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"Una collera nera", un libro da leggere oggi

Lo statunitense Ta-Nehesi Coates, giornalista-scrittore, corrispondente per The Atlantic, ha pubblicato nel 2015 un libro-lettera a suo figlio, Una collera nera, premiato quello stesso anno con il National Book Award.

Nei giorni in cui l’afroamericano George Floyd è stato barbaramente ucciso a Minneapolis da un poliziotto che lo ha strangolato, il giornalista dell’Isola Mauritius, Jean Clement Cangy, ha voluto ricordare il monito che lo scrittore ha rivolto al figlio pubblicando il 17 giugno nelle pagine web del Forum del quotidiano Le Mauricien l’articolo che riproduciamo qui sotto in una nostra traduzione dal francese.

Lettera a mio figlio: "La distruzione del corpo nero è una tradizione, un'eredità"

Bisognerebbe leggere il libro di Ta-Nehesi Coates, Una collera nera che già stimava nel 2015, quando è stato pubblicato, che era urgente mettere in guardia il figlio all'età di 15 anni da ciò che succede negli Stati Uniti, perché era necessario fargli sapere che in America «la distruzione del corpo nero è una tradizione, un'eredità». «Non vorrei che tu andassi a dormire con un sogno. Vorrei che tu fossi cittadino di questo ad un tempo meraviglioso e terribile mondo, cittadino consapevole. Ho deciso di non nasconderti niente».

Ta-Nehesi Coates scrive quindi a suo figlio perché ha visto Eric Garner «essere strangolato e ucciso perché ha venduto sigarette», Renisha McBride uccisa quando ha chiesto aiuto e John Crawford ucciso perché che  si intratteneva tra gli scaffali di un negozio. Era ben prima della morte di George Floyd per mano della polizia di Minneapolis, strangolato e soffocato in mezzo alla strada, e in un elenco troppo lungo di afroamericani morti sempre a causa della brutalità della polizia. «Hai visto uomini in uniforme uccidere, dalla loro auto Tamir Rice, un bambino di 12 anni che avevano giurato di proteggere. Hai visto uomini con la stessa uniforme picchiare Marlene Pinnock, una nonna, sul ciglio di una strada. E ora sai che alla polizia del tuo Paese è stato dato il potere di distruggere il tuo corpo. Poco importa che questa distruzione sia il risultato di una reazione sfortunata ed eccessiva. Poco importa che derivi dalla stupidità di alcune leggi. Se vendi sigarette senza autorizzazione legale, il tuo corpo può essere distrutto. Se manifesti collera a queste persone che cercano di rinchiuderti, se percorri una scala troppo buia, il tuo corpo può essere distrutto. I responsabili di questa distruzione saranno raramente chiamati a renderne conto».

E allora come vivere in questo corpo nero? Questa è una domanda profonda, ha detto lo scrittore, «perché l'America si considera opera di Dio, ma il corpo è una chiara prova che è solo la creazione dell'uomo». Lo scrittore non esita a dire che ha paura ogni volta che suo figlio lo lascia per incontrare il mondo esterno.

«Sapevo che mio padre era morto, che mio zio Oscar era morto e che non era stata una morte naturale, ogni volta. E ho visto questa paura in mio padre che ti ama, che ti dà consigli», «mio padre era così spaventato...».

Innumerevoli volte gli agenti di polizia che hanno distrutto corpi di afro-americani se ne sono usciti con una piroetta legale, un falso argomento o semplicemente perché agenti di polizia, coperti da regolamenti che assicurano loro una quasi-impunità. L’American dream, il sogno americano troppo spesso per gli afroamericani è un incubo. Questa è la condizione dell'uomo di colore negli Stati Uniti che Ta-Nehesi descrivea suo figlio in un libro di 175 pagine.

*Foto tratta da Pixabay, immagine originale e licenza

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