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1.400 morti sul lavoro ogni anno. A che serve il 1° maggio? Lettera aperta di Sergio Tanzarella

1.400 morti sul lavoro ogni anno. A che serve il 1° maggio? Lettera aperta di Sergio Tanzarella

Ai segretari dei partiti politici locali e nazionali

Ai segretari delle organizzazioni sindacali locali e nazionali


Il 1° maggio dovrebbe servire per ricordarci almeno un giorno l'anno che vi sono oltre 1.400 morti ogni 365 giorni. Morti sul lavoro, morti per andare a lavoro, morti per superlavoro oltre il limite umano. Già a ricordare tutte queste bare, tutti questi corpi maciullati, mutilati, avvelenati non  ci sarebbe nulla da festeggiare e questi buontemponi invece pensano ai concerti.

E poi ci sono milioni di lavoratori a nero: senza diritti, senza assistenze, senza previdenza e con paghe miserabili. Dovremmo ricordarci di questi schiavi dopo ottant'anni di Repubblica democratica, di questi uomini e donne a cui il padrone domani mattina potrà far comunicare dal suo caporale "non mi servi più, non tornare a lavoro".

E non si dica che non si vedono: chini nelle campagne sotto il sole, servendo tra i tavoli della ristorazione fino a notte fonda, nei negozi, nei bar, negli studi professionali. 

E poi ci sono quelli obbligati agli straordinari, al lavoro festivo e notturno senza supplemento di paga e spesso senza nemmeno paga perché debbono fare un regalo al padrone che gli permette di lavorare gli altri giorni della settimana.

Il 1° maggio dovrebbe essere una giornata di lutto e di studio per comprendere la nostra incapacità a sanare le ingiustizie sistemiche del lavoro schiavistico gestito da mercato e finanza. Cantate e ballate dinnanzi ai morti, ma come riuscite a farlo dinnanzi alle vedove e ai vedovi, davanti agli orfani che vi guardano? Celebrate il lavoro  che uccide con tale spensieratezza pari a quella di coloro che approvarono entusiasti la infame legge job acts. Dinnanzi a questa catastrofe umana i benpensanti e i gaudenti d'Italia scambiano il 1° maggio per una festa da ballo. Allora abolitela questa festa, non date la illusione che vi stia a cuore la sorte dei lavoratori e andate ai concerti e a ballare senza bisogno di mistificare e mettete come tutti i giorni sotto la suola delle vostre scarpette da ballo la vita di tutti i lavoratori senza diritti e senza parola.

Oppure per un giorno lasciate nell'armadio la retorica delle celebrazioni e proponetevi da domani un governo ad obiettivo che voglia attuare con i fatti e con tutti mezzi disponibili e con un ritardo di secoli la reale abolizione della schiavitù e magari leggetela questa Costituzione dove la parola padrone non riuscirete a trovarla.

*Foto di Carl Campbell su Unsplash, immagine originale e licenza

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