Data Referendum: il CDC considera di «estrema gravità» la decisione del governo e sostiene i ricorsi
La decisione del Consiglio dei Ministri in merito alla data di celebrazione del Referendum sulla Legge Nordio, i prossimi 22 e 23 marzo, è semplicemente «inaccettabile», denuncia una dichiarazione diramata ieri dalla presidenza del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (CDC).
Il CDC «considera di estrema gravità la decisione del 12 gennaio del Consiglio dei ministri di indicare il 22 e 23 marzo prossimi come data per la consultazione referendaria sulla legge Nordio», spiega la nota. «Si tratta di una evidente forzatura dell’art. 138 della Costituzione e della legge 352/1970, poiché volutamente ignora la scadenza del 30 gennaio per la raccolta delle firme promossa da 15 cittadini lo scorso 19 dicembre».
In occasione dei 4 referendum costituzionali che hanno preceduto l’attuale, i governi hanno osservato fedelmente il dettato costituzionale, sottolinea la presidenza del CDC, al contrario del governo Meloni che «viola un diritto fondamentale dei cittadini, la partecipazione democratica attraverso un istituto di democrazia diretta quale è il referendum costituzionale. Violazione che è ancora più grave se si considera che nemmeno il Parlamento ha potuto discutere e modificare il testo di legge presentato dalla Presidente del Consiglio e dal Ministro della Giustizia».
Il CDC condanna dunque come «inaccettabile e illegittima la decisione assunta dal Consiglio dei Ministri» e si impegna a sostenere «la scelta dei 15 cittadini promotori della raccolta delle firme (che in pochi giorni ha raggiunto più del 75% delle firme necessarie) di presentare ricorso nelle sedi giurisdizionali previste dalla legge contro il provvedimento amministrativo, richiedendone l’immediata sospensione».
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