Dati SIPRI sulla spesa militare mondiale: il caso Europeo
Dopo la Rete italiana Pace e Disarmo, anche l’Istituto di Ricerche internazionali “Archivio Disarmo” (IRIAD) commenta i dati pubblicati il 26 aprile dal SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) sulla crescita della spesa militare globale nel 2025 (2.900 miliardi di dollari, +2,9% sul 2024).
«Quella che rischia di passare inosservata è la cifra monstre di risorse destinate alla Difesa dall'Europa a Ventisette. Nella gara a chi spende di più nelle armi, dopo gli Stati Uniti con 929 miliardi di dollari (in lieve calo per le riduzioni decise dall'amministrazione Biden), i Paesi dell'Unione Europea (si considera il dato aggregato, ndr) si collocano a uno spettacolare secondo posto con 430 miliardi di dollari, quasi 100 miliardi più della Cina (335) e più del doppio della Russia (158)». Spiega Fabrizio Battistelli (presidente IRIAD) che «la UE non è un soggetto unitario, ma questa non è una giustificazione per sprecare i soldi. Piuttosto sono gli effetti della competizione interna, per cui nella produzione di armamenti con il suo bilancio della Difesa ogni Stato alimenta il proprio “campione” industriale, almeno dieci eserciti nazionali pretendono di svolgere tutte le missioni e coprire tutti i “domini” (terra, mare, cielo) e perfino programmi come Rearm Europe/Readiness 2030 alimentano solo in minima parte le co-produzioni europee)».
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