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Verso la Cop31, un “Manifesto delle Chiese del Sud globale per la casa comune”

Verso la Cop31, un “Manifesto delle Chiese del Sud globale per la casa comune”

È stato presentato ieri, attraverso un webinar globale, il “Manifesto delle Chiese del Sud globale per la casa comune”, che reca come sottotitolo “Verso la pace con il creato: un appello urgente per una transizione giusta oltre i combustibili fossili”. Il Manifesto – frutto della riflessione degli episcopati cattolici continentali di Africa, America Latina, Caraibi e Asia, insieme ai rappresentanti della Chiesa cattolica in Europa e Oceania – porta in calce le firme del card. Jaime Spengler (presidente del Consiglio dell’Episcopato Latinoamericano e Caraibico-CELAM, del card. Fridolin Ambongo (presidente del Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar-SECAM) e del card. Felipe Neri (presidente della Federazione delle Conferenze Episcopali d’Asia-FABC), accompagnate da quelle del card. Ladislav Nemet (vicepresidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa-CCEE) e di mons. Ryan Pagante Jiménez (vicepresidente della Federazione delle Conferenze Episcopali cattoliche dell’Oceania-FCBCO).

Il documento congiunto, pubblicato in vista della Cop31, rappresenta il proseguimento di una riflessione iniziata dagli episcopati del Sud Globale in occasione della Cop30 di Belém, in Amazzonia, con l’“Appello per la Giustizia Climatica e la Casa Comune: Conversione Ecologica, Trasformazione e Resistenza alle False Soluzioni”, disponibile integralmente su questo sito (v. anche Adista online, 03/07/2025). Si fonda, spiegano i firmatari, sugli «scritti profetici» di papa Francesco, la Laudato Si’ e la Laudate Deum e raccolgono l’appello di papa Leone XIV a «scelte e azioni fondate sulla responsabilità, la giustizia e l'equità per raggiungere una pace duratura prendendoci cura del creato e del prossimo».

Il documento prende le mosse da quelli che ritiene «inequivocabili segni dei tempi», in particolare punta il dito contro il «riscaldamento globale di origine antropica» che provoca un aumento di intensità e frequenza di eventi climatici estremi che minacciano le comunità e i sistemi economici, «esacerbando le sofferenze dei più vulnerabili, anche nei paesi del Nord del mondo». Secondoi firmatari il cambiamento climatico «non è solo una crisi ambientale, ma anche la conseguenza di modelli di produzione e consumo insostenibili e di un’“economia che uccide”, che si esprime come una crisi sociale, culturale e spirituale che minaccia la dignità umana e la pace».

La principale causa del cambiamento climatico di origine antropica è dovuto alle fonti di energia fossile (carbone, petrolio e gas) e dunque i firmatari, «guidati dall'opzione preferenziale per i poveri e dalla cura del creato descritta nella Dottrina Sociale Cattolica», ritengono che abbandonare i combustibili fossili rappresenti un «imperativo morale e politico» e invitano a una «transizione giusta» accogliendo la proposta della società civile globale di integrare l’Accordo di Parigi con un più vincolante Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili.

Un eventuale Trattato sui Combustibili Fossili (FFT), spiega il documento delle Chiese del Sud Globale, dovrebbe reggersi su tre pilastri chiari: 1. «Non proliferazione ed eliminazione graduale»; 2. «Eliminazione graduale equa», diminuendo la produzione «in base alla responsabilità storica e alla capacità di ciascuna nazione» e salvaguardando «i mezzi di sussistenza delle popolazioni più vulnerabili»; 3. «Transizione giusta globale» alle rinnovabili, che sia equa e inclusiva e che non lasci indietro nessuno.

Non si tratta solo di convertire e cambiare produzione elettrica. Si tratta, secondo gli episcopati globali, di affrontare questioni cruciali, come la riduzione dei consumi in un pianeta limitato, una più equa suddivisione delle risorse tra i popoli della terra, frenare l’aggressione ambientale e l’accaparramento violento delle risorse, affermare la sovranità dei popoli contro lo strapotere delle aziende. «Abbandonare i combustibili fossili – si legge nel testo – non è solo un imperativo ecologico: è una condizione per la pace, la fraternità, la giustizia e la protezione di coloro che soffrono di più.

Leggi il documento integrale

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