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“L’utopia che si fa storia”. Ortensio Da Spinetoli racconta Francesco D’Assisi

“L’utopia che si fa storia”. Ortensio Da Spinetoli racconta Francesco D’Assisi

Tratto da: Adista Notizie n° 11 del 21/03/2026

42560 ROMA-ADISTA. Continua l’iniziativa dell’editore trapanese Il Pozzo di Giacobbe, coadiuvato dall’associazione amici di Ortenzio da Spinetoli, che sta ripubblicando i libri (pressoché introvabili) del grande teologo e biblista dei frati miniri cappuccini, morto a quasi novant’anni nel 2015.

Stavolta, in occasione degli 800 anni dalla nascita, tocca all’approfondito saggio che lontano 1999 Ortensio da Spinetoli dedicò a Francesco d’Assisi. Si intitola Francesco. L'utopia che si fa storia (Il Pozzo di Giacobbe, 2026, pp. 288, euro 22: il libro, senza spese di spedizione aggiuntive, può essere richiesto anche ad Adista, tel. 06/6868692; e-mail: abbonamenti@adista.it) e si situa all’interno di un contesto nel quale per la figura di Francesco si è ridestato un grande interesse, anche editoriale. Basti pensare alla monografia a lui dedicata nel 2025 dallo storico Alessandro Barbero; o al libro, decisamente più divulgativo, scritto dal giornalista Aldo Cazzullo. E alle trasmissioni televisive che a partire da questi testi, e da altri ancora, sono state recentemente dedicate a Francesco.

Il taglio del saggio di Ortensio da Spinetoli sta a metà strada tra il rigore storico-filologico tipico del biblista, che indaga le fonti francescane nel tentativo di restituire di Francesco un’idea il più vicina possibile a quella del riformatore vissuto nel contesto delle tensioni sociali e religiose del XIII Secolo; e l’approccio più militante di chi intende restituire Francesco al suo impegno – passato e presente – di testimone di un altro modo di essere Chiesa, di vivere il Vangelo sine glossa e senza accomodamenti, nella sua radicalità e nella sua intriseca essenza di annuncio di liberazione per gli oppressi e i diseredati.

Ortensio indica infatti principalmente nella scelta della povertà assoluta la caratteristica inedita della spiritualità di Francesco: «La singolarità, addirittura la novità di Francesco è nel rifiuto di qualsiasi possesso e insieme del diritto stesso di possedere qualsiasi cosa». «Con il passare degli anni Francesco confermerà sempre più in questa convinzione: “In nessun modo i frati accettino né permettano, né facciano cercare pecunia per elemosina, né soldi, per case o luoghi» (Regola non bollata, VIII,9). Comando energicamente ripetuto nella riformulazione successiva: ”Ordino un fermamente a tutti i frati che in nessun modo ricevano denari o pecunia, direttamente o per interposta persona” (Regola bollata, IV,1). Francesco aveva conosciuto il potere del denaro. E le distruzioni che esso il più delle volte causa nell'animo dell'uomo e quindi nella società. Forse l'aveva notato anche nella sua famiglia d'origine. Per questo vuole, in partenza, mettersi in guardia e mettere al sicuro i suoi frati».

La povertà è condizione individuale, ma anche strumento per poter comprendere e accogliere la condizione dei diseredati senza mantenere nei confronti di essi alcuna superiorità o posizione di potere. Tutt’altro. Spiega infatti Ortensio che «Francesco arriva persino a scendere un gradino più in basso del comune povero. Questi è di fatto sprovveduto di beni, ma non gli è impedito, se la fortuna lo assiste, di uscire dalla sua condizione e diventare ricco. Francesco, invece, si priva anche di questa possibilità, perché, uscendo dal mondo dei benestanti, si taglia dietro i ponti: si esclude, cioè, anche la via per riaccedervi».

Ortensio racconta la parabola di Francesco in tutti i suoi aspetti: dal rapporto difficile con l’istituzione, che cerca di servirsene come strumento di penetrazione tra quelle masse di esclusi che guardano in maniera preoccupante ai movimenti riformatori che si stavano diffondendo in quel periodo. E che, al contrario di Francesco, si contrapponevano apertamente al papa e alla gerarchia. Ma racconta anche i conflitti interni ai seguaci di Francesco, già durante la vita del poverello di Assisi divisi tra coloro che erano fedeli all’intransigenza della regola, e coloro che invece premevano una interpretazione meno rigorosa. Il rapporto con Chiara, le “povere dame” di S. Damiano e Jacopa dei Sette Soli, che «spicca nel generale misoginismo che da sempre accopagna la spiritualità cristiana». E poi il rapporto con i musulmani e le Crociate, quello con il creato e la pace.

Le intuizioni di Francesco, scrive Ortensio con uno sguardo particolare alla famiglia dei suoi successori, continuano «a interpellare gli uomini di buona volontà: innanzitutto quelli che si dicono suoi discepoli, coloro che. In un modo o in un altro si fregiano dell'appellativo di francescani. È sempre un grande onore potersi definire i discepoli di tanto padre, ma è anche una grave e imponderabile responsabilità». Ma il messaggio di Francesco parla a tutti i credenti e più in generale a tutti gli uomini di buona volontà: «La strada di Francesco, il suo incondizionato altruismo, la disponibilità, la mitezza, il suo radicalismo evangelico – nonostante il tentato ridimensionamento operato dalla corrente moderata dei suoi frati e dalle autorità ecclesiastiche – rimarranno il messaggio permanente che il Santo ha lasciato agli uomini di tutte le generazioni e che oggi è ancor più attuale perché tutti, individui e popoli, riscoprano le leggi dell'esistenza e della convivenza. Bisogna tornare allo spirito di Francesco per ridonare al cammino della storia il senso perduto, o non ancora conseguito». 

*Foto presa da Wikipedia Commons, immagine originale e licenza 

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