Zuppi: «Uccidere gli interlocutori con cui si deve negoziare» è «tradimento infame del dialogo e del rispetto»
CENTO (FE)-ADISTA. «Uccidere quelli che sono gli interlocutori con cui si deve o si dovrà negoziare» è «tradimento infame di qualsiasi regola del dialogo e del rispetto! Come si può credere dopo alla volontà di confronto?». Il cardinale presidente della Cei Matteo Zuppi, nella Giornata di preghiera e digiuno per la pace voluta dai vescovi italiani, pronuncia un durissimo atto di accusa contro Usa e Israele – anche se mai citati direttamente – responsabili di aver attaccato l’Iran e ucciso la guida suprema ayatollah Ali Khamenei nel primo giorno dei bombardamenti su Teheran, lo scorso 28 febbraio.
Il presidente della Cei riprende le parole pronunciate da papa Leone XIV a San Pietro durante l’Angelus del primo marzo quando le bombe israeliane e statunitensi avevano appena iniziato a cadere sull’Iran («fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile») e le rilancia, trasformandole in un invito ai cattolici alla preghiera ma anche in un severo j’accuse ai coloro che usano la guerra per fare politica. «Una spirale diviene un meccanismo di cause e di effetti che nessuno riesce a controllare anche se può fare credere di esserne in grado», ha detto Zuppi nell’omelia dei Vespri celebrati ieri sera nella Collegiata di San Biagio di Cento (Ferrara). «È sempre una sconfitta quando la logica della forza pretende di sostituirsi alla paziente arte della diplomazia», che «è tutt’altro che prendere tempo, dilazionare, non risolvere i problemi. Non è illusione, anzi è lucida comprensione che, se ascoltata, può permettere di fermare la terribile illusione della forza».
Sono migliaia le parrocchie e le comunità cattoliche italiane che ieri hanno aderito alla Giornata di preghiera e digiuno per la pace promossa dalla Cei organizzando veglie, Via Crucis e altre iniziative, ricordando anche p. Pierre al-Rahi, parroco di Qlayaa, nel Sud del Libano, ucciso lo scorso 9 marzo in un bombardamento israeliano mentre soccorreva un parrocchiano ferito in un precedente raid. A guidare i momenti di preghiera anche molti cardinali e vescovi, come appunto Zuppi che ha presieduto i Vespri a Cento. «Senza trattativa si produrranno soltanto una serie infinita di guerre con la spietata logica di abbattere il nemico. Ma chi è nemico? Chi lo definisce tale? Migliaia di persone sono state eliminate, civili che non hanno niente a che vedere con il conflitto, certamente diventati a loro insaputa e senza nessuna responsabilità un obiettivo, qualcuno li definisce spietatamente “obiettivi spazzatura”», ma non «possiamo accettare che le persone siano danni collaterali», ha aggiunto il presidente della Cei. La guerra è «omicidio, suicidio e deicidio», «la guerra è inutile, è sempre una sconfitta per tutti, anche chi vince è uno sconfitto. Chi può credere di vincere o distruggere completamente l’altro? Solo un accordo potrà mettere la situazione in equilibrio. Chi pensa che la guerra sia un ordine non conosce la storia e ha perso la memoria. Cosa resta dopo una guerra? La distruzione, danni ambientali, odi, povertà che preparano quella successiva». L’appello finale di Zuppi è alle religioni perché si impegnino per la pace. Ma anche e soprattutto alla politica perché metta da parte «nazionalismi» e «tribalismi» che spingono alla «frammentazione» e al «disprezzo verso le istituzioni internazionali» e invece sappia costruire quei «meccanismi capaci di garantire una interdipendenza che sfugga alla terribile e distruttiva logica della forza».
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