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Cosa abbiamo in Comune

Cosa abbiamo in Comune

Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 5 del 06/02/2021

COMUNI IN RETE: I GOALS DELL’AGENDA 2030

Per tradurre a livello locale gli obiettivi del BES (Benessere Equo e Sostenibile), le città sono importanti. Nonostante la pandemia (anzi, proprio per questo), nonostante la crisi economica e le tradizionali (molto italiane) rivalità tra Comuni, è nata la Rete dei Comuni sostenibili, progetto promosso da ALI (Lega delle Autonomie Locali Italiane), assieme all’Associazione Città del Bio e alla società di servizi Leganet. «Obiettivo della nuova associazione è far sì che le città possano contribuire al raggiungimento dei 17 Obiettivi di sostenibilità delle Nazioni Unite che indirizzano le scelte dell’Unione Europea e costituiscono l’Agenda 2030». Aderendo alla Rete, «i Comuni si faranno misurare alla fine di ogni anno secondo il set d’indicatori (circa 160) di benessere e sostenibilità (BES), ma soprattutto coopereranno, condividendo su una piattaforma digitale i progetti che sono finalizzati a migliorare gli stessi indicatori e ogni azione significativa utile ad accelerare l’innovazione dal basso». L’associazione fornirà supporto ai Comuni per il reperimento di risorse, tramite bandi europei, nazionali e regionali. «Nel Paese del post-Covid – spiega Matteo Ricci, presidente nazionale ALI e sindaco di Pesaro – con le risorse del RecoveryPlan sarà fondamentale misurare le politiche locali, che dovranno migliorare la qualità della vita e i nostri territori. I Comuni sono gli unici che possono far “cadere a terra” le linee programmatiche decise al livello nazionale. Per questo noi sindaci abbiamo chiesto che il 10% del totale delle risorse del Recovery, circa 20 miliardi, sia dato direttamente ai Comuni, per spendere subito e meglio in progetti validi. I Comuni migliori, più virtuosi, che fanno parte della Rete – conclude Ricci – verranno premiati ogni anno a Roma durante il Festival delle Città».

EX SINDACI: RICOSTRUIRE PARTENDO DALLE CITTÀ

«Le città sono il luogo in cui si attuerà (o non attuerà) il nuovo sviluppo sostenibile: per ridurre le disuguaglianze e aumentare il benessere sociale. Le comunità urbane e le loro amministrazioni sono il soggetto che avvierà (o non avvierà) le trasformazioni necessarie sul piano ambientale, sociale ed economico. La rigenerazione urbana e delle comunità, la rinascita culturale, i “buoni governi”, nel nostro Paese sono sempre iniziati dalle città. Per essere oggi nuovamente all’altezza di questo compito “storico” occorrono risorse, competenze e volontà di innovazione».

È l’incipit dell’appello di oltre 30 ex sindaci (tutti maschi, purtroppo, e ben pochi del Sud, ma è un altro tema…) che esprimono «la loro solidarietà ai colleghi che governano i Comuni italiani in questa fase di emergenza», perché «le città tornino protagoniste di una necessaria rinascita del Paese». «Nei prossimi anni saranno disponibili risorse nazionali ed europee in misura senza precedenti », scrivono; ma «l’idea di centralizzare la spesa pubblica a scapito dei bilanci comunali è un grave errore. I fondi europei vanno investiti (non semplicemente distribuiti) su progetti coerenti con gli obiettivi di sostenibilità fino ai territori». Le competenze sono dentro le amministrazioni e nelle comunità atte a realizzare un “nuovo modello di sviluppo sostenibile”; «è indispensabile saperle individuare, coinvolgere, valorizzare e incrementare.

Più competenze significa creare ancora più valore nell’impresa e nel lavoro (…) La programmazione economica degli investimenti europei deve essere un momento coinvolgente e partecipato per combinare al meglio risorse, competenze, innovazione e capacità decisionali coerenti con gli indirizzi dell’Agenda Onu 2030».

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