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Consiglio Affari Esteri dell'Unione: «Sconfortante» il ministro Tajani sull'Accordo UE-Israele

Consiglio Affari Esteri dell'Unione: «Sconfortante» il ministro Tajani sull'Accordo UE-Israele

Medio Oriente e Accordo di associazione UE-Israele, prestito di 90 miliardi di euro per l’Ucraina e ventesimo pacchetto di sanzioni alla Russia, guerra e crisi umanitaria in Sudan, clima e autonomia energetica: sono solo alcuni dei nodi problematici dell’agenda del Consiglio Affari Esteri (CAE) dell'Unione Europea, riunito ieri a Lussemburgo.

Sulle prime pagine delle testate Italiane, questa mattina, si è molto discusso in merito all’ennesimo rinvio della sospensione dell’Accordo di associazione UE-Israele, tema ancora una volta divisivo, che in Consiglio ha creato una profonda spaccatura tra gli Stati membri. In particolare tra il gruppo di Paesi favorevoli alla sospensione (in testa Spagna, Irlanda e Slovenia) in accordo con l’ormai noto Art. 2 dell’Accordo che stabilisce che le relazioni tra le parti devono fondarsi sul «rispetto dei diritti umani e dei principi democratici» e il gruppo dei Paesi contrari (tra i quali Germania, Italia e Austria). In particolare, in Italia, ci si sarebbe aspettato che, dopo la sospensione del rinnovo automatico del Memorandum Italia-Israele sulla Difesa (v. Adista Notizie n. 16/26), il ministro degli esteri Antonio Tajani prendesse una posizione conseguente, più ferma e più incline alla sospensione dell’Accordo. E, invece, niente...

«Abbiamo assistito all’ennesimo imbarazzante rinvio della sospensione dell’Accordo di associazione con Israele, nonostante il genocidio perpetrato a Gaza e i crimini commessi in Libano e in Cisgiordania verso la popolazione civile», tuona Oxfam in una nota diramata ieri sulle conclusioni del vertice. «Queste discussioni continuano a susseguirsi senza portare ad alcuna azione verso Israele e sono quindi prive di qualsiasi significato», ha aggiunto Paolo Pezzati (portavoce sulle crisi umanitarie di Oxfam Italia) convinto che l’Accordo di associazione debba essere sospeso quanto prima, visto che «Israele continua a uccidere, ferire e causare lo sfollamento forzato di milioni di persone».

La violazione dell’Articolo 2 è sotto gli occhi di tutti, con il disprezzo di Israele per il diritto internazionale, le uccisioni di civili, il bombardamento di ospedali e scuole, il genocidio a Gaza, la pulizia etnica in Cisgiordania, ecc. «Intanto i cessate il fuoco in Libano e a Gaza sono solo teorici», prosegue Pezzati: «In Libano, Israele ha ucciso migliaia di persone, sfollandone con la forza più di un milione e di certo un cessate il fuoco di dieci giorni, durante il quale gli attacchi israeliani non si sono fermati, non permetterà alla popolazione di ricostruire le proprie vite».

Quello che manca è la «volontà politica» di un’Unione che «non riesce a prendere una posizione unitaria». Forse allora «è tempo che i singoli Paesi agiscano separatamente per sospendere i loro rapporti commerciali con Israele», suggerisce Pezzati. «Non farlo significa essere complici». Secondo il portavoce di Oxfam anche la posizione in Consiglio Esteri del ministro Tajani è stata «sconfortante» e «puramente di facciata perché, mentre condanna l’azione di Israele in Cisgiordania e in Libano, non riesce ad essere conseguente, ventilando sanzioni rispetto alle violenze dei coloni ma non schierandosi a favore della sospensione dell’Accordo, nonostante le palesi violazioni dei diritti umani perpetrate da Israele».

Ancora una volta per l’Italia vale il «doppio standard»; Tajani «infatti esprime contrarietà alla sospensione perché “si colpisce la popolazione che non ha nulla a che fare con i fatti compiuti dai militari o riconducibili al Governo”. Senza tener conto che le misure restrittive servono proprio a questo, ossia a colpire nella sua interezza uno Stato che compie violazioni del diritto internazionale e vengono usate come leva per fare cambiare linea politica al governo. Ma Israele non era l'unica democrazia del Medio Oriente? Come si fa quindi a separare la responsabilità del suo governo da quella della popolazione? Applicando il ragionamento di Tajani dovremmo dedurre che la popolazione russa è dunque responsabile dei crimini commessi in Ucraina?».

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