Cammino sinodale tedesco: convergenza con il Vaticano?
Tratto da: Adista Notizie n° 5 del 07/02/2026
42505 STOCCARDA-ADISTA. Il Cammino sinodale tedesco – avviato nel 2019 con l'obiettivo di raccogliere le istanze della base che chiedeva riforme, dal ruolo dei laici ai ministeri per le donne, dalla pastorale lgbt alla prevenzione degli abusi – cerca di rispondere alle critiche tradizionalmente mosse dal Vaticano, secondo il quale i processi di riforma della Chiesa non devono essere ridotti a questioni strutturali e di potere, a una sorta di processo parlamentare, ma devono essere spiritualmente fondati. Un nuovo metodo, quello della "conversatio in Spiritu", una forma di scambio spirituale, già sperimentato al Sinodo mondiale sulla Sinodalità voluto da papa Francesco nel 2021, è stato posto al centro della sesta e ultima Assemblea del Sinodo della Chiesa tedesca, riunita a Stoccarda dal 29 al 31 gennaio, con la partecipazione di 177 membri votanti e 15 consulenti.
La “conversatio in Spiritu” differisce dai tradizionali dibattiti, perché l'obiettivo non è il raggiungimento di una maggioranza, ma un ascolto e un discernimento condivisi basati sulla fiducia nell'opera dello Spirito Santo. E proprio sulla volontà di allinearsi più strettamente – almeno da un punto di vista di procedure – alle linee guida della Chiesa universale si è espresso, durante la conferenza stampa di apertura, il presidente della Conferenza episcopale tedesca (DBK), mons. Georg Bätzing, ha fatto riferimento alla volontà di fare riferimento alla metodologia del processo della Chiesa universale: «Vogliamo entrare in sintonia con il cammino della Chiesa universale», ha affermato il 29 gennaio. Piccoli gruppi di otto membri sono stati guidati da 28 facilitatori appositamente formati. Secondo quanto riporta il sito katholisch.de (29/1) all’Assemblea è stato sottolineato anche il ruolo costruttivo dei colloqui con i rappresentanti della Curia romana; dalle forti critiche iniziali (v. Adista Notizie nn. 41 e 42/22; 4 e 10/23; 13/24) si starebbe passando a una sempre maggiore fiducia, ha affermato Bätzing, esprimendo la speranza che Roma apra la strada alla prevista “conferenza” (o “consiglio”) sinodale, un nuovo organismo sinodale permanente sovradiocesano, dove i laici potrebbero avere un peso importante, rispetto a quello tradizionale dei vescovi, e il cui statuto sarà inviato per l’approvazione del Vaticano dopo l'assemblea plenaria della Conferenza episcopale tedesca a Würzburg a febbraio. L’ultimo incontro con la Curia romana sulla questione del controverso organismo si è svolto il 12 novembre scorso, conclusosi con una dichiarazione congiunta che ha definito il confronto onesto, aperto e costruttivo. Il “Consiglio” è stato tradizionalmente malvisto da Roma per la sua dimensione e le sue competenze sovradiocesane, che scavalcherebbero l’autorità episcopale e non rispetterebbero il Diritto canonico. La Santa Sede ha chiesto di posticipare l’approvazione dei suoi statuti perché il suo status canonico e la portata delle sue competenze non sono ancora ben definiti.
La “Conversatio in Spiritu”
Nello specifico, il metodo si basa su una struttura chiara e su regole di discussione stabilite. Le consultazioni di gruppo sono precedute da preghiera e preparazione personale. In piccoli gruppi, i partecipanti condividono e ascoltano; discussioni o reazioni dirette non sono consentite. Seguono periodi di silenzio, durante i quali i partecipanti sono incoraggiati a osservare ciò che è stato innescato dentro di loro. Solo nelle discussioni successive vengono lasciati emergere e individuati temi e risonanze. L'obiettivo è riconoscere gradualmente dove emergono punti di accordo, tensioni o nuove intuizioni, considerando con più attenzione i punti di vista delle minoranze o divergenti in piccoli gruppi: invece di prendere decisioni rapide, si sceglie un processo lento e meditativo che richiede più tempo, disciplina e autoesame.
Il metodo tuttavia ha suscitato critiche in chi teme che la forte sottolineatura dell'aspetto spirituale possa mascherare e ritardare le decisioni e procrastinare i conflitti, soprattutto sulle questioni più scottanti. Bisognerà vedere se il cambiamento di paradigma spirituale avrà un impatto anche sui contenuti e sulle decisioni della futura Conferenza sinodale.
Il boicottaggio dei vescovi avversi
Diversi vescovi hanno annullato la loro partecipazione per vari motivi, tra cui il card. Rainer Maria Woelki di Colonia e tutti i suoi vescovi ausiliari. Assente anche il vescovo di Ratisbona mons. Rudolf Voderholzer, che ha un impegno parallelo, mons. Dominicus Meier di Osnabrück e mons. Ulrich Neymeyr di Erfurt per malattia. Accusando di "autoisolamento" i vescovi che hanno ripetutamente criticato il Cammino sinodale e hanno parzialmente boicottato il dialogo sulla riforma, Bätzing ha espresso la speranza che i vescovi tedeschi possano ritrovare un terreno comune, ma Woelki è stato piuttosto netto: secondo quanto riporta l’Ansa (28/1), l’arcivescovo di Colonia, alla vigilia della sesta assemblea, ha rilasciato a Domradio una intervista (rilanciata anche dai media vaticani) in cui continua a criticare il progetto di riforma del Cammino sinodale e giustifica la sua assenza con il fatto che «Per me il Cammino sinodale è terminato»; «ho promesso di proteggere la fede della Chiesa e di percorrere il cammino nella mia diocesi in unità con il papa», ha proseguito. «Intendo continuare a mantenere questa promessa anche in futuro», ha aggiunto spiegando che gli risulta «difficile accettare l'idea di far parte di un organismo in cui 27 vescovi diocesani, 27 membri del Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK) e altri 27 membri che devono ancora essere eletti delibereranno e decideranno congiuntamente».
Come la pensa papa Leone XIV
Il papa si è espresso sul tema in più di un’occasione. Il primo dicembre scorso, durante la conferenza stampa sul volo di ritorno dal suo viaggio apostolico in Turchia e Libano, ha parlato del Cammino sinodale in Germania dicendosi consapevole che molti cattolici tedeschi ritengono che alcuni aspetti del percorso, finora, non rispecchino la loro speranza per la Chiesa e che per questo c’è bisogno di ulteriore dialogo e ascolto all’interno della Chiesa tedesca, affinché nessuna voce venga esclusa; ha ribadito che si aspettano aggiustamenti da entrambe le parti, ma che è fiducioso che le cose si risolveranno positivamente. In occasione dell’approssimarsi dell’assemblea di fine gennaio, Leone XIV ha poi di nuovo ribadito la necessità di ascolto e dialogo, invitando a garantire che nessuna voce venga soffocata e ricordando l’importanza dell’unità della Chiesa universale.
La protesta dei gruppi di riforma
Nel frattempo, una cinquantina di rappresentanti di gruppi e associazioni di riforma della Chiesa hanno manifestato a favore dell'abolizione del celibato obbligatorio e della parità di diritti per le donne nella Chiesa, con il doppio obiettivo di fare pressione sui vescovi per l’attuazione delle decisioni e di incoraggiare i membri del Sinodo a continuare a sostenere le riforme.
*Foto presa da Unsplash, immagine originale e licenza
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