Ruere ad urnās (correre al voto)
Cari Amici,
siamo entrati nell’ultima settimana prima del referendum sulla Giustizia, per il quale è chiaro che bisogna correre alle urne per votare “No”: ruere ad urnās, per dirlo con l’antica saggezza latina, non ruere ad armas, non correre alle armi, come vorrebbero gli attuali capi dell’Unione Europea e come sta facendo Trump, come fanno Netanyahu, Stati Uniti ed Israele nella loro inconsulta guerra contro l’Iran; lo stanno facendo seppellendo il diritto internazionale e il diritto stesso, che sono lì proprio perché “ne cives ad armas ruant”, perché i cittadini non ricorrano alle armi, mentre l’ideologia che sta propugnando l’Occidente, ivi compresa l’Europa, è precisamente quella del ruere ad armas per ogni cosa, dal momento che ormai sul trono è stata messa la guerra preventiva, teorizzata dagli Stati Uniti, ben prima di Trump, come l’unica efficace strategia di difesa, non già per fronteggiare, ma per prevenire ogni pericolo, vicino o lontano, presente o futuro: i supposti missili nucleari iraniani che arrivano fino all’America, l’Armata ex Rossa fino al Portogallo, gli antisemiti fino alla distruzione dello Stato d’Israele, i Palestinesi fino a che chiedono di poter vivere anch’essi sulla loro terra.
Bisogna correre alle urne, far sì che “cives ad urnās veniant”, perché la riforma della Giustizia che ci si vorrebbe imporre vuol dire mandare a carte quarantotto la Costituzione del quarantasette, abolendo l’obbligatorietà dell’azione penale, onde tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge; la cosiddetta “separazione delle carriere” vuol dire riservare il compito di giudicare e di punire non più al servizio giudiziario ma al potere politico, cioè al governo e a chi in quel momento lo detiene. Far decidere al governo quali reati si debbano perseguire, vuol dire far sì che chi governa possa delinquere senza rischiare alcuna pena: è l’ideologia del niente diritto e niente giudici, anche se il potere arriva a premeditare e gloriarsi di uccidere, cioè di farsi assassino e genocida, come sta facendo in questi giorni Trump, questo turpe guastatore del mondo e narcisista vanesio, con i suoi complici e alleati, dicendo platealmente di voler uccidere gli iraniani in quanto tali, perché essi sarebbero lì da decenni per uccidere tutti, e di bombardare «per divertimento».
Ma il vero problema che si è aperto in Italia è il venire alla luce del vero spessore politico ed etico della attuale leadership al potere, sorda ad estranea alla coscienza del Paese; e proprio l’incrocio tra il referendum e la guerra impunita in Medio Oriente l’ha rivelato: perché in questo momento in cui popoli interi sono allo sbaraglio, città distrutte, scuole bombardate, bambine e bambini uccisi, non dovrebbe esserci spazio che per la pietà e per una vigorosa azione politica volta a rovesciare il corso delle cose, condannare i crimini di guerra, ripristinare il diritto, rifare un mondo vivibile. Questo vorrebbe il nostro popolo, prima ancora che la difesa dei nostri interessi, e non che il governo rilanciasse brutalmente la campagna contro i giudici; la Presidente del Consiglio doveva andare in Televisione, dato che non ama il Parlamento, a dire agli Italiani, votate come volete domenica prossima, non è più questo il problema che deve dividerci e farci detestare l’un l’altro, come se fossimo nemici: pensiamo invece a fare dell’Italia una sentinella del diritto, un pannello solare che catturi e rifranga la pace sul mondo, perché la pace è secondo natura e possibile; diciamo ad alleati, partner e concorrenti che non così si governa la Terra. Questo direbbe uno statista (e se è donna, declinata come “una statista”) che fosse all’altezza della dignità della Nazione.
Perché non l’ha fatto? Perché ha occultato la verità, sia sul referendum che sulla guerra, ignorando l’ultimo monito di Aldo Moro ai capi politici: «Attenti a non perdere la verità, perché se perdete la verità perdete anche il potere», e perché ha ignorato che servire veramente il Paese (o la Nazione, come non smette di dire) bisogna credere fermamente che il potere non è il fine della politica, ma ne è lo strumento; e che fare politica con l’ossessione di conquistare il potere, magari come underdog, per poi conservarlo più a lungo possibile, è un’aberrazione.
Purtroppo questa è la concezione della politica e del potere che si è affermata anche in Occidente, suffragata dal fatto che i valori dell’Occidente sarebbero superiori a qualsiasi altro, e i primi a compiacersene e ad esaltarsene sono i capi dello stesso Occidente: basta vedere Trump, Macron, Ursula von der Leyen, Netanyahu, tutti presi del culto della propria personalità: si adorano. Perciò non si può più dire, come ripetono i nostri giornali, che il mondo si divide tra democrazie e autocrazie: c’è un terzo regime politico, che è quello delle autolatrie: cioè dei poteri che adorano ed esaltano se stessi come se fossero i migliori della terra. Questa è la vera presunzione e il movente dell’incombere della destra oggi nel mondo. E anche Giorgia Meloni, a giudicare dalle sue esternazioni politiche, si adora.
Nel sito pubblichiamo l’omelia, abbastanza inconsueta, pronunziata dal presidente della CEI, cardinale Zuppi, a Cento, in occasione della giornata di preghiera per il diritto e per la pace, e un’analisi dello storico Daniele Menozzi sulla posizione della Chiesa e del Papa nei confronti della guerra. Pubblichiamo anche una conversazione con il fisico Carlo Rovelli su pace guerra e le crisi annunciate.
Con i più cordiali saluti,
da “Prima Loro” (Raniero La Valle)
*Immagine realizzata con IA
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