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PRIMO PIANO. Tempo dell’incertezza

PRIMO PIANO. Tempo dell’incertezza

Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 1 del 09/01/2021

L’incertezza è il segno del tempo che stiamo vivendo, un tempo di insidie e di precarietà dei destini individuali e dell’orizzonte collettivo. L’incertezza generata dalla pandemia che si è fatto beffe delle misure di contenimento impiantate a fasi alterne un po' dappertutto, e adesso riprende la sua corsa, costringendo la gran parte dei Paesi europei che ci circondano, la Germania, l’Austria, il Belgio, l’Olanda, la Gran Bretagna a sperimentare nuovi lockdown a fronte del fallimento delle misure in precedenza adottate e dell’emergere di mutazioni più aggressive del virus. Nel nostro Paese le misure restrittive adottate a novembre con la speranza di renderci più liberi a Natale non sono riuscite ad ottenere un decremento significativo della corsa dei contagi. Adesso ci troviamo di fronte a nuove restrizioni con delle deroghe, difficili da decifrare, che riflettono l’ansia delle famiglie per le separazioni forzate e le tradizioni interrotte. Tutto ciò senza nessuna certezza che potremo riprendere la vita normale e ritrovare il lavoro interrotto in tempi brevi.

Una situazione cosi oscura non sarebbe stata mai immaginabile se non in un tempo di guerra, del resto l’ISTAT ci informa che nell’anno orribile che sta per passare in Italia ci sono stati 700.000 morti, come nel 1944 durante la fase più cruenta della guerra.

La tragedia della pandemia ci pone dinanzi agli interrogativi di fondo che costituiscono la ragione di senso della vita di una comunità politica organizzata in Stato: la necessita di assicurare la salvaguardia della vita e la tutela dei diritti fondamentali delle persone (salute, lavoro, sicurezza sociale).

Di fronte a questi interrogativi spicca l’irresponsabilità del ceto politico italiano, chiuso nei giochi di palazzo, incapace di costruire quella solidarietà contro il dolore attraverso la quale la politica dovrebbe prendersi cura dei mali della società. Ogni giorno assistiamo alle più insensate lotte per il potere o per la supremazia fra soggetti politici in perenne competizione fra di loro. Assistiamo all’agitarsi di un’opposizione parlamentare impegnata solo a demolire le azioni del governo per guadagnare quote di consenso in funzione di una perenne campagna elettorale. Fino al punto di organizzare una sceneggiata squadristica al Senato per impedire l’approvazione delle modifiche ai decreti Salvini. Come ha osservato il costituzionalista Gaetano Azzariti: «Stiamo assistendo al tramonto della politica come “governo della polis” e al trionfo della autonomia autoreferenziale dei soggetti governanti». In questo quadro si iscrivono perfettamente le contorsioni del leader di Italia viva che si appresta ad aprire una crisi politica dirompente proprio nel momento in cui massima dovrebbe essere la compattezza fra le forze politiche e i livelli istituzionali a fronte della necessita di resistere alla pandemia e ai disastri economico sociali dalla stessa generati. Certamente in questo tempo sospeso ci sono delle sfide con le quali tutte le forze politiche dovrebbero confrontarsi. Di fronte alla gravita della crisi sanitaria economica sociale provocata dalla pandemia e indiscutibile l’esigenza di ricostruire un mondo nuovo, dopo che il virus ha disvelato la fragilità e l’insostenibilità dei sistemi economico- sociali vigenti. La domanda che tutti ci dobbiamo porre e quale mondo ci attende all’uscita della pandemia? Vogliamo ripristinare il sistema economico-produttivo che ha avvelenato la Terra e sta producendo un disastro climatico oppure bisogna costruire un mondo nuovo dove la vita sia garantita e assicurata la salvezza alle generazioni future? A fronte delle risorse ingenti mobilitate dall’Europa e della possibilità di dare il via a un imponente piano di investimenti pubblici, occorrerebbe un serio dibattito pubblico sulle scelte da compiere per avviare concretamente la transizione ecologica e assicurare benessere e lavoro per tutti. Purtroppo non sono questi i temi del confronto politico posti sul tappeto dal leader di Italia viva che appare interessato soltanto a far prevalere il suo interesse particolare. Soffiare sulla crisi di governo, al di fuori di circostanze che la impongano, e un gioco d’azzardo foriero soltanto di effetti negativi e di discredito della politica e delle istituzioni. Trasforma la politica in un reality show sullo sfondo del quale scompaiono i bisogni e i diritti dei cittadini in questa drammatica congiuntura in atto. Oggi più che mai ritornano di attualità i versi della dolente canzone di Battiato che può essere assunta come colonna sonora del nostro tempo: Povera patria/ Schiacciata dagli abusi del potere/ Di gente infame, che non sa cos'è il pudore. (...) Tra i governanti/ Quanti perfetti e inutili buffoni… 

Magistrato, giudice presso la Corte di Cassazione, Domenico Gallo da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, è stato senatore della Repubblica per una legislatura ed è attivo nei comitati per la difesa della Costituzione. Saggista, collabora con quotidiani e riviste.  

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