Libiagate: a progesso “Rcowans” per le itimidazione a don Mattia Ferrari
MODENA-ADISTA. Nella giornata di oggi, nell’ambito del processo relativo all’account X “rgowans”, sarà ascoltato come testimone don Mattia Ferrari, cappellano di bordo di Mediterranea. Quello contro “rgowans” è un procedimento di particolare rilievo per la possibilità di fare luce su una vicenda che riguarda da anni il rapporto tra le milizie libiche, le politiche di respingimento nel Mediterraneo e le intimidazioni rivolte a chi opera nel soccorso civile in mare. “Rgowans” è infatti il nome dell’account dietro il quale, secondo quanto ricostruito da diverse inchieste giornalistiche, si celerebbe una persona indicata dal giornalista Nello Scavo come il “portavoce del Libyagate”.
Dal 2017 l’account ha diffuso contenuti riconducibili alle milizie libiche coinvolte nelle operazioni di intercettazione e respingimento delle persone migranti. Ha inoltre pubblicato materiale riservato relativo ad apparati militari italiani ed europei e rivolto attacchi e intimidazioni a chi svolge attività di soccorso civile e presta assistenza alle persone in pericolo nel Mediterraneo.
È proprio dalla denuncia presentata a seguito dei tentativi di intimidazione nei confronti di don Mattia, assistito dall’avvocata Francesca Cancellaro, che ha avuto origine la complessa vicenda giudiziaria oggi arrivata al processo che si celebra a Modena.
Per Mediterranea Saving Humans «questo procedimento rappresenta un passaggio importante per continuare a chiedere verità e trasparenza su ciò che accade nel Mediterraneo, sul ruolo delle milizie libiche e sulle eventuali connivenze e protezioni che ne hanno consentito e ne consentono l’operatività. Mediterranea è al fianco di don Mattia Ferrari e di tutte le persone che, dentro e fuori dal mare, continuano a impegnarsi per il rispetto dei diritti umani e per fare piena luce su quanto accade alle frontiere del Mediterraneo».
Foto Mediterranea Saving Humans
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