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Consiglio europeo: spingere sulla transizione per

Consiglio europeo: spingere sulla transizione per "immunizzare" l'UE di fronte alle crisi globali

I capi di Stato o di governo dell’Unione Europea si riuniranno domani e dopodomani a Bruxelles per discutere della guerra regionale scatenata dall’aggressione di USA e Israele all’Iran e delle ricadute sui costi dell’energia per il vecchio continente. In un comunicato stampa congiunto, diramato oggi, alcune organizzazioni ambientaliste italiane – Forum Diseguaglianze Diversità, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Transport & Environment e WWF Italia – chiedono al governo italiano di non farsi portavoce al Consiglio europeo della «pericolosa» deregolamentazione ambientale, di non chiedere «irresponsabilmente» la sospensione dell’ETS (l’Emissions Trading System è uno strumento dell'Unione per incentivare la transizione verde che impone alle imprese di pagare per le loro emissioni di CO2) e di «non fare favori ai combustibili fossili, veri responsabili della ennesima crisi energetica, delle tensioni mondiali e della volatilità dei prezzi». Secondo i firmatari, in questo momento di crisi climatica e di insicurezza globale, «i soldi dell’ETS vanno usati bene, cioè per accelerare la transizione energetica, porre fine alla dipendenza dai combustibili fossili, mantenere la rotta del Green Deal europeo e contrastare strutturalmente la povertà energetica». I combustibili fossili sono infatti costosi, rischiosi e inquinanti, espongono i Paesi europei alle oscillazioni dei prezzi, all’insicurezza energetica e alla dipendenza dai fornitori stranieri. «L’Europa e l’Italia devono mobilitare ingenti investimenti nel risparmio energetico, nelle energie rinnovabili, nelle reti, nello stoccaggio e nell’elettrificazione per proteggere le famiglie e le imprese da ulteriori shock dei prezzi dell’energia». A questo potrebbero servire i fondi ETS, se fossero spesi correttamente: ma purtroppo «dei 18 miliardi generati dal meccanismo “chi inquina paga” della UE, solo il 9% (1,6 miliardi) sono andati effettivamente a sostenere le politiche climatiche».

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