Crisi climatica in Europa: realtà attuale, non minaccia futura. I dati ESOTC
Il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts-ECMWF) è un’organizzazione intergovernativa indipendente sostenuta da 35 Stati. Fondata nel 1975, opera come istituto di ricerca e come servizio meteo, producendo previsioni meteorologiche h24 e dati previsionali. ECMWF gestisce inoltre il Servizio sul Cambiamento Climatico di Copernicus, il programma dell'Unione Europea per l'osservazione della Terra.
L’Organizzazione Meteorologica Mondiale (World Meteorological Organization-OMM) è un'agenzia specializzata delle Nazioni Unite, fondata nel 1950, che coordina la cooperazione globale tra 193 Stati per monitorare l'atmosfera, il clima e le risorse idriche oltre i confini nazionali.
European State Of The Climate (ESOTC) è il report annuale di alto livello sulle condizioni climatiche in Europa e dal 2024 è realizzato congiuntamente dall'ECMWF e dall'OMM. L’edizione presentata oggi, relativa al 2025, rileva dati allarmanti sullo stato del cambiamento climatico nel vecchio continente, il quale può vantare il drammatico primato di regione che si scalda più velocemente al mondo, e sui suoi impatti sulle popolazioni e sulla biodiversità. In sintesi, spiega l’OMM sul suo sito, «il rapido riscaldamento dell'Europa sta riducendo la copertura di neve e ghiaccio, mentre temperature dell'aria pericolosamente elevate, siccità, ondate di calore e temperature oceaniche record colpiscono le regioni dall'Artico al Mediterraneo. L'Europa è esposta a impatti crescenti (dalle ondate di calore record su terra e mare agli incendi boschivi devastanti, fino alla continua perdita di biodiversità) con gravi conseguenze per le società e gli ecosistemi di tutto il continente».
Tra i dati allarmanti emersi da ESOTC 2025 alcuni meritano particolare attenzione: il 95% del territorio europeo ha registrato temperature annuali superiori alla media (più di 30°C anche oltre il Circolo Polare Artico); una grave perdita di massa dei ghiacciai e una copertura nevosa inferiore del 31% rispetto alla media); la temperatura superficiale delle acque marine ha toccato un nuovo record; gli incendi hanno bruciato nel 2025 l'area più estesa mai registrata (1.034.550 ettari); cala la disponibilità idrica, con la portata dei fiumi inferiore alla media 11 mesi su 12; tra gli aspetti positivi, si registra una crescita delle energie rinnovabili, che coprono quasi la metà del fabbisogno energetico in Europa.
I governi non perdano altro tempo
«Le politiche climatiche sono vitali», in particolare per l’Europa e per l’Italia: così commenta il WWF Italia i dati del report ESOTC 2025, sottolineando in particolare gli effetti del cambiamento climatico sulla biodiversità del continente e la necessità di cooperare nella giusta direzione, contro ogni negazionismo climatico, per mettere in sicurezza la natura europea. Un’urgenza che è anche di tipo economico: il WWF cita infatti il report dello Swiss Re Institute – prestigioso centro di ricerca di Swiss Re, uno dei principali gruppi riassicurativi al mondo – per certificare l’aumento vertiginoso delle «perdite legate ai disastri naturali, aumentati di numero e intensità dal cambiamento climatico provocato dall’uso dei combustibili fossili».
I riflettori sono dunque puntati sui governi europei e sulle loro scelte in campo climatico: denuncia Mariagrazia Midulla (responsabile Clima ed Energia del WWF Italia) che «il clima e la biodiversità sono in crisi ma, come la rana nella pentola che bolle, i governi vedono le altre crisi, senza accorgersi delle cause. Purtroppo, i cittadini europei già soffrono le conseguenze della temperatura che nel vecchio continente aumenta più che altrove. Il territorio italiano, poi, ha già tanti motivi di fragilità e dissesto che rischiano di essere esponenzialmente moltiplicati dagli impatti climatici». Mari sempre più caldi, ghiacciai sempre più sciolti, ondate di calore sempre più intense e frequenti, scarsità di precipitazioni e rischio siccità. «Insomma, invece di alimentare la stucchevole narrativa ideologica contro il Green Deal, noi dovremmo essere in testa alla UE per chiedere politiche climatiche efficaci e il rapido abbandono dei combustibili fossili: perché non lo siamo?».
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