Nessun articolo nel carrello

Conferenza Onu sul TNP: la nuova minaccia nucleare e il coraggio della politica

Conferenza Onu sul TNP: la nuova minaccia nucleare e il coraggio della politica

È in corso all’Onu di New York (27 aprile-22 maggio) l’XI Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), siglato il 2 luglio 1968 ed entrato in vigore il 5 marzo 1970, in un contesto internazionale fortemente segnato da guerra, instabilità geopolitica, crisi del multilateralismo e crescita dissennata della spesa militare globale (anche nucleare).

La crisi

Rete italiana Pace Disarmo (RiPD), partner italiano della campagna ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons, Premio Nobel per la Pace 2017) dichiara di seguire la Conferenza di New York «con un misto di urgenza e lucidità critica: urgenza, perché il momento non potrebbe essere più grave… lucidità, perché occorre guardare in faccia una realtà scomoda». La “realtà scomoda” di cui parla è il fallimento conclamato di un pilastro portante del TNP stesso, Trattato nato su una promessa purtroppo mantenuta solo da una parte degli interessati: mentre gli Stati identificati come “non nucleari” hanno rispettato l’obbligo di non sviluppare o acquisire tecnologie militari atomiche, i Paesi “detentori” (USA, Russia, Cina, Francia e Regno Unito) hanno invece violato l’impegno di una progressiva riduzione degli ordigni, continuando a investire nella gestione e nell’ammodernamento degli arsenali nucleari.

Non solo: spiega infatti la RiPD, attingendo ai dati ICAN, che «le potenze nucleari hanno usato le conferenze di revisione del TNP per simulare il rispetto degli obblighi di disarmo, attraverso un linguaggio diplomatico costruito per oscurare piuttosto che comunicare, attraverso processi che sostituiscono l’attività ai risultati, attraverso un catalogo permanente di giustificazioni per cui il disarmo è sempre necessario ma mai ancora possibile». Alcuni Stati hanno dunque deliberatamente fatto fallire uno dei pilastri, quello del disarmo, su cui si era costruito il TNP. Comportamento che, ipotizza la RiPD, condurrà a un vicolo cieco anche l’attuale Conferenza di revisione, così come successo alle due precedenti.

La Rete cita i recenti dati del SIPRI (v. Adista online), secondo i quali la cifra investita nel riarmo globale corrisponde a oltre tredici volte quella degli aiuti allo sviluppo, e afferma che «per la prima volta in decenni, il numero delle testate nucleari nel mondo è in aumento. Nel solo 2024, i nove Stati dotati di armi nucleari hanno speso oltre 100 miliardi di dollari per i loro arsenali: un record storico, quasi 10 miliardi in più rispetto all’anno precedente».

Dopo decenni è dunque tornata la minaccia nucleare, ha avvertito il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres in apertura della Conferenza di revisione (qui l’intervento integrale): «La sfiducia regna. Le norme conquistate con fatica si stanno erodendo. Il controllo degli armamenti sta morendo». «Per troppo tempo il Trattato si è eroso. Gli impegni rimangono inadempiuti. La fiducia e la credibilità si assottigliano». «Abbiamo dimenticato che una guerra nucleare non può essere vinta e non deve essere combattuta? Abbiamo dimenticato che le armi nucleari non rendono nessuno più sicuro?».

I tempi attuali rivelano tutti i limiti del Trattato, spiega la RiPD: in barba agli impegni assunti, e sempre seguendo il mantra della deterrenza in tempi minacciosi, alcuni Stati “non nucleari” minacciano di acquisire o sviluppare ordigni, mentre i Paesi detentori modernizzano i loro arsenali e investono in nuove e pericolose tecnologie, come l’IA e il calcolo quantistico, «che il TNP, nella sua architettura originaria, non è attrezzato ad affrontare».

La retorica della deterrenza torna in voga di fronte al vuoto della memoria, a quell’«amnesia collettiva» denunciata da Guterres che ha fatto dimenticare pezzi fondamentali della recente storia del pianeta (i test nucleari distruttivi dell’ambiente, Hiroshima e Nagasaki, la costante minaccia nucleare della Guerra Fredda, ecc.). Alle Nazioni Unite, in concomitanza con la Conferenza di revisione del TNP, gli hibakusha (sopravvissuti a Hiroshima e Nagasaki) hanno allestito una mostra per ricordare l’importanza del disarmo nucleare.

La soluzione

Di fronte all’evidente impasse del TNP e alle nuove sfide, la soluzione è portata di mano, sottolinea la Rete Pace e Disarmo, ed è rappresentata dal Trattato per la proibizione delle armi nucleari (TPNW): adottato dalle Nazioni Unite il 7 luglio 2017 ed entrato in vigore il 22 gennaio 2021, 90 giorni dopo la ratifica del 50° Stato, il TPNW è il primo strumento legale internazionale vincolante, che mette al bando gli ordigni nucleari e rende illegale produrli, testarli, ospitarli, trasportarli, finanziarli e persino minacciare di usarli. Secondo la RiPD il TPNW rappresenta «l’adempimento più coerente» del TNP, «la traduzione concreta degli obblighi di disarmo dell’articolo VI che le potenze nucleari non hanno mai onorato. Dove il TNP ha promesso e non mantenuto, il TPNW costruisce norme, stigmatizza gli arsenali, crea pressione economica e politica per il disarmo reale».

Oggi l’umanità si percepisce nuovamente sull’orlo del baratro nucleare: per questo la Rete chiede all’Italia – Paese che ospita bombe nucleari B61, di proprietà statunitense, nelle basi di Ghedi e Aviano, in virtù degli accordi di nuclear sharing in ambito NATO – «di riconsiderare la propria posizione» sul Trattato TPNW «e di aprire un dibattito pubblico, parlamentare e civile sulla partecipazione al TPNW. Non farlo significa essere complici di un sistema che tutti dichiarano di voler superare, ma che nessuno tra i potenti ha il coraggio di abbandonare». «Il disarmo nucleare non è un’utopia: è una necessità, e gli strumenti per perseguirla esistono. Basta avere il coraggio politico di usarli».

Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.

Adista è una piccola coop. di giornalisti che dal 1967 vive solo del sostegno di chi la legge e ne apprezza la libertà da ogni potere - ecclesiastico, politico o economico-finanziario - e l'autonomia informativa.
Un contributo, anche solo di un euro, può aiutare a mantenere viva questa originale e pressoché unica finestra di informazione, dialogo, democrazia, partecipazione.
Puoi pagare con paypal o carta di credito, in modo rapido e facilissimo. Basta cliccare qui!

Condividi questo articolo:
  • Chi Siamo

    Adista è un settimanale di informazione indipendente su mondo cattolico e realtà religioso. Ogni settimana pubblica due fascicoli: uno di notizie ed un secondo di documentazione che si alterna ad uno di approfondimento e di riflessione. All'offerta cartacea è affiancato un servizio di informazione quotidiana con il sito Adista.it.

    leggi tutto...

  • Contattaci

  • Seguici

  • Sito conforme a WCAG 2.0 livello A

    Level A conformance,
			     W3C WAI Web Content Accessibility Guidelines 2.0

Sostieni la libertà di stampa, sostieni Adista!

In questo mondo segnato da crisi, guerre e ingiustizie, c’è sempre più bisogno di un’informazione libera, affidabile e indipendente. Soprattutto nel panorama mediatico italiano, per lo più compiacente con i poteri civili ed ecclesiastici, tanto che il nostro Paese è scivolato quest’anno al 46° posto (ultimo in Europa Occidentale) della classifica di Reporter Senza Frontiere sulla libertà di stampa.