Auto elettriche e miniere in Congo: cresce la domanda di cobalto, aumentano le malattie respiratorie
Un interessante articolo del periodico di informazione missionaria dei comboniani Nigriza accende una luce sui “costi” umani, spesso poco considerati nel dibattito sulla transizione energetica e, in particolare, sull’affermazione della mobilità elettrica. E lo fa a partire dall’analisi dei dati emersi da un recente report di “Environmental Investigation Agency” (EIA), Ong statunitense che indaga e si batte contro i crimini e gli abusi ambientali che hanno ricadute sulla salute e sulla sicurezza umana.
Uno dei metalli necessari alla realizzazione delle batterie per le auto elettriche, la cui domanda mondiale è in crescita esponenziale, è il cobalto, il 70% del quale si trova nelle miniere della Repubblica Democratica del Congo. «L’espansione delle attività minerarie nel sud-est del Paese – denuncia Nigrizia – potrebbe avere conseguenze dirette sulla salute delle comunità locali». Dopo tre anni di ricerche, il report di EIA ha riscontrato un aumento delle malattie respiratorie tra i membri nelle comunità che abitano nei pressi degli impianti estrattivi della provincia di Lualaba, in particolare nella città mineraria di Fungurume, finita già nel 2021 al centro di un’inchiesta del Guardian per le condizioni di schiavitù cui sono costretti i minatori impiegati.
«La RdCongo ha prodotto 200mila tonnellate di cobalto nel 2024», spiega Nigrizia. «A estrarle è stata l’azienda cinese CMOC, che a Lualaba vanta una concessione di 1.500 km². Negli ultimi anni la crescente richiesta di batterie ha portato all’espansione degli impianti minerari di Fungurume. Nel 2023, il complesso industriale, grande quanto circa 500 campi da calcio, ha più che raddoppiato la capacità di lavorare la terra grezza da cui estrae rame e cobalto. Il suo output totale è passato da 27mila tonnellate al giorno a 57mila». Secondo la Ong con base a Washington, dal 2023 ad oggi 1.200 persone, residenti a poche centinaia di metri dagli impianti, hanno riscontrato gravi «problemi respiratori attribuiti alla presenza nell’aria di diossido di zolfo (SO₂), gas rilasciato nei processi di lavorazione del minerale». Problemi che colpiscono per lo più bambini, ma sempre più anche ragazzi e adulti, e che sovraccaricano sempre più i centri di salute della zona.
La società cinese, pur definendosi disponibile a dialogare con l’organizzazione, respinge le accuse e, producendo proprie indagini, nega il nesso di causalità tra l’aumento della produzione e l’aumento delle malattie respiratorie.
Oltre all’aumento delle malattie respiratorie, l’Ong statunitense denuncia anche la campagna di sfollamenti eseguita dal 2022 per allargare l’impianto estrattivo. Una campagna che ha sfollato 12mila persone con la promessa di risarcimenti e nuove sistemazioni. «Tuttavia – spiega ancora Nigrizia – l’EIA riporta le denunce di molti residenti riguardo compensazioni troppo basse e l’assenza di un reale supporto nella ricerca di una nuova casa».
L’Ong chiede dunque risarcimenti per le comunità colpite e stop temporaneo della produzione per consentire una netta riduzione delle emissioni dannose nell’ambiente.
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