L'economia capitalista e quel disperato bisogno (negato) di transizione green
Il 21 gennaio scorso Roberto Romano scrive sul sito della campagna Sbilanciamoci! che «lo sviluppo ha bisogno della green economy», così come in generale ogni grande innovazione serve al capitalismo, al contrario di certa narrazione imposta politicamente, che vede la transizione green solo come un costo aggiuntivo per le casse degli Stati, per lo più scaricato sui cittadini più deboli.
Molte cancellerie europee trattano la transizione come un obiettivo a lungo se non lunghissimo termine, posto spesso nelle agende politiche in secondo piano rispetto ad altre esigenze (finanziarie, elettorali, politiche, geopolitiche), come per esempio il riarmo.
Ma la green economy non può essere considerata una politica tra le altre e come le altre, passibile di rallentamenti e accelerate a seconda degli umori e dei bisogni, dice Romano. Va piuttosto considerata «un passaggio necessario per la tenuta e la trasformazione del sistema economico contemporaneo». E questo perché «l’attuale configurazione dell’economia globale è segnata dalla maturità di molti settori tradizionali, dalla compressione dei margini di profitto e dalla difficoltà di individuare nuove aree di espansione in grado di sostenere l’accumulazione». L’economia verde, allora, non è una cosa in più calata dall’alto, ma «una possibile risposta endogena alle contraddizioni di un modello di crescita giunto a un punto di saturazione». Una riorganizzazione dell’economia e della produzione, «una traiettoria attraverso cui il capitale tenta di riorganizzare sé stesso, ridefinendo tecnologie, competenze e rapporti tra Stato e mercato».
Leggi l’analisi di Romano su Sbilanciamoci!
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