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Capaci capofila italiano dell'obiezione di coscienza al servizio militare?

Capaci capofila italiano dell'obiezione di coscienza al servizio militare?

Ci sono date destinate a diventare storiche anche se, sul momento, nessuno se ne accorge. Il 16 aprile 2026 potrebbe diventare una di queste. E la città di Capaci, sinora nota internazionalmente per una tristissima strage, potrebbe diventarlo anche come capofila della rivoluzione nonviolenta. Ma procediamo con ordine.

A differenza di ciò che si suppone generalmente, la leva obbligatoria al servizio militare in Italia non è stata abolita, ma solo sospesa. Ciò significa che, in caso di emergenze, basterebbe un decreto ministeriale per riattivarla (senza nessun passaggio parlamentare).

A riprova di questa situazione, ogni anno i Comuni sono obbligati a trasmettere al Ministero della Difesa i nominativi dei giovani che, compiendo i 17 anni di età, sono d’ufficio iscritti nella lista dei richiamabili all’obbligo di leva. Secondo la normativa vigente (sinora ignorata e disattesa) le amministrazioni locali possono recepire e segnalare la volontà dei giovani che, in caso di chiamata, sono intenzionati a dichiararsi sin d’ora obiettori di coscienza al servizio militare e disponibili a forme di difesa nonviolenta.

Nel corso di un’assemblea cittadina su “Venti di guerra. Conflitti e prospettive di pace”, il Sindaco di Capaci, Pietro Puccio, ha pubblicamente annunziato che, in ottemperanza alla legislazione, il suo Comune, primo in Italia, da oggi s’impegna a protocollare e trasmettere le eventuali dichiarazioni in tale senso da parte dei cittadini interessati. Anzi, dal prossimo anno, informerà di questa possibilità a tappeto i giovani che andranno maturando l’età anagrafica prevista.

Evidentemente queste dichiarazioni, in assenza di una vera e propria cartolina di precetto, hanno valore morale e politico, non giuridico: si accede allo status di “obiettore di coscienza” solo se, entro quindici giorni dalla effettiva chiamata alle armi, si formalizzi in forma legale la propria esplicita volontà di renitenza.

Questa proposta – che, se accolta da tanti altri Comuni italiani, potrebbe costituire un fortissimo messaggio di concreta avversione al paradigma bellicistico – trova il contrappeso in un disegno di legge di iniziativa popolare che chiede l’istituzione di un Dipartimento governativo per la Difesa civile non armata e nonviolenta. Infatti già nella giurisprudenza in vigore la Repubblica italiana prevede che il dovere costituzionale di “difendere la Patria” (articolo 52) può essere adempiuto sia militarmente che mediante strategie e tecniche di lotta nonviolenta. Ma mentre esiste un esercito che addestra chi sceglie le armi, lo Stato democratico non ha ancora predisposto una struttura che formi cittadini e cittadine per la seconda opzione (nonostante sia più compatibile con l’articolo 11 della Costituzione, secondo cui “l’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti”). Per raggiungere entro settembre 2026 le 50.000 firme necessarie si può firmare il relativo modulo in presenza di un’autorità municipale o, in alternativa, accedendo al link del Ministero della Giustizia.

* Augusto Cavadi è referente territoriale di Palermo del “Movimento nonviolento”


* Foto di Maria Lysenko su Unsplash

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