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Indagine ActionAid sui centri per migranti: un sistema in crisi programmata

Indagine ActionAid sui centri per migranti: un sistema in crisi programmata

Il sistema di accoglienza dei migranti in Italia è concepito per riprodurre uno stato di crisi permanente, trasformando quello che è regola in emergenza, anche e soprattutto in assenza di una reale “invasione”. È un’accusa pesante quella scagliata contro il governo guidato da Giorgia Meloni da ActionAid sulla base dei dati raccolti nel report La Frontiera, ovunque. Centri d’Italia 2026, condotto in collaborazione con Openpolis. Il report 2026 – che fotografa la situazione attuale nei CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria), nei centri governativi di prima accoglienza e nei centri degli enti locali del SAI (Sistema Accoglienza e Integrazione) – si fonda su dati inediti ottenuti con oltre 70 istanze di accesso civico a Ministeri e Prefetture. I risultati sono a dir poco inquietanti.

L’invasione non esiste, afferma ActionAid nella nota di presentazione del report diramata il 28 aprile scorso: «Gli accolti a fine 2024, 134.549 persone, sono lo 0,23% della popolazione residente. Grandi centri e sovraffollamento, crescita dei gestori profit, servizi per l’integrazione ridotti, aumento elevato della prima accoglienza, diminuzione dei controlli delle prefetture e mancata protezione del minore. Queste le conseguenze di uno stato “eccezionale” trasformato a regola, che penalizza i più vulnerabili, prima di tutto i minori stranieri non accompagnati»

Spiega Fabrizio Coresi, esperto Migrazioni ActionAid, che le decisioni politiche del governo italiano hanno trasformato l’accoglienza e la tutela dei migranti in «un mero dispositivo di filtro e contenimento», spostando di fatto il lavoro di “frontiera” all’interno del Paese. I numeri sulla prima accoglienza dimostrano che «cresce il segmento che concentra identificazione, screening e smistamento. La frontiera si sposta dentro i confini nazionali dove le procedure su ammissibilità, priorità e trasferimenti si fanno più rapide, rendendo più instabile il passaggio da prima assistenza ad accoglienza effettiva. L’opacità è parte dell’approccio del governo, che rende meno visibili le conseguenze delle scelte amministrative sulla vita delle persone, e sottrae queste scelte al controllo parlamentare e della società civile».

Per scelta politica l'emergenza è «programmata»: «Sovraffollamento, aumento del for profit, centri e gestori sempre più grandi. Nel 2024 i CAS ospitano 96.738 persone, 71,9% del totale. Il SAI si ferma al 24,7% e la prima accoglienza al 3,4%. Non programmare equivale a predisporre le basi di un’emergenza costante in un sistema, privo di un assetto stabile, trasparente e controllabile».

A pagare il prezzo più alto di queste scelte sono i minori stranieri non accompagnati (Msna), in particolare dopo l’introduzione del Decreto Legge 133 del 2023 «che introduce la possibilità eccezionale, in casi di comprovata emergenza, di introdurre minori sopra i 16 anni temporaneamente nei Centri per adulti». Un provvedimento che legalizza una prassi già in voga precedentemente, «una forma stabile di accoglienza impropria, priva di servizi educativi e abitativi adatti alla minore età». Impropria e paradossale, dal momento che si mandano i minori in centri per adulti, molti dei quali non monitorati, quando nelle strutture idonee alla loro accoglienza restano ancora posti liberi.

C’è poi un altro nodo indagato da ActionAid: i dati del report 2026 dimostrano «come l’assegnazione di porti lontani voluta con il Decreto Piantedosi di inizio 2023» non sia «giustificata da reali esigenze di sovraffollamento dei Centri al Sud».

Leggi la presentazione di ActionAid

Leggi il report integrale

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