“Un’altra difesa è possibile”: cosa significano quelle 50mila firme
È un «traguardo storico» quello raggiunto dalla campagna “Un’altra difesa è possibile” con il superamento della soglia delle 50mila firme necessarie per depositare in Parlamento il testo di una Proposta di Legge (PdL) d’iniziativa popolare sulla Difesa civile non armata e nonviolenta, in attuazione degli artt. 11 e 52 della Costituzione. Nonostante il disinteresse dei media mainstream e le difficoltà iniziali, la mobilitazione di movimenti della società civile e degli enti locali ha impresso una svolta insperata alla mobilitazione. La raccolta prosegue fino al 18 settembre per rafforzare il mandato politico in vista del dibattito parlamentare e lanciare un segnale chiaro alle forze politiche per il 2027. La PdL – che chiede l’istituzione e il finanziamento di un Dipartimento per la Difesa civile non armata e nonviolenta presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – sarà consegnata in nei prossimi giorni in Senato, dove ci si augura possa iniziare al più presto il suo iter parlamentare.
Con lo sguardo puntato sulle elezioni del 2027, i promotori della Campagna ritengono di aver fornito «un banco di prova su cui chiamare a pronunciarsi le forze politiche: destinare risorse alla prevenzione dei conflitti, alla mediazione e alla cooperazione, invece che alla sola crescita della spesa militare, è una scelta di campo che riguarda il futuro del Paese».
«L’obiettivo è portare sul tavolo della politica e nel dibattito nazionale il tema di un’altra difesa possibile», spiega Mao Valpiana (presidente del Movimento nonviolento e coordinatore della campagna “Un’altra difesa è possibile”), «spostando fondi pubblici dalla preparazione della guerra alla costruzione della pace».
Questo importante obiettivo è «il segnale di una sensibilità diffusa nel nostro Paese contro la guerra e le spese militari. Ci aspettiamo ora che il Parlamento, invece di altre misure per il riarmo, discuta la proposta di legge e risponda alla domanda che sale dai cittadini e dalle cittadine», aggiunge anche Giulio Marcon (co-portavoce di Sbilanciamoci!).
Sulla stessa lunghezza d’onda Laura Milani (presidente della CNESC): «In questo momento storico, in cui si tende a normalizzare la guerra, a militarizzare la società e a far passare la corsa al riarmo come l’unica via per garantire la sicurezza, è un segnale straordinario che così tante persone abbiano voluto firmare per questa legge di iniziativa popolare. È un invito forte a un cambiamento di prospettiva sul modo di intendere la difesa e su come costruire vere politiche di pace».
«Siamo pronti ad affrontare il confronto con il Parlamento e con l’opinione pubblica sul modello di difesa necessario per il nostro Paese», afferma infine Alfio Nicotra (coordinatore dell’Esecutivo di Rete Italiana Pace Disarmo). La nostra proposta «arriva alle Camere prima della tanto annunciata “riforma Crosetto” dello strumento militare nazionale. Mentre il militarismo mostra su tutti i fronti il proprio fallimento, incapace di risolvere i conflitti e di dare sicurezza ai popoli, il movimento per la pace propone una difesa reale della nostra società e della nostra democrazia, fedele ai principi sanciti dagli articoli 11 e 52 della Costituzione. Questo schieramento vasto e unitario, che ha fatto della nonviolenza e del disarmo il proprio manifesto politico, rappresenta una risorsa importante per la nostra democrazia. In tempi in cui il riarmo viene spacciato come unica soluzione alla guerra mondiale a pezzi, non era facile scrivere una pagina diversa. Invece l’abbiamo scritta, ed è per noi il primo passo nella direzione giusta».

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