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Il problema del ministero ecclesiastico per la Chiesa che verrà

Il problema del ministero ecclesiastico per la Chiesa che verrà

Tratto da: Adista Documenti n° 42 del 09/12/2017

DOC-2883. VICENZA-ADISTA. Che cosa ha significato per la Chiesa la reintroduzione del diaconato permanente da parte del Concilio Vaticano II? Quali sono le potenzialità rimaste inespresse e quali sono le strade da percorrere, oggi, per arrivare ad una più ampia corresponsabilità ministeriale? Su queste piste di riflessione si è sviluppata la giornata di studio sul tema “Diaconato e diaconia. Per essere corresponsabili nella Chiesa», svoltasi a Vicenza il 28 ottobre scorso su iniziativa della Pia società San Gaetano, del Coordinamento delle teologhe italiane, del Centro documentazione e studi “Presenza donna” delle suore Orsoline, della Comunità del diaconato in Italia e della diocesi locale.

Invitati a dibattere sul tema, di fronte a oltre duecento persone provenienti da tutta Italia, Serena Noceti (ecclesiologa e vicepresidente dell’Associazione teologica italiana), Alphonse Borras (vicario generale della diocesi di Liegi e professore emerito all’Università Cattolica di Lovanio), Luca Garbinetto (pastoralista e presbitero della Pia società San Gaetano), Dario Vivian (docente di Teologia pastorale alla Facoltà teologica del Triveneto, che ha aperto la giornata di studio), Cristina Simonelli (patrologa e presidente del Coordinamento delle teologhe italiane, che ha guidato il dibattito), Cettina Militello (direttrice della cattedra “Donna e cristianesimo” della Pontificia Facoltà Teologica Marianum), Matteo Cavani e Federico Manicardi (entrambi preti della diocesi di Modena).

Il tempo della corresponsabilità 

La fondazione scritturistica del tema è stata indagata da Serena Noceti. A partire dall’esegesi di Ef 4,11-16, Noceti ha sottolineato come l’unità plurale della Chiesa, concepita a immagine della Trinità, sia un dinamismo mai compiuto in cui tutti i credenti sono coinvolti, e compito dei diversi ministri sia quello di prepararli alla diaconia. Sulla stessa linea, Borras si è soffermato sullo specifico del diacono, individuandolo nell’essere garante dell’apostolicità della fede vissuta, nell’abilitazione al servizio di tutti con l’autorità di Cristo e il potere dello Spirito e nel suo ruolo di promotore della diaconia della Chiesa e dei fedeli. Solo una relazione quotidiana col Dio Uno e Trino, ha poi affermato Luca Garbinetto, permette di costruire relazioni e di generare organismi di autentica corresponsabilità fra tutti i membri del Corpo di Cristo. È dalla diaconia di Dio che deriva la diaconia della Chiesa, tratto caratterizzante della comunità cristiana nel mondo. Infine don Matteo Cavani e don Federico Manicardi, sacerdoti incardinati nella diocesi di Modena, hanno raccontato la propria esperienza di corresponsabilità pastorale, realizzata a partire dalla vita comune condivisa con altri dieci presbiteri.

Dedicato proprio al tema «Corresponsabilità di uomini e donne nella Chiesa», l’intervento di Cettina Militello si è strutturato intorno a uno schema preciso, sviluppato nella forma di “flash” suggestivi: a partire da un frammento testimoniale che documenta sinergie di genere (Rm 16), che dimostra come ci sia stato «un tempo, nella Chiesa, in cui uomini e donne hanno lavorato insieme, con mansioni analoghe» un tempo «non ci sono né gerarchia né sacralità», Militello è passata all’indagine sui fraintendimenti e i diversi e successivi modelli di Chiesa: dal modello “martiriale”, egalitario, anzi «l’unico profondamente e autenticamente egalitario», afferma Militello, perché davanti al martirio uomini e donne erano uguali, al modello “imperiale”, gerarchico, fondato sulla mistica dell’uno e dunque chiuso alla pluralità; al modello “societario”, fino alla riscoperta, con il Concilio Vaticano II, del modello koinonico e sinodale: è «l’utopia originaria della fraternità/sororità, emerge il disegno trinitario» ed «emerge un modello inclusivo». Si giunge dunque alla riscoperta della soggettualità battesimale (“Donne e uomini corresponsabili dell’‘annuncio’, della ‘lode’, del vicendevole ‘servizio’”), fino a immaginare la Chiesa che verrà: declericalizzata, degerarchizzata, decentrata, pluri-culturata, solidale, in uscita, a servizio.

La ricca giornata di studio sul diaconato si è conclusa con un ricco dibattito moderato da Cristina Simonelli, che ha approfondito vari aspetti della questione, sia di ordine teorico che pratico: dal rapporto tra presbiteri e diaconi alla necessità di evitare nuove “nomenklature ecclesiastiche”, sia pure allargate; dalla marginalità di cui soffre il diaconato nelle Chiese locali alla possibilità di immaginare un ministero diaconale esercitato in coppia con la moglie.

Di seguito pubblichiamo la relazione di Cettina Militello, in una trascrizione rivista dall’autrice.

Particolare centrale del dipinto Cristo nella casa di Marta, attribuito a Georg Friedrich Stettner (olio su legno di quercia, 91 x 146,5 cm - prima metà del XVII sec.), tratto da Wikimedia Commons, immagine originale e licenza

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