La manipolazione delle coscienze nel "sistema" neocatecumenale
Il seguente articolo è stato pubblicato il 24.4.2026 nel Blog di Ramón Fandos in Religión Digital (www.religiondigital.org) con il titolo: "Clericalismo laico: manipolazione delle coscienze senza limiti". Traduzione a cura di Lorenzo Tommaselli.
Quando parliamo di clericalismo, pensiamo sempre a vescovi, preti e così via. Tuttavia, esiste una forma di clericalismo più subdola e dannosa, esercitata da laici. Nei miei oltre vent’anni nelle Comunità Neocatecumenali, nelle quali sono entrato a soli 17 anni, ho assistito alla trasformazione del carisma originario in una struttura di dominio assoluto.
Ciò che descrivo in questo articolo è accaduto esattamente come lo racconto. Mi ci sono voluti anni per comprendere e superare l’impatto psicologico che questa «teologia» ha avuto su di me. La mia intenzione non è quella di accusare o pretendere nulla, soprattutto perché non c’è mai stata cattiva intenzione. Condivido questa esperienza perché queste pratiche esistono ed è importante portarle alla luce.
So anche che molte persone vivono questi processi senza percepire nulla di problematico e sono felice che sia così. Il mio obiettivo è fare chiarezza, non puntare il dito contro colpevoli. Condividere la mia esperienza permette ad altri di riconoscere ciò che provano e consente a questo movimento, creato da Kiko Argüello, di rivedere pratiche che incidono sulla coscienza e sulla libertà interiore di molte persone.
Il «sistema» neocatecumenale è organizzato in piccole comunità guidate da un’«Equipe di Catechisti». Sebbene siano laici, all’interno del movimento operano secondo una «gerarchia spirituale», poiché si ritiene che possiedano un «carisma di discernimento» di gran lunga superiore a quello del resto dei «fratelli». A loro viene attribuita un’autorità conferita dallo Spirito Santo per interpretare qual è volontà di Dio, che li «abilita» a giudicare e decidere sulla vita privata degli altri.
I Secondi Scrutini: la manipolazione allo stato puro.
Il punto critico di questo sistema si verifica nei «Secondi Scrutini», una sorta di «tribunale di coscienza».
Secondo il Diritto Canonico, l’intimità e la coscienza di ogni fedele sono sacre. Tuttavia, in questi scrutini i catechisti interrogano il catecumeno davanti a tutta la comunità su questioni estremamente intime – sessualità, finanze, relazioni di coppia o problemi familiari – e poi lo correggono o lo ammoniscono con l’«autorità conferita loro dallo Spirito Santo», che garantisce che ciò che dicono in questi momenti sia esattamente «la volontà di Dio per la sua vita». Per usare le loro stesse parole, «lo Spirito Santo parla attraverso di loro». Pertanto, il catecumeno deve obbedire o vivrà come un peccatore al di fuori della volontà di Dio. E, naturalmente, tutto ciò che viene detto e ascoltato in quel contesto è sotto il sigillo della confessione, sotto la minaccia di peccato grave, in caso di violazione.
Una delle cose che più mi hanno sconvolto è stata un’affermazione rivolta a una coppia che aveva appena spiegato di voler prendersi una pausa dall’avere altri figli perché il medico li aveva seriamente avvertiti che la vita della madre sarebbe stata in grave pericolo se fosse rimasta di nuovo incinta. La catechista, chiaramente indignata e mossa da un presunto «zelo per il Vangelo», disse loro che, se si fossero rifiutati di avere figli, «le loro mani si sarebbero macchiate di sangue». Come se il semplice fatto di non volere tutti i figli che «Dio voleva e aveva pianificato» fosse una sorta di omicidio anticipato. E non importava nemmeno che la madre potesse morire durante il parto.
Se qualcuno dubita o resiste a un «ordine», viene accusato di avere un «cuore di pietra» o di essere «chiuso alla volontà di Dio». E giorno dopo giorno subisce una pressione così negativa – sia dalla comunità sia dai catechisti – che finisce per obbedire per paura oppure, se decide di andarsene, lo fa con seri rimorsi di coscienza e traumi difficili da guarire in seguito.
Si esige un’«obbedienza ai catechisti come a Cristo». Questo annulla la libertà individuale, costringendo le persone a prendere decisioni per la vita (lasciare un lavoro, avere altri figli, vendere proprietà) sotto pressione psicologica.
All’interno della nostra amata Chiesa cattolica esistono molteplici forme di abuso, non solo quelle più gravi riportate dai media. La Chiesa ha un’enorme responsabilità perché opera nella sfera più delicata dell’esistenza umana: la coscienza. E in questo ambito l’abuso morale e psicologico è particolarmente difficile da individuare e da quantificare.
Inoltre, c’è sempre l’incosciente di turno che minimizza l’accaduto: «Non è poi così grave», «Se stavi lì, è perché lo volevi», «Eri libero», «Avresti potuto andartene». Con il tempo, sentendo ripetutamente queste frasi, si finisce per credere di essere in colpa per non aver saputo evitare la manipolazione a cui si è stati sottoposti. E intanto, il vero responsabile del danno viene scusato e lasciato libero di continuare ad agire.
Molti di noi cattolici impegnati comprendiamo fino a che punto la Chiesa abbia bisogno di un profondo cambiamento. Non possiamo continuare a permettere che il messaggio di Gesù, che guarisce e dà la vita, sia usato da gente illuminata che crede di essere una categoria speciale per decidere sulla vita degli altri, a prescindere che lo faccia un laico, un prete, un vescovo o un papa.
*Foto ritagliata di Daczor tratta da Commons Wikimedia, immagine originale e licenza
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