Pax Christi in assemblea: chi vende armi ripudia la vita. E merita la scomunica
Tratto da: Adista Notizie n° 16 del 25/04/2026
42600 ROMA-ADISTA. «Un cattolico, se promuove la guerra – vende armi, distrugge ecc. – andrebbe scomunicato». È quello che mons. Giovanni Ricchiuti, presidente nazionale di Pax Christi, ha dichiarato al quotidiano dei vescovi Avvenire (8/3). Un’affermazione applaudita e sottoscritta dall’intera assemblea nazionale di Pax Christi, riunitasi a Roma l’11- 12 aprile: una linea teologica da studiare e approfondire che secondo il movimento potrebbe produrre anche un provvedimento generalizzato di scomunica per chi si proclama cattolico e sostiene la guerra, un po’ come è avvenuto con papa Bergoglio per i mafiosi. Oltre a questo, l’assemblea nazionale di Pax Christi – circa cento partecipanti, saluti iniziali dei rappresentanti di Rete italiana Pace e Disarmo, di Libera (nella cui sede nazionale si è svolta l’assemblea), della Rete dei numeri pari, di Mediterranea Saving Humans con don Mattia Ferrari – è stata l’occasione per rileggere l’orizzonte attuale, complesso e drammatico, segnato dal moltiplicarsi delle guerre, dalla follia di scelte politiche che incidono sulle sorti del pianeta, dall’aumento del riarmo, al genocidio del popolo palestinese, ai morti e gli sfollati in Libano, Sudan, Iran, anche con l’aiuto degli interventi, fra gli altri, di don Giacomo Panizza, Lucia Capuzzi, Adriana Salafia e Raffaella Bolini.
Punto di partenza è l’educazione alla pace, come indicato nella sua relazione il coordinatore nazionale Antonio De Lellis. Accanto a questo, le molte azioni per il disarmo, per il dialogo tra Chiese e culture, per un’informazione capace di dare voce e volto alle resistenze e ai movimenti dal basso, in grado anche di smontare gli imperi. Pax Christi Italia infatti, insieme ad Attac, Un Ponte Per e altre associazioni, è promotrice del processo nei confronti di Leonardo spa e dello Stato italiano per la violazione dell’articolo 11 della Costituzione (v. Adista n. 43/25). Appoggia, inoltre, con Rete italiana pace e disarmo, la proposta di legge di iniziativa popolare per la creazione di un Dipartimento di difesa popolare nonviolenta e non armata e rilancia la richiesta – avanzata da anni dall’associazione “papa Giovanni XXIII” – di istituire un Ministero della pace (v. Adista n. 12/26). Accanto a tali iniziative l’assemblea ha auspicato anche la costruzione di un impegno più fermo verso lo scioglimento della Nato e, nel frattempo, la forte presa di distanza dalle sue politiche armate. I partecipanti hanno espresso, inoltre, forte preoccupazione per il possibile ritorno alla leva, ribadendo il rifiuto di imbracciare le armi, nel solco della memoria e dell’impegno degli obiettori di coscienza che hanno conquistato, anche a costo del carcere, il riconoscimento di questo diritto.
Dai gruppi di lavoro è emerso l’invito a superare una Chiesa «troppo depositaria della verità» e a liberarsi da forme di dipendenza clericale, seguendo il cammino aperto da papa Francesco e oggi proseguito da papa Leone XIV. Ed evidenziato anche dal nuovo “vento ecclesiale”, ben sottolineato dalla Nota pastorale approvata dalla Conferenza episcopale italiana “Educare a una pace disarmata e disarmante”, che indica percorsi concreti: dalla smilitarizzazione dei cappellani militari all’adesione alla Campagna contro le banche armate, fino alla creazione di scuole di nonviolenza nelle città e nelle comunità ecclesiali (v. Adista Notizie n. 45/25).
Nella serata di sabato 11 aprile uno spiacevole “incidente” ha coinvolto una delegazione di una decina di attivisti di Pax Christi che si erano recati a San Pietro per partecipare alla veglia di preghiera per la pace promossa da papa Leone, che durante la preghiera ha detto ai potenti: «Fermatevi! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la follia della guerra!». La polizia italiana li ha fermati ai tornelli di controllo posti sotto il colonnato del Bernini e li ha fatti accedere alla piazza, e quindi alla preghiera, solo dopo essersi fatta consegnare lo striscione con il logo di Pax Christi-Movimento cattolico internazionale per la pace e aver obbligato una attivista a togliersi una maglietta su cui era scritto «L’Italia ripudia la guerra» (ovvero l’articolo 11 della Costituzione italiana) e la frase «Chi manda le armi ripudia la pace». «Si va a San Pietro per pregare, non per fare politica», la spiegazione fornita dagli agenti, che poi, al termine della veglia, hanno restituito alla delegazione di Pax Christi striscione e maglietta.
Domenica, alla conclusione dell’assemblea nazionale, un segno forte per ricordare che il genocidio del popolo palestinese portato avanti da Israele è ancora in corso: un lungo sudario con i nomi dei bambini palestinesi uccisi è stato esposto nella sala convegni dove si è svolta l’assemblea. «Ogni mano che ha scritto un nome ha contribuito, con delicata forza e fermezza, a imprimere la brutalità del genocidio, a restituire dignità a quei bambini, a chiedere giustizia per le loro vite», hanno spiegato i ragazzi di “Carma per la pace” che hanno realizzato l’opera. I nomi sono poi stati letti dai partecipanti, perché «ogni vittima di ogni guerra, in ogni parte del mondo, ha un nome, da pronunciare ad alta voce». E perché «la guerra – ha concluso mons. Ricchiuti – è una brutalità inaccettabile e un peccato contro il Dio della vita».
*Foto presa da Unsplash, immagine originale e licenza
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