolungate, incendi boschivi estremi, piogge torrenziali, alluvioni e perdita di biodiversità rivelano una realtà che non può più essere considerata una mera ipotesi sul futuro.

La scienza aveva previsto il problema. Ora la realtà lo conferma.

È a questo punto che la riflessione di Hegel trova, attraverso un altro percorso, una dimensione darwiniana. Darwin dimostrò che, di fronte ai cambiamenti ambientali, la capacità di adattamento è un fattore decisivo per la sopravvivenza delle forme di vita.

Le società umane, tuttavia, presentano una condizione unica: trasformano l'ambiente, spesso oltre la sua capacità di carico, e poi subiscono le conseguenze degli squilibri che esse stesse causano, senza disporre di meccanismi istituzionali sufficientemente efficaci per correggere la rotta.

La questione fondamentale, dunque, diventa: saremo in grado di trasformare il nostro modo di interagire con l'ambiente, assoggettando le nostre attività ai limiti ecologici che sostengono la società stessa? E saremo in grado di costruire istituzioni efficienti, scientifiche e democratiche per guidare questa trasformazione?

Questa è forse una delle grandi questioni di civiltà del XXI secolo. L'adattamento di cui abbiamo bisogno non consiste semplicemente nel reagire agli impatti dopo che si sono verificati. Richiede il riconoscimento preventivo dei limiti dei sistemi naturali e la riorganizzazione delle nostre forme di occupazione del territorio, produzione, consumo e utilizzo delle risorse in modo compatibile con la loro capacità di carico.

In questo senso, la governance ambientale diventa un meccanismo di adattamento consapevole della società: è attraverso di essa che la conoscenza scientifica sui limiti ecologici può essere convertita in pianificazione, norme, decisioni pubbliche e partecipazione sociale capaci di guidare l'azione umana prima che tali limiti vengano superati.

Non ci troviamo più di fronte a problemi ambientali isolati. Ci troviamo di fronte a cambiamenti sistemici. Clima, biodiversità, acqua, uso del suolo, produzione alimentare, salute e organizzazione delle città sono profondamente interconnessi. Tuttavia, spesso continuiamo a gestire questa realtà attraverso strutture frammentate, politiche settoriali e decisioni a breve termine.

Esiste, dunque, una contraddizione fondamentale del nostro tempo: la conoscenza avanza più rapidamente della governance.

Le informazioni non mancano. Ciò che manca è la trasformazione della conoscenza in processo decisionale, della percezione in consapevolezza collettiva e della consapevolezza in capacità istituzionale.

Questa trasformazione richiede strumenti che permettano alla società di valutare criticamente il modo in cui lo Stato gestisce l'integrità degli ecosistemi, che non può essere tutelata dalla retorica o da azioni di facciata. Essa deve essere compresa attraverso la scienza, garantita dalla legge e difesa attraverso la partecipazione attiva dei cittadini.

Fu proprio questa percezione a spingere l'Istituto Brasiliano per la Protezione Ambientale (Proam) a sviluppare un indicatore volto a valutare la qualità della governance ambientale a São Paulo, esaminando dimensioni fondamentali quali la scienza, la partecipazione sociale, il clima, l'acqua, la qualità dell'aria, la pianificazione territoriale e le autorizzazioni ambientali.

L'obiettivo non è creare l'illusione di una precisione matematica assoluta, ma individuare le tendenze storiche e verificare se le nostre capacità istituzionali stiano aumentando o diminuendo di fronte alla complessità delle sfide.

L'analisi condotta dagli esperti coinvolti evidenzia una preoccupante tendenza all'indebolimento degli strumenti, delle istituzioni e dei meccanismi di partecipazione negli ultimi decenni. È proprio di fronte a questa tendenza regressiva che è nata la Carta di São Paulo per la Ricostruzione della Governance Ambientale, firmata da duecento esperti e istituzioni, come proposta mirata a preparare lo Stato alle condizioni e alle sfide del XXI secolo.

E qui sorge una domanda fondamentale: come adattarsi a una realtà sempre più complessa quando gli strumenti stessi necessari per comprenderla si stanno indebolendo? (…).

Si tratta della perdita di memoria tecnica, continuità scientifica, capacità di pianificazione e di prevenzione. In un'epoca segnata dall'emergenza climatica, la riduzione di queste capacità amplia quello che possiamo definire il deficit di adattamento istituzionale: il crescente divario tra la velocità dei cambiamenti ambientali e la capacità delle istituzioni di comprenderli, anticiparli e reagirvi.

Riconoscere questa carenza, tuttavia, è solo una parte del problema. È necessario definire quale architettura istituzionale possa superarla.

La risposta risiede nella costruzione di un sistema di governance ambientale che sia al contempo scientifico e partecipativo, dotato di una conoscenza ambientale pubblica. La sfida è integrare scienza e partecipazione in un unico sistema per la produzione di conoscenza, il processo decisionale e il controllo sociale. (…).

La scienza senza partecipazione può produrre conoscenza priva di legittimità sociale; la partecipazione senza scienza può non disporre degli strumenti necessari per interpretare sistemi ambientali sempre più complessi. La governance ambientale nel XXI secolo deve integrare entrambi gli aspetti.

Superare il deficit di adattamento istituzionale richiede quindi più che la ricostruzione degli organi o il ripristino delle strutture amministrative. Richiede l'organizzazione della conoscenza e della partecipazione sociale e la loro trasformazione in una capacità istituzionale permanente per comprendere la realtà, anticipare i rischi e orientare l'azione statale.

Hegel ci aiuta a riconoscere quando un'epoca richiede una trasformazione. Darwin ci ricordache la permanenza dipende dalla capacità di adattamento. E il paradosso di São Paulo è che è entrata nell'era dell'emergenza climatica indebolendo proprio i meccanismi istituzionali necessari per comprendere il cambiamento, anticiparne i rischi e guidare questo adattamento.

È questo divario tra conoscenza e azione che dobbiamo colmare. Lo spirito del nostro tempo esige qualcosa di più della semplice consapevolezza della crisi. Esige una conoscenza ambientale pubblica. La scienza per comprendere; la partecipazione sociale per costruire e legittimare le scelte; la legge per garantire dei limiti; e, infine, istituzioni solide capaci di trasformare la conoscenza in decisioni e le decisioni in azioni.

Perché i limiti ecologici non sono negoziabili con la nostra incapacità istituzionale. O costruiamo collettivamente la capacità di governare la trasformazione che stiamo innescando, oppure saremo governati dalle sue conseguenze. 

​Carlos Bocuhy è presidente dell’Instituto Brasileiro de Proteção Ambiental. Articolo pubblicato il 12 agosto sul sito dell’Istituto Humanitas Unisinos

*Foto presa da Unsplash, immagine originale e licenza 

Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.

Adista è una piccola coop. di giornalisti che dal 1967 vive solo del sostegno di chi la legge e ne apprezza la libertà da ogni potere - ecclesiastico, politico o economico-finanziario - e l'autonomia informativa.
Un contributo, anche solo di un euro, può aiutare a mantenere viva questa originale e pressoché unica finestra di informazione, dialogo, democrazia, partecipazione.
Puoi pagare con paypal o carta di credito, in modo rapido e facilissimo. Basta cliccare qui!

Condividi questo articolo:
  • Chi Siamo

    Adista è un settimanale di informazione indipendente su mondo cattolico e realtà religioso. Ogni settimana pubblica due fascicoli: uno di notizie ed un secondo di documentazione che si alterna ad uno di approfondimento e di riflessione. All'offerta cartacea è affiancato un servizio di informazione quotidiana con il sito Adista.it.

    leggi tutto...

  • Contattaci

  • Seguici

  • Sito conforme a WCAG 2.0 livello A

    Level A conformance,
			     W3C WAI Web Content Accessibility Guidelines 2.0

Sostieni la libertà di stampa, sostieni Adista!

In questo mondo segnato da crisi, guerre e ingiustizie, c’è sempre più bisogno di un’informazione libera, affidabile e indipendente. Soprattutto nel panorama mediatico italiano, per lo più compiacente con i poteri civili ed ecclesiastici, tanto che il nostro Paese è scivolato quest’anno al 46° posto (ultimo in Europa Occidentale) della classifica di Reporter Senza Frontiere sulla libertà di stampa.