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Tra cielo e terra, un libro racconta “l’abito laico” di Giorgio La Pira

Tra cielo e terra, un libro racconta “l’abito laico” di Giorgio La Pira

Tratto da: Adista Notizie n° 32 del 26/09/2026

42720 FIRENZE-ADISTA. Pietro Antonio Carnemolla è tra i più importanti studiosi dell’opera di Giorgio La Pira. La Pira, politico e mistico, giurista e teologo laico, difensore dei poveri e degli oppressi, operatore e ambasciatore di pace, definito il “sindaco santo” di Firenze, fu una figura imprescindibile del cattolicesimo conciliare e della presenza dei cattolici in politica nella Costituente e negli anni della ricostruzione post bellica. A La Pira Carnemolla ha dedicato diversi studi, come Un cristiano siciliano. Rassegna degli studi su Giorgio La Pira (1999) e Un laico cristiano: Giorgio La Pira (2021). È da poco in libreria un nuovo contributo, che si propone come un’approfondita indagine bibliografica condotta per temi. Si intitola L’abito laico di Giorgio La Pira. Analisi bibliografica per temi (2000-2025) (Polistampa-Fondazione Giorgio La Pira, 2026, pp. 408, euro 23) e ripercorre gli studi degli ultimi 25 anni sull’ex sindaco di Firenze, come una sorta di mini biografia costruita attraverso l'esposizione e la discussione di quegli argomenti che hanno segnato la vita di La Pira e che ancora oggi restano centrali per conoscerne la figura. Tra i temi scelti da Carnemolla quelli relativi alla pace, alla vita contemplativa, alle questioni sociali e di diritto e anche alle attività di carattere caritativo. Parte dal periodo della giovinezza vissuto in Sicilia fino ad arrivare alle ultime iniziative per la pace in ambito internazionale.

Nella sua introduzione al testo, Carnemolla parla di La Pira come di «un vero protagonista nei lavori preparatori della struttura della Carta costituzionale», in particolare per quanto riguarda «gli articoli 2 e 3 articoli che informano tutto lo spirito della Carta fondamentale poiché in essa sono previsti i principi solidaristici e comunitari». La Pira, scrive Carnemolla, «rifiutando qualsiasi tentativo di accettare l'utilizzo di principi deterministici propri della filosofia e della Scienza economica del tempo, attuò quello che nella giovane Costituzione doveva considerarsi il principio direttivo di qualsiasi azione politica: non sarebbe valida la programmazione del principio se non si realizza, nel concreto, il valore della persona umana. Nessuna azione politica può realizzare la dignità dell'uomo se non lo si libera economicamente dalla miseria». Nel corso della sua vita politica, La Pira «realizza concretamente quei propositi con iniziative dirompenti e rivoluzionarie che scossero la pigrizia dei tradizionalisti e sorpresero che ritenevano avere il monopolio della questione del proletariato. un percorso irto di difficoltà, incomprensioni, amarezze. Mistico attivo, la Pira fu fatto oggetto di calunniose allusioni provenienti dai più diversi ambienti. Lo attaccarono non già sul piano della fede», ma «sul modo di realizzarla». Tra i suoi detrattori, anche il card. Alfredo Ottaviani, che «lo timbrò con il bollo di “comunistello di sagrestia”, epiteto da don Milani definito "volgare e qualunquista”».

La Pira, spiega Carnemolla, non rispose mai pubblicamente alle accuse che gli venivano mosse, «si difese nel modo a lui più congeniale con scritti riservati, consapevole che un eventuale pubblicità avrebbe creato confusione e non pochi e equivoci». Accettò comunque di stare in una Chiesa imperfetta, «a costo dell'impopolarità e dell'isolamento». E dal 1965, con le dimissioni da sindaco, gli fu impedito di svolgere qualsiasi attività di rilievo. Fu inoltre un intellettuale in grado di concepire la storia e le vicende umane in una prospettiva teologica: «Appartenne a quella categoria di laici che non chiesero alla gerarchia d'essere autorizzati a occuparsi di teologia e, nello stesso tempo, non pretese di essere indipendente dal magistero».

Nella sua azione pubblica, come in quella privata, «non si limitava a denunciare l'egoismo di una classe benestante tesa a difendere con ogni mezzo ai propri interessi, ma adottò provvedimenti che si rivelarono idonei allo scopo, come la difesa delle fabbriche fiorentine e la forzata requisizione delle case sfitte e disabitate per poterle offrire a chi ne era sprovvisto E personalmente si prodigò nel raccogliere fondi – iniziando dal suo stipendio – destinandoli alle più varie opere caritative sia nella veste di sindaco ma anche di privato cittadino, oltre che nella qualità di presidente della conferenza della San Vincenzo della Toscana». Insomma «Giorgio La Pira non fu un sognatore perché rimase fedele alla terra e a essa si legò con piani, desideri e azioni. In un mondo ingiusto non preferì una vita tranquilla perché la sua Fede – pur spingendolo alle cose di là sopra – lo indusse, con determinazione e coraggio, a protestare e a proporre soluzioni che solo dopo molti anni sono state comprese e ritenute veritiere».

Nel presentare il proprio lavoro, Carnemolla assicura che nell'ultimo ventennio sono stati pubblicati su La Pira studi di notevole spessore che presentano il “sindaco santo” non solo come una personalità che ha inciso nella storia civile e religiosa del suo tempo, ma soprattutto come uno tra i pochi pensatori e uomini d'azione che hanno saputo indicare quali dovrebbero essere i percorsi che attendono ancora di essere realizzati, «se l'umanità intende raggiungere un periodo di vera pace e prosperità». 

*Foto presa da Wikimedia Commons, immagine originale e licenza 

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