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Caserta: la Regione accontenta la Curia e trova 15 milioni per l’ex Macrico. Forse

Caserta: la Regione accontenta la Curia e trova 15 milioni per l’ex Macrico. Forse

Tratto da: Adista Notizie n° 32 del 26/09/2026

42717 CASERTA-ADISTA. L’annuncio lo dà direttamente la diocesi di Caserta: è stato raggiunto l’accordo con la Regione Campania che sarebbe pronta a finanziare con 15 milioni di euro gli interventi nel primo lotto dell’ex Macrico, l’area di 33 ettari di proprietà ecclesiastica situata nel cuore di Caserta che da venticinque anni è al centro di una contesa fra chi vorrebbe renderla totalmente inedificabile e trasformarla in parco pubblico a disposizione della città e chi immagina dei progetti di riqualificazione che prevedono anche migliaia di metri cubi di cemento (v. Adista Notizie nn. 15, 20 e 28/23; 25, 33, 37 e 40/24; 13/25).

Si tratta in realtà solo di un accordo verbale – che la Regione Campania presieduta dal pentastellato Roberto Fico, interpellata da Adista, non smentisce ma nemmeno conferma – che necessita di alcuni passaggi amministrativi ancora tutti da realizzare. E sui quali il Comitato Macrico Verde (la rete di associazioni e cittadini che da anni si batte perché l’area sia dichiarata inedificabile e destinata a parco pubblico) avanza forti dubbi anche di legittimità.

Rientra dalla finestra, quindi, quello che era uscito dalla porta. Naufragata infatti la possibilità – come anticipato dalla nostra agenzia – di ottenere i 15 milioni da un fondo speciale per il Giubileo destinato alla riqualificazione dei luoghi di culto (che nel Macrico non esistono, tranne una cappella diroccata usata dai militari quando l’area era occupata dalle forze armate, v. Adista Notizie nn. 27/25 e 26/26), il finanziamento sarebbe stato trovato all’interno del Fondo di rotazione dell’accordo per la coesione della Regione Campania. Denaro però che non può essere erogato al proprietario dell’ex Macrico, l’Istituto diocesano per il sostentamento del clero di Caserta (Idsc), che non può ricevere finanziamenti pubblici. La diocesi guidata dal vescovo Pietro Lagnese pertanto intende avviare una complessa procedura (anche questa già rivelata dalla nostra agenzia: v. Adista Notizie nn. 39/25 e 10/26) che, interpellato da Adista, Elpidio Pota – segretario della Fondazione “Casa Fratelli tutti”, l’ente costituito dalla Diocesi per realizzare e gestire la «rigenerazione urbana» dell’ex Macrico, ribattezzato “Campo Laudato sì” – spiega: il piano prevede che «la diocesi di Caserta, per il tramite del proprio Ramo Ets (ente di terzo settore recentemente creato dalla diocesi che può beneficiare di agevolazioni anche di natura fiscale e accedere a contributi pubblici, ndr), acquisisca dall’Idsc il diritto di superficie, della durata di 99 anni, esclusivamente sull’area interessata dall’intervento finanziato. L’Idsc – informa Pota – rimane proprietario dell’area, mentre sulla porzione interessata dall’intervento sarà costituito il predetto diritto di superficie. Successivamente tale area sarà messa temporaneamente a disposizione della Regione Campania mediante contratto di comodato, esclusivamente per il periodo necessario alla progettazione e alla realizzazione delle opere, senza alcun trasferimento della proprietà dell’area alla Regione. La quale ha manifestato la propria disponibilità ad assumere direttamente il ruolo di soggetto attuatore e stazione appaltante». Un passaggio quest’ultimo reso necessario dal fatto che la stessa Regione aveva messo per iscritto che «il Ramo Ets non possiede la capacità organizzativa, tecnica ed economica idonea alla gestione ed attuazione dell’intervento finanziato».

Ammesso che questa operazione vada in porto – a cui anche la Conferenza episcopale italiana dovrà dare il via libera –, a cosa serviranno i 15 milioni della Regione? Ad avviare la prima parte della realizzazione di un mega disegno di «rigenerazione urbana» dell’area dal costo complessivo di almeno 180 milioni di euro presentato tre anni fa dalla diocesi che prevede anche edificazioni per una volumetria di 250mila metri cubi (v. Adista Notizie nn. 15 e 20/23). E che per questo è contestato dal Macrico Verde, che ravvisa in questo progetto la pietra tombale su un parco pubblico totalmente verde da restituire alla città. Spiega ancora Pota: «Nell’attuale impostazione, il primo lotto interessa le aree del masterplan riconducibili principalmente al parco della biodiversità, al parco della pace, alla parte settentrionale del parco dell’economia di Francesco e al boulevard centrale di collegamento (cioè una grande strada asfaltata, ndr). La definizione puntuale delle singole opere e delle quantità sarà comunque rimessa ai successivi livelli di progettazione, fermo restando il vincolo di coerenza con il masterplan e la priorità che si intende dare alla riqualificazione del verde. Sarà la Regione Campania, nella qualità di soggetto attuatore e stazione appaltante, a curare le procedure di affidamento della progettazione e dei lavori e a realizzare, nei limiti delle risorse disponibili, le opere previste dal masterplan».

La richiesta del “Macrico Verde”

«Grande soddisfazione» per la possibilità del finanziamento regionale viene espressa dal Comitato Macrico Verde. Che però, in un comunicato diffuso nei giorni successivi all’annuncio della Diocesi, avanza alcuni dubbi e soprattutto chiede chiarimenti. «La Regione Campania sarebbe stazione appaltante e soggetto attuatore del progetto di trasformazione di una parte dell’area in parco polifunzionale, occupandosi dei progetti di fattibilità tecnico-economica ed esecutivo, degli affidamenti e della gestione dei lavori. Il riferimento sarebbe il masterplan presentato dalla Fondazione “Casa Fratelli tutti”. La Regione non può però concedere un finanziamento per un parco polifunzionale nel Macrico, senza che l’area stessa abbia una destinazione urbanistica e senza un progetto che preveda cosa realizzare. Ricordiamo che sull’area gravano due vincoli del Ministero della cultura, in base ai quali, come ricordato dalla Soprintendenza di Caserta, si possono unicamente recuperare le costruzioni esistenti e laddove il recupero non fosse possibile, deve essere ripristinato il verde, corrispondentemente alla destinazione urbanistica F2 (verde pubblico, totalmente inedificabile, ndr). Per l’attribuzione della destinazione urbanistica si è avviata la procedura preliminare all’Accordo di programma. A tal fine ci deve essere un progetto definitivo, ma il masterplan presentato è solo uno studio di prefattibilità». Inoltre, conclude la nota, in base alla legge «è obbligatoria la presenza dei portatori di interessi diffusi, come per l’appunto il Comitato Macrico Verde, finora tenuto fuori dal tavolo dell’Accordo di programma. La natura programmatoria dell’atto non impedisce che esso possa essere lesivo degli interessi legittimi e dei diritti soggettivi, come ad esempio il diritto soggettivo alla salute. Per tali motivi chiediamo ancora una volta di partecipare a tutte le fasi del procedimento relativo all’Accordo di programma per l’area ex Macrico». 

*Foto presa da Wikimedia Commons, immagine originale e licenza 

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