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C’è mosaico e mosaico. Ospite del vaticano il progetto artistico di una vittima di Rupnik

C’è mosaico e mosaico. Ospite del vaticano il progetto artistico di una vittima di Rupnik

Tratto da: Adista Notizie n° 18 del 16/05/2026

42613 CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. 6 maggio, Palazzo Maffei Marescotti, centro storico di Roma. Palazzo extraterritoriale del Vaticano, sesto piano, sede della Pontificia Commissione Tutela Minorum. Il salone è gremito: vittime di abusi nella Chiesa, persone variamente coinvolte nel processo di accompagnamento, giornalisti, religiosi, religiose. A fare gli onori di casa suor Samuelle, eremita mosaicista, abusata spiritualmente, psicologicamente e sessualmente dall’ex gesuita Marko Rupnik (attualmente sotto processo canonico in Vaticano), e Quentin Delcourt, giovane regista francese che in un’opera cinematografica internazionale, “La Sinfonia delle tessere”, documenta (l’uscita del film è prevista nel 2027) tutto il percorso in cui suor Samuelle utilizza l’arte del mosaico per guarire dai traumi dell’abuso, realizzando con altre religiose ed ex religiose sopravvissute agli abusi in varie parti del mondo un grande mosaico di 50mq intitolato “Renaissance”, rinascita: un percorso di memoria e di liberazione collettiva (v. Adista Online 21/4/2025). Una volta completato ed esposto in Francia, il mosaico, composto da migliaia di tessere recanti un “segno” lasciato dalle vittime, sarà poi suddiviso in duecento macrotessere che verranno esposte nei luoghi dove sono le opere di Rupnik.

Dell’iniziativa, sostenuta economicamente dal basso con un crowdfunding, parla il settimanale francese La Vie, che raccoglie alcune testimonianze. «Ho cercato a lungo semplicemente di sopravvivere, oggi voglio vivere. Parlo pubblicamente per la prima volta, ed è grazie a “Renaissance. La symphonie des tesselles” e a questo progetto », confida una vittima.

«Mi sentivo interiormente così frantumata – aggiunge – che ho chiesto di averne diverse. A misura che scrivevo sul retro, un nuovo cammino si disegnava davanti a me. Le mie prime parole erano “collera”, “paura”, poi vi ho messo frammenti di vita, la mia gioia, la mia speranza e la mia preghiera». «Le mie tessere sono poi passate nelle mani di suor Samuelle, che le ha assemblate con le altre “voci” dell’opera, creando da un movimento personale uno slancio collettivo».

Un anno dopo il lancio, l’iniziativa ha dato una parola artistica alle vittime spingendo luoghi ecclesiali del mondo ad accogliere in modo permanente uno dei 200 frammenti. A prendere l’impegno di esporli, finora, sono stati i santuari di Lourdes, Paray-le-Monial e Nevers, la basilica di Fourvière a Lione, le cattedrali di Nîmes, Orléans e Beauvais, luoghi ecclesiali da Pontoise a Gap passando per Newcastle in Inghilterra, il seminario francese di Roma, l’abbazia di Orval in Belgio e altri otto luoghi in questo Paese: in totale, una cinquantina di diocesi. Venti i vescovi francesi che hanno risposto favorevolmente e che, nel corso dell’assemblea plenaria di Lourdes dello scorso marzo hanno posato per una foto con un frammento. A Martigues, riporta La Vie, la diocesi ha permesso all’équipe cinematografica di girare una parte del film nella cappella della cattedrale decorata da Rupnik. A Nevers, uno dei frammenti sarà collocato «forse in uno dei giardini, affinché sia molto accessibile», spiega il vescovo mons. Grégoire Drouot, che si è detto disponibile a sviluppare progetti pastorali attorno all’opera. «L’arte – ha detto a La Vie – è un linguaggio che permette di dire ciò che le parole non riescono sempre a esprimere. Sappiamo che alcune persone vittime non hanno ancora parlato o non lo desiderano. Quest’opera può essere un grido, ma io sento anche una parola silenziosa nel mosaico, che dice ciò che il cuore vuole esprimere».

Anche il Vaticano ha aderito all’iniziativa, ospitando l’evento del 6 maggio, in cui le persone presenti potessero lasciare un loro segno sulle tessere.

Memoria, riparazione, consolazione. E la giustizia?

L’équipe di “Renaissance” ha, insomma, ottenuto un certo ascolto presso le istituzioni della Chiesa, e già si prefigurano gesti di riparazione o una pastorale di consolazione per le persone vittime.

Ma non è tutto oro quel che luccica. Alcune diocesi hanno rifiutato di aderire all’iniziativa: il caso più eclatante e significativo è quello di Marsiglia, il cui arcivescovo, il card. JeanMarc Aveline, è anche il presidente della Conferenza episcopale francese. In quella città, si proporrà che a esporre il frammento sia quindi un luogo culturale laico. Un rifiuto anche a Tolone, diocesi retta da mons. François Touvet, scossa qualche anno fa dalla crisi vissuta con l’allora vescovo mons. Dominique Rey, noto come vescovo "tradismatico" (tradizionalista e carismatico). Sotto osservazione del Vaticano a causa della sua politica di accoglienza indiscriminata di comunità carismatiche e candidati al sacerdozio spesso rifiutati da altre diocesi, Rey è stato sollevato dall'incarico il 7 gennaio 2025, assumendo successivamente un nuovo incarico a Parigi. «A Tolone – afferma Quentin Delcourt nell’articolo di La Vie – ci è stato spiegato che volevano affrontare il soggetto in altro modo».

Tutto ciò accade mentre in Francia l’annuncio della Conferenza dei vescovi di sostituire l’Istanza nazionale indipendente di riconoscimento e di riparazione (Inirr) con un nuovo dispositivo di risarcimento, “Renaître”, (Rinascere) molto discusso, ha suscitato aspre critiche soprattutto da parte delle vittime di abusi (v. Adista Notizie n. 14/26). È evidente che la somiglianza del nome con quello del progetto del mosdaico ha suscitato più di qualche perplessità. L’équipe, si legge nell’articolo francese, «ha stimato di non doversi esprimere né su questo né sulla gestione dei casi di abuso da parte dei vescovi». «Renaissance non è un dispositivo, è un cammino e un movimento», insiste Quentin Delcourt, spiegando che l’iniziativa mira solo a «offrire uno spazio simbolico e artistico di parola, di memoria e di riparazione».

Il 6 maggio, tra i sorrisi delle persone coinvolte nella scrittura di un messaggio sulle tessere e quelli degli ospitanti, che hanno accolto i partecipanti con un piccolo rinfresco, l’impressione – o meglio, il timore – era che il Vaticano volesse in qualche modo cavalcare l’onda di entusiasmo suscitata dall’iniziativa. Presente la religiosa suor Mary Lembo, formatrice, psicoterapeuta e docente presso l’Istituto di Antropologia della Pontificia Università Gregoriana, premiata qualche mese fa dall'Ambasciata di Francia presso la Santa Sede con il titolo di Cavaliere della Legione d'Onore, per il suo lavoro di «pioniera nella sensibilizzazione contro gli abusi, in particolare nei confronti delle religiose nel contesto africano». Presente anche il gesuita p. Johan Verschueren, delegato del Preposito generale della Compagnia di Gesù per le Case internazionali dei gesuiti a Roma: a parte Rupnik, che è stato espulso dall’Ordine, sono tanti, attualmente, i casi emersi o emergenti di abusi tra i gesuiti. Presente, ovviamente, anche il padrone di casa Stefano Mattei, amministratore della Pontificia Commissione Tutela Minorum (che, lo ricordiamo, dipende giuridicamente dal Dicastero per la Dottrina della Fede) e coordinatore del Rapporto annuale prodotto dalla stessa Commissione. L’edizione di quest’anno recherà, in copertina, un’immagine del mosaico di Suor Samuelle.

Questo improvviso investimento del Vaticano su un’opera artistica che ha come protagoniste le vittime, ma che mette l’accento più sull’aspetto della rinascita e della consolazione che su quello della denuncia o del loro percorso di giustizia, suscita più di una perplessità. Si spera che il documentario, quando sarà possibile vederlo, possa scioglierle tutte.

*Foto presa da Unsplash, immagine originale e licenza 

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