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Rwm triplica la produzione di armi. Le associazioni promuovono un ricorso al Tar della Sardegna

Rwm triplica la produzione di armi. Le associazioni promuovono un ricorso al Tar della Sardegna

Tratto da: Adista Notizie n° 2 del 19/01/2019

DOMUSNOVAS (CA)-ADISTA. La Rwm di Domusnovas (Ca), la fabbrica di armi che produce le bombe che poi vengono vendute all’Arabia Saudita per bombardare lo Yemen, triplica (v. Adista notizie nn. 40 e 43/15; 6, 7, 9, 31 e 36/16; 19, 30 e 34/17; 19, 29 e 41/18). E le associazioni per la pace protestano e annunciano un ricorso al Tar della Sardegna.

Lo scorso 13 novembre 2018, infatti, lo Sportello Unico per le Attività produttive e per l'edilizia (Suape) di Iglesias (Ca) ha autorizzato la realizzazione di due nuovi reparti produttivi dello stabilimento Rwm Italia Spa. Tali reparti consentiranno alla Rwm di passare dalle circa 5mila bombe d'aereo all'anno, prodotte attualmente, ad oltre 15mila ordigni, dotati di cariche esplosive da 100 a 500 kg circa, ad alto potenziale. Un procedimento, denunciano le associazioni, che si è svolto «all'interno degli uffici, con un semplice passaggio di documenti per via telematica, senza nessun coinvolgimento della popolazione e delle istituzioni democratiche. Le associazioni per la pace e per la salvaguardia dell'ambiente non hanno avuto accesso agli atti, non sono state ascoltate e sono state escluse dal procedimento amministrativo, nonostante quanto previsto dalla legge nazionale 241/90 e dalla normativa regionale».

Inoltre, proseguono pacifisti e ambientalisti, «non è stata fatta nessuna valutazione di impatto ambientale e non si è considerato l'effetto congiunto sull'ambiente di una serie di modifiche recentemente apportate all'impianto, le quali hanno già prodotto un aumento delle emissioni inquinanti».

«Non è stato aggiornato – denunciano – il piano di emergenza esterna, risalente al 2012. Non è stato considerato il danno am delbientale sulla zona boschiva in cui si trova lo stabilimento e sull'adiacente Sito di interesse comunitario per la presenza di eccezionali endemismi animali e vegetali».

Circa il 45% delle bombe attualmente prodotte dalla Rwm vengono vendute all'Arabia Saudita, che le utilizza per bombardare lo Yemen, dove sono già morti, a causa della guerra, oltre 20mila civili, tra i quali migliaia di bambini. E la fabbrica armiera ha già ordinativi per produrre e vendere bombe all’Arabia ancora per parecchio tempo.

Ma, denunciano le associazioni, «tutto questo è contro la legge italiana (la 185/90) che vieta la vendita di armi a Paesi in guerra o che violano i diritti umani o le convenzioni internazionali». Ed è proprio per questo che numerose associazioni, da anni impegnate contro le bombe made in Sardegna, «rilevando numerose ipotesi di illegittimità», hanno deciso di ricorrere al Tar Sardegna contro la decisione del Comune di Iglesias, con la speranza che i giudici arrivino dove la politica non vuole arrivare (è stato attivato un crowdfunding per finanziare il ricorso, chi volesse contribuire può fare un versamento di qualsiasi importo sul conto di Link-Legami di fraternità, Iban: IT34A0335901600100000149710, Banca Prossima, con causale “Ricorso al Tar”).

Ancora sulla Rwm, dopo i vescovi sardi intervenuti in occasione della Giornata mondiale della pace (v. Adista Notizie n. 1/19), il 9 gennaio, davanti alla sede Rai di viale Mazzini, si è svolta una manifestazione di pacifisti sardi, giornalisti Rai e rappresentanti della Federazione Nazionale della Stampa Italiana per chiedere ai vertici della televisione di Stato di non trasmettere la diretta da Jedda della partita di Supercoppa Juventus-Milan programmata per il 16 gennaio. Una protesta di forte valore simbolico, come hanno spiegato gli stessi organizzatori: «La copertura televisiva della nostra tv di Stato rappresenta un modo fin troppo esplicito per sostenere la scelta di questo e dei precedenti governi di essere complici del massacro della popolazione civile yemenita in quanto produttori e venditori di armi alla coalizione militare a guida Saudita». Ma «se la Rai dovesse astenersi dal trasmettere la partita – hanno aggiunto – darebbe un bel segnale di come i diritti umani valgono più dei diritti televisivi e di come la dignità delle persone, a cominciare da quella delle donne ma anche quella dei lavoratori sardi della Rwm, può essere riscattata con una coraggiosa scelta aziendale». 

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