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Su "Famiglia Cristiana", storie di presepi che uniscono

«Non ci stancheremo mai di ripeterlo. Anche se alcune forze politiche lo stanno usando scorrettamente come simbolo di identità nazionale. Anche se molti credenti solo per contrapporsi a questa ideologia scelgono di non farlo. Anche se troppo spesso prevale una cultura laicista che ipocritamente chiede di abolirlo per rispettare altre religioni. La realtà invece ci dice altro. Innanzitutto che i musulmani rispettano e amano il presepe. E poi che dove c’è un presepe c’è sempre unità e fratellanza». Lo scrive Orsola Vetri presentando lo speciale di dieci pagine pubblicato sul numero 50 di Famiglia Cristiana, appena uscito in edicola. Lo scopo è mostrare come il presepe può e deve essere segno di unione, non di divisione.

Lo spiega Wael Farouq, 45 anni, egiziano e musulmano, docente di Lingua araba all’Università Cattolica di Milano: «Basta con questo commercio sui diritti dei musulmani, basta parlare a nome della comunità islamica senza nemmeno conoscere l’islam. Basta negare la realtà, che vede i bambini musulmani partecipare al presepe nelle scuole in tutta Italia. Basta con questi stereotipi. Chi avanza le proposte di eliminare il presepe fa un grave danno alla nostra comunità. Ciò che a loro interessa è soltanto l’ideologia», afferma Farouq. Alla sua voce si aggiunge quella di Shahrzad Houshmand Zadeh, 55 anni, studiosa di Teologia islamica di origine iraniana, docente alla Pontificia Università Gregoriana e all’Istituto italiano di Studi orientali alla Sapienza: «San Francesco di Assisi in modo geniale crea il presepe con messaggi spirituali eccellenti e ci dice che la vera realtà, la luce di Gesù era compresa e conosciuta dai magi in Oriente, praticamente dalla mia terra nativa, la Persia. In questo modo San Francesco unisce l’Oriente e l’Occidente e lo porta a casa di tutti». 

Commenti che coronano altre storie in cui si testimonia il valore del presepe come segno di unità e amore e non di divisione. Come quella dell’Istituto comprensivo di via Pareto nella periferia milanese dove la natività viene raccontata attraverso un presepe vivente cui partecipano i ragazzi di una classe composta da etnie e religioni diverse. O la parrocchia di San Galdino, sempre a Milano, che vede le famiglie musulmane del quartiere attivamente coinvolte, come segno di vicinanza ai fratelli cristiani, a interpretare i vari personaggi che vanno a salutare Gesù Bambino. A Torre del Greco, poi, in ogni casa c’è una raffigurazione della natività, un presepe, casalingo che è una vera e propria opera d’arte. Così bella da attirare amici e vicini e diventare, durante l’avvento, un’occasione di ospitalità e visita tra le famiglie. A Castelvetrano, infine, un padre ricorda il figlio scomparso nel 2013 a soli 14 anni con un villaggio in cui ricrea l’atmosfera di Betlemme: un parco fattoria con animali e personaggi.



 

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