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Armi esplosive contro i civili: nei conflitti attuali l'eccezione diventa

Armi esplosive contro i civili: nei conflitti attuali l'eccezione diventa "normalità". Un appello

In una nota diramata ieri, la Rete italiana Pace e Disarmo (RiPD) diffonde i recenti dati rapporto “Explosive Weapons Monitor 2025” per conto della International Network on Explosive Weapons (INEW), rete internazionale di circa 50 Ong (tra le quali anche la RiPD) che chiede un'azione immediata per prevenire le sofferenze umane causate dall'uso di armi esplosive in aree popolate. E invita i governi ad attuare «con urgenza la Dichiarazione politica del 2022 sulla protezione dei civili dall’uso di armi esplosive nelle aree popolate» (v. articolo "Stop bombe sui civili: dopo anni di battaglie arriva la «storica» dichiarazione", Adista Notizie n. 41/22).

«Il quadro tracciato dal rapporto è allarmante», dichiara la RiPD: «Per il terzo anno consecutivo, intere comunità in numerosi Paesi colpiti da conflitti hanno subito bombardamenti quotidiani su città e centri abitati». La Rete punta il dito sul «processo di normalizzazione» per il quale, nelle guerre, è diventato “normale” e non più eccezionale colpire le popolazioni civili con armi esplosive.

Secondo il rapporto, nel 2025, oltre 22.600 civili sono rimasti vittime di armi esplosive; dato in calo rispetto al 2024 grazie al cessate il fuoco in Palestina e in Libano. «Il 56% delle morti civili registrate è attribuito alle forze armate israeliane, mentre crescono le vittime riconducibili ad altri attori statali e non statali in molteplici conflitti». Sempre nel 2025 65 Paesi hanno subito danni a infrastrutture. Allarmante il dato sugli attacchi subiti dagli aiuti umanitari, cresciuti del 52%, il 90% dei quali in Palestina. Ad essere colpite brutalmente sono anche le strutture e persone impegnate nell’istruzione, nella cura delle persone, nella distribuzione di cibo e acqua.

Sul lungo periodo, gli attacchi esplosivi provocano danni ingenti e duraturi. «A Gaza, l’impennata di attacchi alle infrastrutture necessarie agli aiuti umanitari e alla produzione alimentare ha gravemente compromesso la capacità della popolazione palestinese di produrre o procurarsi cibo localmente, aumentando la dipendenza dall’assistenza umanitaria. In Ucraina, dall’inizio del conflitto oltre 3.800 scuole sono state colpite da armi esplosive, con pesanti ripercussioni sull’accesso all’istruzione dei bambini. In Libano, gli attacchi alle infrastrutture idriche ed energetiche collegate hanno gravemente compromesso l’accesso all’acqua sicura in almeno 36 incidenti».

La RiPD lancia l’allarme sull’uso spregiudicato di armi esplosive in contesti abitati in un periodo storico contrassegnato dalla reiterata violazione del diritto internazionale .

Per questo l’Explosive Weapons Monitor e le organizzazioni afferenti alla INEW invocano «un rinnovato impegno per dare piena attuazione alla Dichiarazione politica del 2022 sul rafforzamento della protezione dei civili dalle conseguenze umanitarie dell’uso di armi esplosive nelle aree popolate (EWIPA), finora sottoscritta da 91 Stati, tra cui l’Italia».

Si chiede, nello specifico di «riconoscere pubblicamente e chiedere azioni concrete per affrontare il danno causato ai civili e alle comunità dall’uso di armi esplosive nelle aree popolate»; «sottoscrivere la Dichiarazione e incoraggiarne l’adesione da parte di altri Stati, per garantirne l’adozione e l’attuazione più ampia possibile»; «rivedere, aggiornare o sviluppare politiche e prassi nazionali che stabiliscano limiti chiari all’uso di armi esplosive nelle aree popolate, al fine di evitare danni ai civili»; «promuovere e sostenere la collaborazione tra forze armate, società civile e organizzazioni internazionali nell’attuazione della Dichiarazione».

La RiPD chiede inoltre al governo italiano «di dare piena e concreta attuazione agli impegni assunti con la Dichiarazione politica EWIPA: adottare politiche e direttive nazionali che limitino l’uso di armi esplosive nelle aree popolate, sostenere attivamente il processo internazionale di implementazione della Dichiarazione e promuoverne l’adesione da parte di nuovi Stati».

Leggi la nota della Rete italiana Pace e Disarmo

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